A nove mesi dalla fine del supporto ufficiale di Microsoft, Windows 10 è ancora installato sul 16,9% dei dispositivi attivi nel mondo: uno su sei. Non è un numero trascurabile, ed è un problema di sicurezza che cresce ogni giorno che passa. I dati arrivano da un'analisi di Lansweeper: i PC ancora fermi su Windows 10 presentano quasi il triplo delle vulnerabilità attive rispetto a quelli aggiornati a Windows 11. Senza aggiornamenti di sicurezza, ogni falla scoperta resta aperta per sempre, e gli attaccanti lo sanno benissimo.Il paragone storico che Lansweeper tira in ballo è quello di WannaCry: nel maggio 2017, un ransomware sfruttò una vulnerabilità irrisolta di Windows XP e bloccò oltre 200.000 dispositivi in 150 Paesi in un solo giorno, colpendo ospedali, aziende e privati. L'impatto economico stimato fu tra i 4 e gli 8 miliardi di dollari. La situazione attuale con Windows 10 non è identica, ma il meccanismo di rischio è lo stesso.La permanenza su sistemi operativi giunti al termine del proprio ciclo di vita rappresenta un elemento di grave criticità tecnica, operativa e di conformità normativa, in assenza di un piano di migrazione strutturato verso le piattaforme attuali, l'ampia quota di dispositivi ancorati a Windows 10 è destinata a rimanere una minaccia cronica per la stabilità delle reti informatiche.Va detto che Microsoft ha messo a disposizione un programma di aggiornamenti di sicurezza estesi (ESU) per chi non riesce ad aggiornare subito: come avevamo già raccontato, Windows 10 riceve un anno in più di aggiornamenti di sicurezza, ma si tratta di una soluzione temporanea, non di una risposta definitiva al problema. Chi può aggiornare, dovrebbe farlo adesso, non aspettare che qualcuno sfrutti la prossima falla prima di muoversi.L'articolo Windows 10 è ancora sul 17% dei PC nel mondo, e questi dispositivi hanno quasi il triplo delle vulnerabilità sembra essere il primo su Smartworld.