Torniamo ancora una volta sulla questione crema solare: l’estate 2026 è ancora giovane e, mentre oncologi e dermatologi raccomandano di non esporre la pelle al sole senza protezione, sui social si moltiplicano gli interventi degli influencer anti-filtri. C’è chi li accusa di essere cancerogeni e chi invita a esporsi senza protezione per non rischiare di privarci di vitamina D. E non si tratta di qualche nostalgico delle scottature: ormai si parla di un vero e proprio movimento, come segnalano i dottori anti-bufale di Dottoremaeveroche, il portale contro le fakenews della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici). Il complotto delle aziende Secondo gli influencer anti-crema solare, “quello che mette in guardia dai rischi del sole sarebbe un complotto per alimentare i profitti dell’industria cosmetica, così come i vaccini sarebbero utili solo alle aziende farmaceutiche”, si legge in un nuovo focus dedicato al tema dai dottori anti-bufale. In realtà, è vero che il contenuto di vitamina D nell’alimentazione può essere insufficiente, ma per beneficiare di quella prodotta dalla nostra pelle basta la minima esposizione al sole che si ha nella vita quotidiana, semplicemente recandosi ogni giorno a scuola o al lavoro. “Non esiste invece alcuna prova che l’uso dei filtri solari riduca i livelli di vitamina D nel sangue”.Filtri chimici e crema solarePer alcuni non è la crema solare in sé a fare danni, ma quella con “filtri fisici”, rispetto ai “filtri chimici”: i primi – che poi sono a base di sostanze altrettanto chimiche, come l’ossido di zinco – costituiscono una barriera al passaggio dei raggi Uva e Uvb mentre quelli definiti “filtri chimici” si basano su sostanze che li assorbono, soprattutto avobenzone, ossibenzone e octinossato.Lo studio dello scandaloA preoccupare sono alcuni articoli scientifici pubblicati su ‘Jama’. “Il più allarmante è del marzo 2020, anche perché condotto dagli esperti della Food and Drug Administration statunitense, l’agenzia che si occupa della regolamentazione dei prodotti farmaceutici. Dopo aver sperimentato diversi prodotti in varie formulazioni (latte, spray, crema ecc.) sulla pelle di una cinquantina di volontari, gli autori hanno dimostrato che le sei sostanze chimiche testate sono assorbite nel circolo sanguigno. E in tre settimane di applicazione possono superare i livelli di concentrazione dimostrati come sicuri dall’agenzia. Attenzione, però. Oltre questa soglia non abbiamo prove di tossicità, ma solo la necessità di ulteriori sperimentazioni”, chiariscono i dottori anti-bufale.Ma attenzione: questo, come raccomandano gli stessi scienziati, non significa che le persone dovrebbero smettere di usare i filtri solari. L’abbronzatura selvaggia rappresenta un rischio certo, mentre i possibili effetti negativi delle creme sarebbero tutti da verificare.“Proprio l’aumento nel numero dei casi di tumori della pelle ha spinto i medici a insistere sull’utilizzo di protezioni solari: mentre un tempo si consigliava la crema solo durante le vacanze al mare o in montagna, oggi gli esperti suggeriscono di applicare possibilmente una protezione tutto l’anno, e ripetere l’applicazione durante il giorno”. “In teoria ciò potrebbe cambiare il profilo di sicurezza di un prodotto: sicuro per un uso occasionale, meno se usato in grandi quantità tutti i giorni per anni. Anche per questo l’Fda ha chiesto ulteriori accertamenti alle aziende, senza però smettere di raccomandare l’uso dei filtri ai cittadini”, ricordano i dottori anti-bufale.Questo articolo Crema solare e rischi per la pelle, la teoria del complotto e i ‘filtri chimici’ proviene da LaPresse