All'Unpacked 2026 di Londra Samsung ha mostrato i suoi occhiali smart, ma senza lasciarci provare nulla: niente specifiche dettagliate, niente demo. Quello che ha fatto, però, è spiegare la sua filosofia di prodotto in un briefing stampa, e la direzione è chiara: non vogliono fare quello che fa Meta.Il responsabile del team Extended Reality di Samsung, Choi Jae-in, ha messo subito in chiaro la visione: "Gli occhiali smart sono un'estensione dell'esperienza centrata sullo smartphone, non un dispositivo post-smartphone". In altre parole, Samsung non punta a sostituire il telefono, ma a lavorarci insieme. Il concetto chiave si chiama "split computing": i compiti leggeri vengono elaborati direttamente negli occhiali, mentre quelli pesanti come la traduzione AI, la navigazione o l'elaborazione delle immagini vengono scaricati sullo smartphone connesso, che usa la propria memoria e la propria GPU. Il vantaggio pratico è che gli occhiali restano leggeri e comodi senza dover ospitare chip potenti e batterie enormi.Choi ha spiegato il ragionamento così: "Far girare l'AI in modo efficace richiede una potenza di calcolo significativa, ma stipare tutti i chip necessari in un paio di occhiali rende difficile offrire un'esperienza leggera e confortevole. È lì che risiede la nostra forza tecnologica". Samsung si presenta quindi come il primo grande brand smartphone a entrare nel mercato degli occhiali smart, e considera questo un vantaggio competitivo strutturale.I quattro modelli presentati, due con Gentle Monster e due con Warby Parker, sono occhiali senza display e a controllo vocale, basati su un chipset Qualcomm per wearable, con fino a nove ore di autonomia. Nessun prezzo comunicato, ma Choi ha detto che il posizionamento iniziale sarà premium, pur puntando a un livello "ragionevole".L'integrazione con l'ecosistema Galaxy è profonda: un Galaxy Watch può fungere da controller per scattare foto o rispondere alle chiamate tramite gesti come il doppio pizzico. L'audio passa automaticamente dagli altoparlanti open-ear degli occhiali ai Galaxy Buds quando li si indossa. App come Samsung Notes, Gmail e Google Maps sono accessibili direttamente dal dispositivo.Sul fronte qualità costruttiva, Samsung ha applicato gli stessi standard di durabilità usati per gli smartphone: test alle cadute, resistenza a prodotti chimici come creme solari e cosmetici, e test sulle cerniere derivati dall'esperienza con i Galaxy Z Fold. L'azienda ha sviluppato anche oltre 20 nuovi metodi di test specifici per gli occhiali smart, e vanta più di 200 brevetti accumulati in anni di sviluppo.Un capitolo a parte merita la privacy: circa il 10% dei brevetti Samsung sugli occhiali smart riguarda tecnologie per prevenire la registrazione non autorizzata, come il blocco automatico quando l'indicatore viene coperto o quando gli occhiali non sono indossati. Non è un dettaglio secondario: è lo stesso problema che ha travolto i Ray-Ban Meta con il caso NameTag, e Samsung sembra averlo messo al centro del progetto fin dall'inizio.Il mercato degli occhiali smart senza display è oggi dominato da Meta, ma Samsung dichiara esplicitamente di voler seguire "un approccio diverso e una direzione tecnologica diversa". La scommessa è che l'integrazione profonda con lo smartphone, la qualità costruttiva da flagship e l'attenzione alla privacy possano fare la differenza rispetto a un prodotto che, per quanto popolare, nasce da un'azienda che non ha mai fatto hardware mobile di questo livello.L'articolo Samsung ha spiegato perché i suoi occhiali smart non vogliono essere come quelli di Meta sembra essere il primo su Smartworld.