Elio e le Storie Tese e il loro Tour à la carte: «Il nostro repertorio come un menù e il pubblico ordina le canzoni» – L’intervista

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Messa alle spalle la sesta fortunatissima edizione del Concertozzo, gli Elio e le Storie Tese sono impegnati con il loro Tour à la carte, una serie di concerti la cui scaletta è decisa interamente dal pubblico. Prossima data: l’inaugurazione del Rock Beer and Music alla Fiera di Cagliari, che poi andrà avanti ospitando Cristiano De André, Luca Carboni, Blanco, K-Pop Is Coming, Marco Masini, Capo Plaza e Fulminacci. Il meccanismo è semplice, basta andare sul sito ufficiale della band e votare la propria selezione di brani, in modo tale da rendere ogni tappa un’esperienza unica. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Elio e le Storie Tese Official (@elioelst)Venerdì inaugurerete il Rock Beer and Music alla Fiera di Cagliari, che atmosfera ti aspetti?«Dalla Sardegna io mi aspetto sempre la solita accoglienza, fantastica insomma, perché ormai sono un inquilino abbastanza assiduo, data la collaborazione con i Tenores di Neoneli, che è iniziata più di 30 anni fa. Per cui io quando vado in Sardegna mi sento un po’ come a casa, con tanti amici, e ho sempre trovato una sorta di corrispondenza di spirito. Sento molti punti di contatto caratteriali con il popolo sardo».Credo che mai, come in questo vostro Tour à la carte, la partecipazione del pubblico sia importante. Come vi è venuto in mente di far scegliere la scaletta al pubblico?«È un’idea di Faso che ci ha trovati tutti entusiasti, anche perché ci ha sempre fatto molto ridere la corrispondenza tra il cibo e la musica, ci hanno sempre fatto molto ridere i termini che si usano nel mondo degli chef, per cui era un’occasione in più per ridere, facendo musica».Ci sono state finora richieste che vi hanno spiazzato?«No, sfortunatamente no, perché noi speravamo molto di dover affrontare dei brani che non facciamo più da tantissimo tempo. Invece, purtroppo, i gusti del pubblico si assomigliano un po’ dappertutto. Devo dire che fino ad adesso le scalette sono sempre state più o meno simili, c’è una differenza al massimo di tre o quattro canzoni».In questo senso molti artisti sviluppano con le canzoni classiche del proprio repertorio un rapporto un po’ particolare, quasi di amore/odio. Voi?«Io qua parlo per me stesso, più che un rapporto di amore/odio è un rapporto di amore/noia, perché suonare la stessa cosa per cento, duecento, cinquecento volte, poi anche il più ostinato inizia a pensare di cambiare un po’. Però abbiamo sempre molto chiaro che siamo al servizio del pubblico, per cui non ci piace fare quelle interpretazioni che qualche artista fa, cambiando completamente un pezzo che invece al pubblico forse piace ascoltare nella sua versione originale. È chiaro che preferiremmo farne altri, però se la gente chiede quello si fa quello, cercando di farlo bene, al meglio. Non si può pretendere che siamo contenti, come se fosse la prima volta, ma siamo contenti lo stesso, io sono molto contento che venga tanta gente, perché non mi aspettavo dopo tanti anni ancora tanto afflusso».Anche il vostro Corcertozzo è stato un gran successo…«Il Concertozzo è andato bene, meglio di quello dell’anno scorso, che è l’obiettivo ogni anno: tentare di fare meglio di quello che abbiamo fatto l’anno prima. Appena scesi dal palco stavamo già pensando a quello dell’anno prossimo, perché abbiamo in mente tante cose che possiamo fare meglio. Però da parte delle associazioni c’è stato un entusiasmo enorme, sono contentissimi, al limite della commozione, per cui noi siamo contenti indirettamente. Siamo contenti per loro, è arrivato più pubblico di quello che era arrivato l’anno scorso, io personalmente so molto bene che nell’autismo ci sono delle esigenze enormi che noi non possiamo pensare di soddisfare se non in minima parte, gli aspetti che possiamo migliorare sono tantissimi, quindi già fin d’ora iniziamo a pensare a come fare».A questo proposito, hai notato anche tu che le tematiche sociali sono sempre più lontane dalla musica…?«Sì, ma non riguarda solo il mondo della musica, è proprio quest’epoca che sta andando male sotto questo aspetto. Io spero che, come è accaduto in altre occasioni, siano proprio l’arte e la musica, cioè proprio noi come artisti, a contribuire per cambiare un po’ le cose. È già accaduto che l’arte abbia fatto da trampolino e da piattaforma per un cambiamento».Forse erano epoche in cui non si rispondeva agli artisti “Voi pensate a cantare, non pensate alla politica”…«Secondo me questa cosa è sempre esistita, poi ci sono stati artisti che sono andati avanti, ma noi dimentichiamo molto spesso che tanti politici arrivavano nel mondo artistico. Reagan era un attore, Beppe Grillo era un comico, Mussolini era un giornalista…».Tornando al Concertozzo, molti si sono chiesti se la partecipazione di TonyPitony non rappresenti in qualche modo un’investitura ufficiale...«Ma no, lui non ha bisogno della mia investitura, sta andando già bene per conto suo, però a noi tutti devo dirti che ha fatto un’ottima impressione, confesso che conosco molto poco i suoi pezzi, lo conosco invece bene come essere umano e merita tutto quello che sta ottenendo. Anche, e non ultimo, perché è un artista, è uno che suona, canta, conosce la materia che tratta, si presenta sul palco con una band ed è uno che prima di arrivare ha fatto quella che anticamente chiamavamo “gavetta”, cosa che non fanno tanti nomi grossi attuali».Da quando avete cominciato a oggi è cambiata la comicità in Italia, è esplosa la stand up e parallelamente, dall’altra parte, si fa grande attenzione al politically correct. Ti sei mai chiesto se oggi gli Elio e le Storie Tese, da esordienti, avrebbero trovato spazio?«Be, visto quello che accade a TonyPitony, credo di sì. Noi come gruppo siamo sempre stati contrari al politically correct, soprattutto con le sue esagerazioni. Un conto è il rispetto, che ci trova tutti d’accordo, un altro conto è mettere dei limiti alle espressioni artistiche che, in quanto tali, non ne possono avere».Hai detto una cosa su TonyPitony che in realtà è anche la prima cosa che si dice degli Elio e le Storie Tese da sempre: è un musicista vero. Che è una qualità che ultimamente è un po’ demodè…«Qua si apre un tema che occuperebbe quattro pagine di intervista, però posso sintetizzarla con un pensiero che sia io che la band abbiamo da sempre: la qualità è una garanzia di longevità. Poi siamo in una fase storica in cui la qualità viene guardata male da molta gente, i titoli di studio, la cultura, vengono considerati male, ma passerà».Per voi, fin dall’inizio, la qualità è stata una priorità?«Si, ma noi in questa cosa siamo stati fortunati, siamo cresciuti in un ambiente in cui si faceva a gara a chi era più bravo, più originale, e il pubblico di quegli anni era super esigente, anche con esagerazioni che non andavano bene, però io preferisco quello a ciò che accade oggi. Quindi per noi questa strada che abbiamo preso era obbligata, questa è stata una fortuna, non abbiamo avuto scelta».Voi all’inizio vi aspettavate di poter diventare delle icone della musica italiana?«No, ma ancora adesso è tutto uno scherzo, non ci pensiamo mai. Ho ascoltato con piacere un’intervista di Paul McCartney, che quando gli hanno chiesto più o meno la stessa cosa ha risposto che il loro successo sarebbe stato andare avanti per due anni. È una cosa che avevamo pensato anche noi, che avevo pensato anch’io. Infatti io fino al secondo disco, quello della mucca (Italyan, Rum Casusu Çikti), andavo tutti i giorni in ufficio a lavorare, tanto pensavo di non andare avanti. Detto questo, l’aspetto della gioia di esibirci in pubblico e di scoprire ogni volta che c’è della gente nuova incuriosita, è sempre stato il nostro obiettivo e ancora oggi dà senso a questo tour».Tu hai ricevuto molte critiche per dei virgolettati contro l’autotune, che hai definito “doping”, contro il rap, che hai definito “non musica”. In realtà quelle dichiarazioni sono molto più morbide di come l’abbiano fatte passare i giornali, ma secondo te comunque un problema c’è, no?«Infatti, il discorso che avevo fatto era molto più articolato, ovviamente non è stato riportato, in ogni caso la tecnologia ha sempre accompagnato l’espressione artistica, non si nega, ma la tecnologia deve essere un metodo per migliorarsi, cioè per scrivere, per comporre, per creare delle cose nuove che non erano mai state fatte prima. Non deve essere, come invece è attualmente, una scorciatoia per fare meno sforzo, perché quello è un trucco orrendo che in quanto tale, tutti noi di Elio e le Storie Tese, non appoggeremo mai».Cosa ti piacerebbe che rimanesse di questo live in chi viene a vedervi?«Un’ambizione che ho sempre avuto è che le cose che porto sul palco o da solo o insieme agli altri siano stimolo per qualche bambino per inventarsi delle cose o per iniziare lo studio della musica. Incoraggino una qualche impresa eccezionale».Che oggi sarebbe veramente tanto eccezionale.«Esatto. Ma oggi per fare un’impresa eccezionale, paradossalmente, basta poco».Forse è far sapere agli altri che è così eccezionale che è difficile.«Certo. Però questa fase, come tutte le altre fasi storiche, passerà».L'articolo Elio e le Storie Tese e il loro Tour à la carte: «Il nostro repertorio come un menù e il pubblico ordina le canzoni» – L’intervista proviene da Open.