Fame nel mondo, epicentro Africa: una persona su cinque non ha cibo a sufficienza

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La fame nel mondo arretra leggermente, ma cambia geografia. Se a livello globale il numero delle persone che soffrono la mancanza di cibo è diminuito rispetto all’anno precedente, il continente africano continua a vedere peggiorare i propri indicatori, fino a diventare il nuovo epicentro della crisi alimentare.È il quadro che emerge dal rapporto Sofi 2026 (Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo), pubblicato dalle agenzie delle Nazioni unite, secondo cui nel 2025 sono state 645 milioni le persone colpite dalla fame, pari al 7,8% della popolazione mondiale. Si tratta di 14 milioni in meno rispetto al 2024, ma il dato resta superiore ai livelli precedenti alla pandemia e conferma quanto l’obiettivo di eliminare la fame entro il 2030 sia ancora lontano.A pesare è soprattutto il crescente divario tra le diverse aree del pianeta. I progressi registrati in America Latina, nei Caraibi e in alcune regioni dell’Asia hanno contribuito alla riduzione complessiva, ma non sono stati sufficienti a compensare l’aggravarsi della situazione in Africa. Per la prima volta, infatti, il numero di persone che soffrono la fame nel continente africano ha superato quello asiatico: 309 milioni contro 292 milioni.Il dato assume un significato ancora più evidente se rapportato alla popolazione. In Africa, una persona su cinque vive in una condizione di fame. Un numero che, nell’arco di appena quindici anni, è quasi raddoppiato e che riflette l’intreccio di fattori che continua a colpire il continente: conflitti, sfollamenti, crisi climatiche e shock economici.La difficoltà di accesso al cibo non si limita però ai casi più gravi. Secondo il rapporto, nel 2025 oltre 2,1 miliardi di persone, pari al 25,8% della popolazione mondiale, vivevano in una situazione di insicurezza alimentare moderata o grave. Anche in questo caso, l’Africa presenta gli indicatori più critici: il 56,6% della popolazione si trova in una di queste condizioni.Il problema riguarda anche la qualità dell’alimentazione. Quasi un terzo della popolazione mondiale, il 32,7%, non era in grado di permettersi una dieta sana. In Africa la quota sale al 66,6%, più del doppio rispetto all’Asia (28,9%) e ai Caraibi (25,7%). Nel frattempo, il costo medio di una dieta sana ha continuato ad aumentare, raggiungendo nel 2025 i 4,28 dollari al giorno, calcolati a parità di potere d’acquisto.Le difficoltà emergono fin dai primi anni di vita. Sul fronte della diversificazione alimentare minima, il continente africano registra i livelli più bassi: riguarda appena il 20,5% dei bambini tra i sei e i ventitré mesi, contro una media mondiale del 30,8%, e il 43% delle donne tra i 15 e i 49 anni, a fronte del 62,7% globale.Il rapporto dedica inoltre un approfondimento al costo crescente di un’alimentazione equilibrata e al suo impatto sulle famiglie. Secondo Azione Contro la Fame, tuttavia, il prezzo degli alimenti rappresenta soltanto una parte del problema. L’organizzazione sottolinea la necessità di intervenire sulle disuguaglianze lungo tutta la filiera alimentare, sostenendo i piccoli produttori e favorendo modelli basati sull’agricoltura locale e sull’agroecologia.«Con 645 milioni di persone che soffrono la fame, il diritto al cibo resta ancora uno dei diritti umani più violati, soprattutto in Africa», ha dichiarato Simone Garroni, direttore generale di Azione Contro la Fame. «La leggera flessione registrata, a quattro anni dal 2030, ci lascia in realtà lontani anni luce dall’obiettivo Fame Zero».Un richiamo che arriva mentre il conto alla rovescia verso gli obiettivi fissati dalle Nazioni unite continua a scorrere e che restituisce una fotografia fatta di due tendenze opposte: da una parte una lenta diminuzione della fame nel mondo, dall’altra un continente che continua a concentrare una quota sempre maggiore della crisi alimentare globale.L'articolo Fame nel mondo, epicentro Africa: una persona su cinque non ha cibo a sufficienza proviene da La Verità.