Il negazionismo climatico è criminale. Ma l’Europa non è preparata alle conseguenze del cambiamento climatico. Quelle che stiamo già vedendo. A dirlo è la vicepresidente della Commissione europea Teresa Ribera a El Pais. La politica spagnola annuncia che Bruxelles presenterà a ottobre una nuova strategia sull’adattamento climatico. Allo scopo di rafforzare la resilienza dell’Unione davanti a un nuovo tipo di incendi che «prendono vita propria e sono molto più difficili da gestire». Oltre che per contrastare «un negazionismo criminale».Ribera e il cambiamento climaticoLa titolare della delega per una Transizione pulita, giusta e competitiva ricorda che «a febbraio la Commissione ha adottato un importante pacchetto sugli incendi, un problema che fino a pochi anni fa era esclusivo del sud Europa». E sottolinea che la risposta comune «si è sviluppata dopo l’incendio di Guadalajara del 2005 e la creazione dell’Unità militare di emergenza (Ume) in Spagna, insieme alla capacità di attivare i meccanismo di protezione civile e a un maggiore coordinamento a livello europeo». Da allora, spiega, «abbiamo fatto molti progressi. Ma continuiamo a non essere manifestatamente preparati a una realtà che non è solo terribile, ma profondamente ingiusta dal punto di vista sociale».Il rapporto sul climaRibera richiama anche il rapporto del Consiglio scientifico consultivo sul clima, secondo cui «l’Europa deve prepararsi a scenari compresi tre i 3 e i 4 gradi sopra la temperatura media preindustriale entro la fine del secolo». Uno scenario che comporterebbe una forte riduzione delle rese agricole, una maggiore pressione sulle aree urbane, un aumento del rischio di grandi incendi e di eventi meteorologici estremi. «La prima questione da evitare è un negazionismo criminale da parte di determinate forze politiche europee che pensano che nascondendo o negando il problema questo si risolva o scompaia».L'articolo L’Ue contro il negazionismo climatico: «È criminale». Alla fine del secolo 3/4 gradi in più in Europa proviene da Open.