“L’attenuazione delle temperature registrata nei giorni scorsi non deve indurre a un falso senso di sicurezza”. Lo afferma Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di ANPAS e vice presidente di Samaritan International. “Come ampiamente previsto, una nuova espansione dell’anticiclone africano si sta portando verso l’Europa occidentale, Francia in testa, interessando anche l’Italia per molti giorni, soprattutto la Valpadana occidentale, la Toscana, zone tirreniche in generale, e la Sardegna. Il caldo estremo non è un fenomeno episodico, ma una condizione destinata a ripresentarsi con frequenza crescente. Dobbiamo imparare a considerarlo come un rischio sanitario strutturale, al pari di altre emergenze di salute pubblica. Non basta affrontare il singolo episodio: è necessario costruire un sistema permanente di prevenzione, assistenza e protezione delle persone più vulnerabili”. “Le elevate temperature rappresentano un fattore di rischio soprattutto per gli anziani, i pazienti affetti da patologie cardiovascolari, respiratorie, renali e metaboliche, le persone con disabilità, i bambini molto piccoli, le donne in gravidanza e i lavoratori esposti all’aperto. Il caldo intenso aumenta il rischio di disidratazione, scompenso cardiaco, ictus, insufficienza renale acuta e aggravamento delle malattie croniche, determinando un incremento degli accessi ai Pronto Soccorso e della mortalità. Le vittime del caldo raramente muoiono per il caldo in sé. Il calore agisce come un potente fattore aggravante di condizioni già esistenti, accelerando eventi cardiovascolari e respiratori. È proprio per questo che la prevenzione deve iniziare prima dell’arrivo delle temperature estreme. Particolare attenzione deve essere rivolta agli anziani soli che vivono nelle grandi città. L’isolamento sociale rappresenta uno dei principali determinanti di rischio durante le ondate di calore. Molti anziani vivono da soli, assumono numerosi farmaci, hanno una ridotta percezione della sete e spesso evitano di utilizzare il condizionatore per il timore delle bollette. La povertà energetica sta diventando un determinante di salute sempre più rilevante. Nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra proteggersi dal caldo e riuscire a pagare le spese domestiche“.“Accanto alla povertà economica si aggiunge quella relazionale. La mancanza di una rete familiare o di vicinato può trasformare un’ondata di calore in un evento drammatico. Una telefonata quotidiana, una visita di controllo, l’intervento di un vicino o di un volontario possono salvare una vita. La prevenzione non è fatta soltanto di ospedali e farmaci, ma anche di relazioni sociali e comunità capaci di prendersi cura delle persone più fragili. È fondamentale che Comuni, servizi sanitari, medici di medicina generale, farmacie, Protezione Civile e associazioni di volontariato operino in maniera coordinata, individuando preventivamente le persone più a rischio e attivando programmi di sorveglianza domiciliare nei periodi di allerta. Servono piani locali permanenti, non soltanto ordinanze estive. Le città devono diventare più resilienti attraverso spazi verdi, rifugi climatici accessibili, edifici meglio isolati, centri climatizzati aperti alla popolazione e sistemi di allerta sempre più efficaci”.“Anche i cittadini possono contribuire in modo determinante alla prevenzione seguendo semplici comportamenti: mantenere una corretta idratazione anche in assenza di sete, evitare l’esposizione nelle ore più calde della giornata, indossare abiti leggeri, consumare pasti facilmente digeribili, utilizzare correttamente i sistemi di raffrescamento e prestare particolare attenzione ai familiari e ai vicini anziani. La sfida del cambiamento climatico riguarda ormai direttamente la salute pubblica. Ogni estate ci ricorda che dobbiamo investire non solo nella cura delle malattie, ma nella capacità delle nostre comunità di prevenire i danni e proteggere chi è più fragile. Il caldo non può più essere considerato una semplice emergenza stagionale: è una nuova realtà con cui il Servizio sanitario e l’intera società devono imparare a convivere, organizzandosi in modo stabile e lungimirante”, conclude Pregliasco.Questo articolo Caldo, Pregliasco: “Emergenza sanitaria, servono prevenzione e interventi strutturali” proviene da LaPresse