Legge elettorale, il sondaggista Gigliuto: «Meloni ha ragione, due italiani su tre vogliono le preferenze». Ma c’è il rebus del premio di maggioranza

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L’intesa nel centrodestra sulla reintroduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale è ormai a un passo. La mediazione raggiunta tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia prevederebbe il ritorno delle preferenze, mantenendo però il capolista bloccato, con la possibilità per gli elettori di esprimere fino a tre preferenze nel rispetto dell’alternanza di genere e con l’obbligo per i partiti di garantire una presenza minima del 40% del sesso meno rappresentato tra i capilista. L’emendamento dovrebbe essere ripresentato da Fratelli d’Italia e Noi Moderati in commissione Affari costituzionali del Senato nelle prossime settimane.L’obiettivo della maggioranza è chiudere rapidamente il dossier. Dal partito della premier riferiscono a Open che il lavoro in commissione – compreso l’esame degli emendamenti – dovrà concludersi prima della pausa estiva. A settembre, quindi, Palazzo Madama sarà chiamato soltanto al voto sul testo definitivo. Trattandosi di una modifica rispetto alla versione già approvata a Montecitorio, la riforma dovrà poi tornare alla Camera per la terza lettura.Il rischio di un nuovo agguato e il voto anticipatoÈ proprio l’ultimo passaggio a Montecitorio a destare qualche preoccupazione. L’emendamento sulle preferenze è già caduto alla Camera per un solo voto, nonostante il sostegno ufficialmente annunciato dall’intera maggioranza. Se il nuovo compromesso approvato dal Senato dovesse essere nuovamente affossato dai franchi tiratori, il rischio di precipitare verso le elezioni anticipate, con il Rosatellum ancora in vigore, si farà concreto. In quello scenario gli attuali equilibri del centrodestra potrebbero essere messi radicalmente in discussione. La tensione è tale che tutti gli scenari tra i gruppi parlamentari di maggioranza cominciano ad essere perlomeno oggetto di chiacchiere Persino quello più estremo che vedrebbe Forza Italia spostarsi verso il centro e Fratelli d’Italia alleato di Futuro Nazionale e di una Lega indebolita. Non necessariamente uno scambio vantaggioso per il centrodestra, secondo Livio Gigliuto dell’istituto Piepoli. «Nella quota proporzionale Forza Italia è oggi al 7,5% nei nostri sondaggi e Futuro Nazionale al 6,5%. Sono percentuali abbastanza vicine e Vannacci è in crescita. Ma con il Rosatellum il tema decisivo sono i collegi uninominali». Forza Italia, infatti, dispone di un radicamento territoriale che Futuro Nazionale non ha ancora costruito. «È molto forte al Sud, soprattutto in Calabria e in Sicilia, proprio nelle aree in cui il centrosinistra, grazie anche al Movimento 5 stelle, potrebbe essere competitivo».Gigliuto: «Due italiani su tre vogliono le preferenze»Giorgia Meloni, per il momento, tira dritto e tiene il punto con gli alleati. Una scelta che risponde prima di tutto a una domanda dell’opinione pubblica, spiega Gigliuto: «Su una legge elettorale senza preferenze oggi gli italiani sono sostanzialmente tutti d’accordo: la vedrebbero male. Sul premio di maggioranza c’è una divisione politica abbastanza netta: gli elettori di centrodestra lo giudicano positivamente perché privilegiano la stabilità, quelli di centrosinistra sono molto più scettici. Sulle preferenze, invece, c’è un consenso trasversale: circa due terzi degli italiani ritengono che debbano esserci nella prossima legge elettorale».Per questo «una legge elettorale con le preferenze, in qualunque forma vengano introdotte, sarebbe comunque accolta positivamente», osserva. «Anche formule meno “pure”, di compromesso, come quella di lasciare il capolista bloccato e consentire di scegliere gli altri candidati, verrebbero lette dagli elettori come una restituzione di potere di scelta».Un consenso che attraversa quasi tutto l’elettorato. L’unica eccezione, nota il presidente di Istituto Piepoli, è rappresentata dagli elettori del Movimento 5 stelle, più diffidenti verso il voto di preferenza. Prudenza, invece, sull’effetto che la riforma potrebbe avere sulla partecipazione al voto. «Pensare che basti per aumentare l’affluenza sarebbe sbagliato», spiega. «Lo dimostrano le elezioni amministrative, dove le preferenze ci sono sempre eppure la partecipazione cambia moltissimo. A incidere sono soprattutto la competitività della sfida e la percezione che il voto possa davvero fare la differenza».La mediazione interesserebbe i partiti grandiL’effetto delle preferenze, con capolista bloccato ed equilibrio di genere, però, non sarebbe uguale per tutti. «Nei partiti piccoli le preferenze incideranno poco, perché molto spesso verrà eletto soltanto il capolista», osserva Gigliuto. «Il meccanismo diventa davvero rilevante soprattutto per le liste più grandi, come Fratelli d’Italia e Partito democratico». Le simulazioni e l’effetto di genereUna simulazione elaborata da YouTrend sulla precedente versione della riforma certificava che, all’aumentare delle dimensioni della lista, cresce anche la quota di parlamentari effettivamente scelta dagli elettori attraverso le preferenze, mentre per i partiti più piccoli l’incidenza del voto di preferenza resta molto limitata.Diverso, invece, il caso della Lega. Dalle parti del Carroccio il vero problema «non sono le preferenze, ma la nuova legge elettorale nel suo complesso». L’eliminazione dei collegi uninominali, infatti, significa rinunciare a «uno strumento che in passato ha consentito di eleggere molti parlamentari grazie al forte radicamento territoriale».Poi c’è la scelta di inserire l’alternanza di genere nelle liste, messa nero su bianco nel nuovo accordo del centrodestra, secondo le indiscrezioni del Corriere della Sera, dopo le divisioni sul punto a Montecitorio. «Può favorire un maggiore equilibrio tra uomini e donne», osserva. Ma i partiti «avrebbero potuto farlo anche prima nella composizione delle liste, senza bisogno di una previsione normativa. Il fatto che venga scritto nella legge elettorale renderebbe però questa scelta uniforme per tutti».L’incognita della soglia del 42%Secondo Gigliuto, però, il vero punto interrogativo della riforma resta il premio di maggioranza. Nell’ultima rilevazione dell’Istituto Piepoli il campo largo è stimato al 43,5%, mentre il centrodestra è al 43%. A rendere il quadro ancora più incerto c’è la variabile Vannacci. Nello scenario in cui Futuro Nazionale dovesse correre fuori dalla coalizione di centrodestra, gli equilibri cambierebbero radicalmente. Se invece entrasse stabilmente nell’alleanza, il centrodestra unito avrebbe qualche punto percentuale in più a disposizione per superare la soglia necessaria per ottenere il premio fissato dalla nuova legge elettorale. «C’è una possibilità concreta che nessuna delle due coalizioni raggiunga il 42%. Quando si iniziò a discutere di questa riforma, entrambi gli schieramenti erano ben sopra quella soglia. Oggi siamo molto più vicini al confine e ci sono ancora molte variabili aperte».L'articolo Legge elettorale, il sondaggista Gigliuto: «Meloni ha ragione, due italiani su tre vogliono le preferenze». Ma c’è il rebus del premio di maggioranza proviene da Open.