Un microscopico ma insidiosissimo batterio sarebbe all’origine della morte di un bambino di 18 mesi di Zungri (Vibo Valentia) all’ospedale ‘Pugliese-Ciaccio’ di Catanzaro. Si sospetta infatti un’infezione batterica da Clostridium difficile, probabilmente contratta in un asilo nido privato di Tropea. Il piccolo era stato ricoverato all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia il 17 luglio, per poi essere trasferito d’urgenza il 21 luglio a Catanzaro in condizioni gravissime, dove è morto nella serata di mercoledì 22 luglio. La Procura ha disposto il sequestro della salma per sottoporla all’esame autoptico e accertare le cause esatte della morte. Secondo le prime ricostruzioni, il decesso sarebbe legato a una grave forma di patologia gastrointestinale. Il sospetto è che all’origine del decesso ci sia il Clostridium difficile, batterio che si propaga per via oro-fecale. Circa 10-12 bambini hanno accusato sintomi simili nell’asilo di Tropea. Di questi, quattro oltre alla piccola vittima sono finiti in ospedale: tre sono già stati dimessi, mentre uno resta ricoverato a Catanzaro.Che cos’è il Clostridium difficile e quali sono i sintomi“Il Clostridium difficile è un batterio che causa infezioni intestinali. I sintomi includono diarrea acquosa, dolori addominali, perdita di appetito e febbre. Il trattamento di prima linea – dice a LaSalute di LaPresse l’epidemiologo Massimo Ciccozzi– prevede ancora l’uso di antibiotici specifici come vancomicina o fidaxomicina. L’infezione può variare da forme lievi a condizioni estremamente pericolose. Nei casi più gravi, può causare colite pseudomembranosa, disidratazione e danni letali al colon”.“La morte di un bambino così piccolo rappresenta una tragedia che colpisce profondamente tutti e che imponea massima cautela sul piano scientifico. In questa fase – dice a LaPresse il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva all’Università degli Studi di Milano – è fondamentale evitare conclusioni affrettate: sappiamo che esiste un gruppo di bambini con sintomi gastroenterici, ma non conosciamo ancora con certezza quale sia il microrganismo responsabile né se vi sia un nesso causale diretto tra il focolaio e il decesso. Saranno l’autopsia, gli esami microbiologici e l’indagine epidemiologica a fornire le risposte necessarie”.Il batterio negli asili nidoQuando si verifica un cluster di gastroenterite in un asilo nido, “la prima ipotesi è quella di una trasmissione per via oro-fecale, una modalità particolarmente efficiente nei bambini molto piccoli. In questa fascia di età – riflette Pregliasco – il contatto ravvicinato, la condivisione degli spazi e la fisiologica immaturità delle norme igieniche favoriscono la diffusione di numerosi agenti infettivi. I responsabili possono essere virus, come il norovirus o il rotavirus, oppure batteri quali Salmonella, Shigella, Campylobacter o particolari ceppi di Escherichia coli. Identificare con precisione il patogeno è essenziale perché ogni agente ha caratteristiche epidemiologiche, modalità di trasmissione e possibili complicanze differenti”, continua Pregliasco.“Il Clostridium è un commensale naturale nell’intestino umano. Tuttavia, quando si assumono antibiotici (specialmente ad ampio spettro), anche i batteri ‘buoni’ che proteggono l’organismo vengono uccisi, e questo permette al Clostridium difficile di proliferare e produrre tossine che danneggiano la mucosa intestinale. Inoltre il batterio può formare spore che resistono a lungo nell’ambiente”, riprende Ciccozzi.I nidi e le scuole dell’infanzia “non sono luoghi intrinsecamente pericolosi, ma ambienti nei quali la circolazione delle infezioni gastrointestinali è favorita dalla stretta convivenza. Per questo motivo esistono protocolli molto rigorosi: isolamento tempestivo dei casi sintomatici, esclusione dalla frequenza fino alla guarigione, accurato lavaggio delle mani, sanificazione degli ambienti e, quando necessario, interventi coordinati dei Dipartimenti di Prevenzione. L’obiettivo è interrompere rapidamente la catena del contagio”, conclude Pregliasco.Questo articolo Batterio killer in un asilo di Tropea, che cos’è Clostridium difficile proviene da LaPresse