I video mostrano le fasi concitate del fermo che a Bologna, quartiere Pilastro, ha portato alla morte di Abderrahim Fakir. Quelli registrati dai residenti, che immortalano solo l’ultima parte della storia con l’uomo a terra, legato mani e piedi, che ha un malore e viene soccorso inutilmente dai sanitari del 118 che operano il massaggio cardiaco. E poi l’altro video, quello della bodycam di uno dei due poliziotti, in cui si vede che tutto inizia dal momento in cui il marocchino – poi deceduto – sembra scagliarsi contro un’auto e contro un altro cittadino. La procura procede con le indagini, presto l’autopsia stabilirà cosa ha portato alla morte di Fakir. E mentre le piazze si incendiano, e le polemiche investono il sindaco Lepore per le devastazioni della piazza indetta per chiedere “verità”, ecco che dal Marocco parla la moglie del defunto.“Lo hanno giustiziato. Questo è un crimine contro l’umanità, un crimine terribile. Oggi è toccato a lui, domani potrebbe succedere ai nostri figli. Non ha fatto niente di male ed è morto così”, dice la donna all’emittente marocchina Chouftv. “Io conoscevo bene mio marito, eravamo sposati da 13 anni – insiste la moglie – era una persona normale e l’hanno ammazzato così, senza motivo”. Poi fa vedere gli abiti che il marito le aveva mandato a casa in vista delle vacanze: “Questi sono i vestiti che aveva spedito qui per passare le vacanze insieme. Hanno ancora l’etichetta. Aveva preso dei vestiti anche per me, regali e pensieri per entrambi così non doveva portarsi il peso della valigia”.Arrabbiata anche la zia. “Quello che è successo non è giusto“, dice la donna ai giornali locali. “Non è normale, nessuno lo ha aiutato. Lo hanno ucciso, hanno ucciso nostro figlio e noi non li perdoneremo. Lo hanno ucciso come un cane”. L’accusa è contro i poliziotti, visto che – sostiene – il loro caro “è soffocato, è morto violentemente, è stato un crimine”. “«Abderrahim è nostro figlio, è un figlio del Marocco, ma è anche un figlio vostro e della comunità estera. Quello che oggi è successo a lui, domani potrebbe accadere ai nostri figli”.Diverso invece il tono della nipote, la ragazza che è intervenuta anche in piazza alla manifestazione in ricordo di Fakir. All’Aria che Tira ha detto: “Faccio oggi questo video per farvi capire chi era mio zio e per dare voce alla persona che è stata. Non sono qui per alimentare odio e non mi interessa la politica. E non voglio soprattutto puntare il dito contro nessuno. Sono qui per raccontare chi era davvero Abderrahim. Non è una storia da archiviare, non è un numero dentro un titolo, non è qualcosa che si può dimenticare domani”. E ancora: “È una vita, è una persona, è un uomo che ha lasciato un segno profondo in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo – continua la nipote -. Aveva 43 anni, era un lavoratore, un uomo che con impegno, sacrifici e dedizione aveva costruito il suo percorso, la sua cooperativa e la sua vita. Era una persona buona, un uomo con valori. Con rispetto e con dignità. Era uno di quelli che lavorava, che non dava fastidio a nessuno, che aiutava gli altri senza chiedere nulla in cambio. Era educato, era gentile, era umano e chi lo ha conosciuto sa che ha passato la sua vita ad aiutare il prossimo mettendosi sempre a disposizione degli altri e veramente sempre con il cuore in mano. Per me non era solo uno zio, era molto di più, era come un secondo padre. Era una guida, una protezione, una presenza che mi ha sempre fatto sentire amata e mai sola”.L'articolo “Lo hanno ammazzato come un cane”. La moglie di Fakir accusa i poliziotti proviene da Nicolaporro.it.