Gurro, il borgo piemontese dall’anima scozzese

Wait 5 sec.

Nel piccolo borgo in Val Cannobina sopravvivono segni di un passato avvolto tra storia e leggenda: cognomi, parole dialettali e feste in kilt raccontano un legame antico con la Scozia.Una storia, quella tutta particolare del borgo piemontese di Gurro, nata dal «rumore delle armi». Siamo a Pavia, nel 1525, durante la battaglia tra l’esercito Imperiale di Carlo V e i francesi di Francesco I che cambierà le sorti d’Europa.La lotta furiosa tra i due schieramenti vide la vittoria finale degli spagnoli e dei lanzichenecchi tedeschi armati con gli archibugi. Lo stesso re di Francia, presente nella battaglia, fu catturato presso la Cascina Repentita del Parco Visconteo, dove sarà trattenuto per poi essere fatto prigioniero e portato in Spagna. L’esercito francese era allo sbando, avendo lasciato sul campo un numero di morti stimato tra gli 8.000 e i 10.000.  Tra gli uomini del re in fuga si contavano numerosi mercenari scozzesi reclutati in virtù dell’alleanza tra la Scozia ed il regno di Francia (la Auld Alliance, stabilita nel 1295), che come gli altri superstiti cercavano la fuga verso la Francia, puntando a Nord-Ovest verso il Lago Maggiore. Secondo la narrazione, un contingente di scozzesi imboccò la Val Cannobina per tentare di guadagnare il confine svizzero. Qui i reduci furono colti dai rigori dell’inverno in una zona impervia, tuttavia già popolata da piccole comunità alpine autonome. Lontana dalle strade principali militari e commerciali, era un luogo remoto, raggiungibile solo attraverso sentieri di montagna, dove la distanza dalle grandi vie di comunicazione poteva diventare una protezione. Per uomini dispersi dopo una sconfitta militare, quella valle rappresentava una possibilità di sopravvivenza. La tradizione orale vuole che una parte dei mercenari scozzesi si fosse stabilita a Gurro, piccolo borgo nella parte alta della Valle Cannobina a circa 800 metri di quota, riparato da boschi, pendii e gole. Qui gli ex soldati del re di Francia avrebbero trovato ospitalità e si sarebbero stabiliti definitivamente, mischiandosi poi con la popolazione locale. Pur in mancanza di documenti storici, alcune peculiarità del villaggio giunte fino ai giorni nostri rafforzano la tesi della discendenza scozzese dei suoi abitanti. Anzitutto i patronimici: a Gurro sono endemici cognomi come Donaldi, derivato dal gaelico Domhnall (signore del Mondo in Gaelico) poi evoluto in Donald (e McDonald per indicarne la discendenza). Oppure Gibi, che deriverebbe da Gibson così come Patritti, dal gaelico Pàdraig poi mutato in Patrick. Anche alcune parole del dialetto sembrerebbero derivate dalla lingua delle Highlands, come l’espressione «Ai!», dal gaelico Aye! che in italiano corrsiponde a «Sì!».A supportare la presenza di un nucleo di abitanti di origini scozzesi a Gurro, contribuisce anche un aspetto legato all’architettura del villaggio: in alcune delle abitazioni più antiche del paese, si può notare nella struttura lignea a graticcio, la croce di Sant’Andrea (Saltire) presente nella bandiera scozzese.La consacrazione di «villaggio scozzese» arrivò per Gurro negli anni Settanta quando l’antropologo scozzese e studioso dei clan Robert Gayre of Gayre and Nigg divulgò la storia del borgo piemontese nel suo libro The Lost Clan: Sant’Andrea degli Scozzesi of Gurro, Novara, Italy, pubblicato nel 1974. La comunità di Gurro venne allora associata al clan di cui lo studioso faceva parte e inclusa nelle tradizioni delle Highlands. Nelle celebrazioni locali, in particolare nella festa della Madonna del Carmelo, gli abitanti del paese indossano i kilt in tartan e suonano le cornamuse. Un angolo di Scozia in Val Cannobina che resiste nei secoli e nelle tradizioni di una terra lontana.L'articolo Gurro, il borgo piemontese dall’anima scozzese proviene da La Verità.