Standing ovation, applausi, commozione: non c’è ingresso in cerimonie o manifestazioni, passaggio fra la folla del Presidente Sergio Mattarella che non susciti sincera emozione e partecipazione popolare.“Sergio Mattarella il Tenace, il Calmo, l’anti eroe”, lo descriveva l’indimenticato editorialista e scrittore Giampaolo Pansa su Repubblica, nel febbraio del 1989, in un reportage dalla Palermo assediata e insanguinata dalla mafia. “Osservo il limpido fervore di Mattarella e mi vien da pensare: mio Dio, che illuso! Mi chiedo – sottolineava allora Pansa – come reggerà fra i carriaggi, le truppe, le grandi armate, i compromessi di potere, i pateracchi, i cinismi, le piccole viltà. Lui sorride, e nel sorriso si legge la risposta: talvolta la goccia e più efficace del torrente in piena. I piccoli passi sono importanti almeno quanto i grandi movimenti che suscitano clamore. Poi, di colpo, – scriveva ancora Pansa – mi ricordo di suo fratello Piersanti: si fece uccidere, a Palermo, per dar sostanza a tante giuste illusioni. E allora concludo: sì, meglio aspettare, meglio sperare”.Una speranza tutt’altro che disattesa, che ventisei anni dopo, nel 2015, all’indomani dell’elezione di Mattarella alla Presidenza della Repubblica, faceva esclamare allo stesso Pansa, in una intervista al Giornale di Sicilia: “Le attese e le speranze suscitate dal nuovo Capo dello Stato vengono da lontano e sono destinate ad andare lontano”.Quanto positivamente sia andato lontano e sia progredito il ruolo politico e istituzionale del Presidente Sergio Mattarella lo sottolinea, nel giorno dell’85° compleanno del Capo dello Stato, un altro storico Quirinalista ed editorialista, Marzio Breda, che per il Corriere della Sera ha seguito cinque Presidenti della Repubblica: Cossiga, Scalfari, Ciampi, Napolitano e Mattarella. Emblematico, negli articoli di Breda il paradigma di Luigi Einaudi che aleggia sul Quirinale, dove negli ultimi 80 anni sono spesso venuti al pettine i nodi dei momenti più critici del Paese.Breda, anche se i raffronti sono sempre storicamente e politicamente asimmetrici, rispetto ai predecessori, quale l’apporto di Mattarella alla saldezza democratica della Repubblica?Tutti i nostri capi dello Stato hanno dovuto fare i conti con la memoria di Luigi Einaudi, capostipite della categoria e dunque iniziatore di prassi che dopo di lui divennero regola condivisa. Richiamarsi ai precedenti da lui introdotti è servito a diversi inquilini del Colle per giustificare scelte potenzialmente contestabili. Basti pensare al caso del governo monocolore Dc di Giuseppe Pella, cui Einaudi nel 1953 (dopo il fallimento dell’ultimo governo De Gasperi) affidò senza neppur fare le consultazioni e senza una maggioranza precostituita l’incarico di formare un esecutivo di transizione. Fu il primo governo esplicitamente “del presidente” e ad esso si richiamarono parecchi Capi dello Stato creando esecutivi di natura eccezionale o d’emergenza. Per esempio quelli guidati da Mario Monti o da Mario Draghi… Nel caso di Mattarella il rispecchiamento con l’eredità einaudiana, pur nelle differenze della temperie storica, è sempre stato esplicito e ha pesato in ogni passaggio della sua stagione al Quirinale come una risorsa legittimata dalla Costituzione. A questo raffronto vanno uniti due dati caratteriali di Mattarella: la tenacia e la pazienza. Basta pensare a come risolse, appunto con tenacia di ferro e pazienza infinita, la crisi che portò alla nascita dei governi giallo-verde e giallo-rosso. Fu un modo, quello, di rispettare l’esito delle urne e preservare la saldezza della nostra democrazia.C’è un aspetto che nel turbinio della politica italiana viene dimenticato: l’incidenza internazionale di Sergio Mattarella e il grande e sincero appeal che suscita in tutte le capitali del mondo.Vero: spesso non si tiene conto che la credibilità di Mattarella è la carta in più di tutti i governi. Infatti, presso tutte le Cancellerie straniere – europee e non solo – è percepito come un’autorità morale, una garanzia che l’Italia prende sul serio i propri impegni e li onora. Prima di lui ciò non era mai altrettanto scontato. Una prova? La maniera in cui ha raffreddato e poi dissipato, in più occasioni, i serpeggianti, ma sempre acuti conflitti tra il nostro Paese e la Francia… Merito del suo prestigio.Fare bilanci è davvero prematuro, ma intravedendo il traguardo cosa si può già argomentare?Si può senz’altro già dire che il doppio settennato di Mattarella ha riavvicinato i cittadini alle istituzioni. E, nonostante l’assenteismo alle urne che non dipende certo da lui, lo dimostra il vasto consenso personale di cui gode. Non solo: in una stagione di svuotamento della politica tradizionale e alla rottura di storici equilibri di sistema, ha saputo tenere la barra sui valori e sui principi della Carta costituzionale. I risultati dei referendum svoltisi quando erano a Palazzo Chigi Matteo Renzi e ora Giorgia Meloni dimostrano inequivocabilmente che gli italiani non vogliono che la Costituzione venga stravolta o addirittura diroccata.Augurissimi Presidente!