Chiamiamo le cose con il loro nome

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Ieri il bilancio dell’attentato di Modena si è aggravato. Il 21 sera a Monica Esposito era stata dichiarata la morte cerebrale. Ieri dopo oltre due mesi di ricovero, la donna di 55 anni è deceduta. Era il 16 maggio quando Salim El Koudri lanciò la propria auto sulla folla nel centro storico di Modena, travolgendo diversi pedoni. Tra loro c’erano Monica Esposito e suo marito. Da quel giorno Monica ha combattuto tra la vita e la morte, fino all’epilogo più doloroso.Per troppo tempo abbiamo parlato di “feriti”. Oggi dobbiamo chiamare le cose con il loro nome e c’è una vittima. In mezzo a un dolore che nessuna parola può colmare, la famiglia di Monica ha compiuto un gesto di immensa umanità. Ha scelto di donare i suoi organi. Quando tutto sembra perduto, c’è chi trova la forza di trasformare una tragedia in una possibilità di vita per altri. È una scelta che racconta il valore di una persona e della sua famiglia più di qualsiasi altra parola.Leggi anche: Modena, Salim, la pazzia: ma perché ci facciamo prendere per il c**Salim Elkoudri, 31 anni, marocchino: chi è l’;attentatore di ModenaDietro ogni notizia ci sono persone, famiglie, vite che vengono spezzate o cambiate per sempre. E troppo spesso, quando i riflettori si spengono, il dolore continua nel silenzio. Un pensiero va a Monica Esposito, ai suoi familiari, al marito, al fratello Giovanni e a tutte le persone che quel 16 maggio hanno visto la propria esistenza cambiare in pochi istanti.Spero che la giustizia faccia il suo giusto corso. Oggi, però, è soprattutto il giorno del silenzio, del rispetto e del ricordo. “Ci sono persone che continuano a fare del bene anche quando non ci sono più. La loro luce resta accesa nella vita degli altri.” Con il gesto nobile della famiglia Monica vivrà donando una nuova speranza a chi come lei rischiava di perderla.Giusy Criscuolo, 23 luglio 2026L'articolo Chiamiamo le cose con il loro nome proviene da Nicolaporro.it.