La scelta è davvero fra listini bloccati e preferenze? Fra il diritto dei partiti di costruire la propria classe dirigente e quello dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti?Il sistema delle nomine ha un prezzo elevato. Se la rielezione dipende esclusivamente da chi compila le liste, il parlamentare finirà inevitabilmente per guardare più al leader del partito che agli elettori. E lo spirito dell’articolo 67 della Costituzione, secondo cui ogni parlamentare rappresenta la Nazione senza vincolo di mandato, rischia di essere svuotato nella pratica. Le preferenze, dal canto loro, restituiscono agli elettori il diritto di scegliere fra i candidati presentati dai partiti.Ma hanno anch’esse un limite: trasferiscono una parte della competizione all’interno delle stesse liste, facendo crescere i costi delle campagne elettorali e, secondo molti, il rischio di condizionamenti criminali o di indebite interferenze giudiziarie.Personalmente trovo giusto che un partito possa assicurare l’elezione di alcune personalità autorevoli o di dirigenti sui quali intende costruire la propria azione politica. Del resto, nei sistemi uninominali questo risultato si ottiene spesso assegnando loro collegi sicuri. Non sempre i più competenti coincidono con i più popolari o con chi dispone della migliore organizzazione sul territorio. È possibile conciliare queste esigenze? Credo di sì.Non certo con l’emendamento di Fratelli d’Italia, sostenuto dalla presidente Meloni, che avrebbe riservato alle preferenze uno spazio minimo, rendendole di fatto significative solo per gli elettori dei due maggiori partiti. Per gli altri, l’ordine di lista avrebbe continuato a decidere quasi tutto.È possibile che il testo, bocciato alla Camera, venga ripresentato al Senato, dove il voto palese rende improbabili imboscate. Ma poi dovrebbe tornare alla Camera, con il rischio di un nuovo stop. Un vicolo cieco. La via d’uscita, invece, è semplice: riconoscere ai partiti il diritto di indicare preventivamente una quota di parlamentari, legandola però al consenso ottenuto nelle urne.Il criterio potrebbe essere questo: ogni partito può inserire in lista bloccata un numero di candidati pari alla percentuale di voti ottenuta. Con il 20 per cento dei voti, in una Camera di 400 deputati, un partito eleggerebbe circa 80 parlamentari: i primi 20 sarebbero scelti dal partito, gli altri 60 dagli elettori con le preferenze. Con il 10 per cento eleggerebbe circa 40 deputati: 10 dalla lista bloccata e 30 con le preferenze. Con il 3 per cento eleggerebbe circa 12 deputati: 3 indicati dal partito e 9 scelti dagli elettori.Il principio è semplice ed equilibrato. I partiti mantengono il diritto di portare in Parlamento una parte della propria classe dirigente, ma la grande maggioranza degli eletti continua a dipendere dal voto di preferenza. Nessuna segreteria può scegliere integralmente gli eletti e nessun partito viene privato della possibilità di valorizzare competenze ed esperienze.Soprattutto, gli elettori tornano ad avere un ruolo decisivo senza cancellare quello dei partiti. La rappresentanza nasce infatti dall’incontro di due legittimazioni: quella delle forze politiche, che propongono un progetto e una classe dirigente, e quella dei cittadini, che scelgono concretamente chi li rappresenterà.Leggi anche: Legge elettorale, suicidio centrodestra: auto-bocciate le preferenzePreferenze, Meloni sfida le opposizioni: No al voto segreto: metteteci la facciaÈ una soluzione che può avvicinare i sostenitori dell’uno e dell’altro sistema. A differenza dell’emendamento bocciato, non privilegia soltanto gli elettori dei partiti maggiori né penalizza le liste più piccole. Nessuno perde qualcosa di essenziale: i partiti conservano la possibilità di eleggere le personalità ritenute indispensabili, mentre gli elettori tornano a scegliere la grande maggioranza dei parlamentari.Non sarebbe la vittoria dei listini bloccati sulle preferenze né quella delle preferenze sui listini bloccati. Sarebbe una base di partenza più equa e ragionevole per riaprire finalmente la discussione.Marco Taradash, 21 luglio 2026L'articolo Legge elettorale, come conciliare il diritto dei partiti e quello degli elettori proviene da Nicolaporro.it.