Affitto, si può pagare in contanti il canone di locazione?

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Chi affitta casa, o chi ha in affitto la casa in cui vive, si è probabilmente posto almeno una volta la domanda: il canone di locazione si può pagare in contanti? La risposta, oggi, è più semplice di quanto si pensi, ma per capirla fino in fondo vale la pena ricordare come si è arrivati alla situazione attuale, fatta di una regola unica e uguale per tutti i pagamenti, affitti compresi.Niente più regole speciali per la casaFino a qualche anno fa non era così. Il legislatore aveva infatti pensato a un regime particolare proprio per le locazioni abitative, imponendo l’obbligo di tracciabilità del canone indipendentemente dall’importo, anche allo scopo di certificare i patti contrattuali ai fini delle agevolazioni fiscali spettanti a locatore e conduttore. Un’impostazione poi progressivamente svuotata di significato dalla prassi amministrativa e infine abrogata del tutto, restituendo il contratto di locazione al regime ordinario previsto per qualunque altro pagamento tra privati.È una scelta che, con il senno di poi, appare coerente con un principio semplice quanto solido: non ha molto senso trattare il pagamento dell’affitto in modo diverso da qualsiasi altra transazione economica tra due soggetti privati, aggiungendo oneri burocratici a un rapporto contrattuale che già di per sé prevede forme di garanzia reciproca, dalla registrazione del contratto alla ricevuta di pagamento.Il tetto dei 5.000 euro vale anche per il canoneIl risultato pratico è che oggi, per pagare l’affitto in contanti, si applica semplicemente la soglia generale prevista per tutti i pagamenti tra privati, fissata a 5.000 euro. Un inquilino può quindi corrispondere il canone mensile in contanti senza alcun problema, purché l’importo resti sotto quella cifra, cosa che nella grande maggioranza dei contratti di locazione abitativa avviene senza difficoltà, trattandosi di cifre mensili generalmente ben inferiori al tetto.Resta naturalmente buona norma, per entrambe le parti, conservare una prova documentale del pagamento avvenuto in contanti, utile non tanto per rispettare un obbligo di legge, quanto per tutelarsi in caso di controlli fiscali o contestazioni sull’adempimento contrattuale, e soprattutto per non perdere il diritto alle detrazioni fiscali collegate al contratto di locazione, che restano subordinate alla tracciabilità delle somme dichiarate.Come si è arrivati alla soglia attualeLa cifra di 5.000 euro non è però il punto di arrivo di un percorso lineare. Il tetto generale al contante ha conosciuto negli ultimi anni oscillazioni piuttosto marcate, che vale la pena ripercorrere proprio per capire quanto la materia sia stata, ed è tuttora, oggetto di tensioni politiche. Dopo una fase in cui la soglia era stata fissata a 3.000 euro, il limite è stato progressivamente abbassato: a 2.000 euro nel 2020 e poi fino al minimo storico di 1.000 euro dal gennaio 2022, in un clima normativo particolarmente rigido verso l’uso del denaro contante, giustificato con la lotta all’evasione ma criticato da più parti per il peso eccessivo scaricato su famiglie e piccole attività, molto più della criminalità organizzata che la norma avrebbe dovuto colpire.La tendenza si è poi invertita con il decreto Aiuti-quater, che dal gennaio 2023 ha riportato il limite a 5.000 euro, quintuplicando la soglia minima toccata l’anno prima. È la cifra tuttora in vigore, confermata senza modifiche anche per il 2026.Il tentativo di alzare ulteriormente il tettoProprio in vista della manovra di fine 2025 si è tornati a discutere della materia, con un emendamento che puntava a raddoppiare il limite fino a 10.000 euro, accompagnandolo però a un’imposta di bollo di 500 euro sui pagamenti compresi tra 5.000 e 10.000 euro, una misura che di fatto avrebbe reso l’operazione fiscalmente più onerosa pur ampliandone il perimetro. La proposta è stata alla fine ritirata, e per chi paga l’affitto in contanti la soglia resta quella attuale.È un episodio che, per chi si occupa di casa e locazioni, conta più di quanto sembri: ogni volta che si discute di innalzare o abbassare il tetto al contante, a essere toccati sono anche milioni di contratti di locazione, spesso stipulati tra privati che preferiscono la semplicità del pagamento diretto alla complicazione di bonifici e ricevute bancarie mensili.Cosa succede se si supera la sogliaSe il canone dovesse superare i 5.000 euro, magari per un affitto trimestrale o semestrale pagato in un’unica soluzione, il pagamento in contanti diventerebbe illecito e andrebbe necessariamente sostituito con uno strumento tracciabile, come un bonifico bancario o un assegno non trasferibile. Le sanzioni, in questo caso, non sono affatto simboliche: si va da un minimo di 1.000 euro fino a 50.000 euro per importi in contanti non superiori a 250.000 euro, con soglie più alte per violazioni di importo maggiore. La responsabilità, ed è un dettaglio spesso trascurato, ricade su entrambe le parti del contratto di locazione: sia sull’inquilino che paga sia sul proprietario che, eventualmente, accettasse la somma oltre soglia.Uno sguardo a cosa potrebbe cambiareIl tema, come dimostra la storia recente della norma, difficilmente può dirsi chiuso. Il regolamento europeo 2024/1624 fisserà dal luglio 2027 un tetto massimo di 10.000 euro per i pagamenti in contanti, lasciando comunque ogni Stato libero di mantenere soglie inferiori, come probabilmente continuerà a fare l’Italia. Per chi affitta casa o vive in affitto, la prospettiva più realistica è quindi quella di una soglia stabile nel breve periodo, con la possibilità che il dibattito politico torni comunque a riaprirsi, magari proprio in vista della scadenza europea del 2027, riportando al centro dell’attenzione un tema che riguarda da vicino le scelte quotidiane di milioni di famiglie italiane.Enrico Foscarini, 21 luglio 2026L'articolo Affitto, si può pagare in contanti il canone di locazione? proviene da Nicolaporro.it.