Tutti i record di GENE.01: parla il ‘papà’ del robot Made in Italy con Physical AI e pelle multisensoriale

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Tempi record per passare dal concept al robot in metallo e chip, una pelle tattile capace di rilevare tocco, prossimità, forza e temperatura e un aspetto che ricorda molto l’Iron Man della Marvel, “anche se il volo, per ora, non è uno use-case che abbiamo considerato”. E se lo dice il ‘papà’ del primo umanoide volante, c’è da credergli. A illustrare a LaSalute di LaPresse le caratteristiche di GENE.01, il robot umanoide con Physical AI e pelle multisensoriale sviluppato da Generative Bionics per applicazioni industriali è infatti il Ceo dell’azienda Daniele Pucci (nella foto principale con il ‘suo’ robot).Lo scienziato è il ‘cervello’ italiano al cui lavoro si devono due gioielli dell’IIT, l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova: ergoCub, ottimizzato per la collaborazione con l’uomo, e iRonCub, primo robot umanoide volante. Pucci è a San Francisco, negli Stati Uniti per Advancing AI di AMD: “GENE.01 è qui fisicamente insieme a parte del nostro team: abbiamo una dimostrazione e presentazione con Lisa Su (Ceo di AMD)”, racconta lo scienziato. Il robot umanoide dei record“Abbiamo portato GENE.01 dal concept, presentato al CES di Las Vegas questo gennaio, a una piattaforma umanoide pienamente funzionante e sensorizzata in appena sei mesi. La sua caratteristica più importante – sottolinea il Ceo di Generative Bionics  – è che corpo e intelligenza non sono stati progettati separatamente: abbiamo sviluppato insieme meccanica, capacità di movimento e AI, secondo il principio che la fisica del corpo del robot sia una forma di ‘computazione’. GENE.01 ha inoltre una pelle multimodale capace di percepire sia il contatto, sia la prossimità delle persone e degli oggetti”. Un optional che, in realtà, è fondamentale per consentirgli di interagire con gli esseri umani in sicurezza.“L’altro elemento distintivo è la modularità. Non abbiamo costruito un prototipo destinato a rimanere un pezzo unico, ma una piattaforma industriale di base dalla quale generare robot differenti, personalizzando l’intelligenza artificiale, l’aspetto esterno e gli organi terminali, per esempio mani o utensili, in funzione dello specifico lavoro. È un approccio simile a quello delle piattaforme comuni nel settore automobilistico”, chiarisce Daniele Pucci. Insomma, sembra di vedere in nuce la realtà di ‘The Creator’, film in cui AI e umani convivono pacificamente (almeno fino a un certo punto).Il robot GENE.01 di Generative Bionics I costi del robot Tecnologia innovativa e soluzioni originali hanno un costo. Qual è quello di GENE.01? “Occorre distinguere tra quello del prototipo, il prezzo industriale e il valore generato. L’esemplare attuale incorpora ricerca, sviluppo e componenti realizzati in piccola serie, quindi il suo costo non sarebbe rappresentativo del prodotto industrializzato. Il nostro obiettivo, con l’aumento dei volumi, è collocare le configurazioni di riferimento mediamente tra 70.000 e 90.000 euro”, risponde Pucci.“Il prezzo finale varierà però in base a sensori, mani, utensili, software, certificazioni e applicazione. Un robot che movimenta normali pacchi genera un valore molto diverso da uno che opera con materiali biologici di altissimo valore o in ambienti pericolosi”, puntualizza lo scienziato.La collaborazione con Fincantieri e gli scenari Generative Bionics sta già adattando la piattaforma al suo primo caso d’uso industriale attraverso una collaborazione con Fincantieri, dedicata alle attività di saldatura nei cantieri navali. Ma a cosa servirà domani questo robot umanoide? “Lo immaginiamo inizialmente in attività industriali pericolose, usuranti o difficili da coprire: nei cantieri navali, per esempio, stiamo lavorando con Fincantieri sulla saldatura. Ma anche nella logistica e nella manifattura, nelle ispezioni, nella sorveglianza di grandi impianti o terreni e, progressivamente, in ambito sanitario. L’obiettivo non è sostituire indiscriminatamente le persone, ma amplificarne le capacità e ridurne l’esposizione ai rischi. Anche l’ispezione e la sorveglianza sono dei compiti che saranno affrontati subito”, aggiunge Pucci.Le differenze con i ‘predecessori’Rispetto ai robot sviluppati all’IIT, “la differenza principale riguarda il punto di partenza e la finalità. Robot come iCub ed ergoCub sono straordinarie piattaforme di ricerca, concepite innanzitutto per far avanzare la conoscenza scientifica. GENE.01 è stato invece progettato e realizzato secondo un approccio market-pull: siamo partiti dalle esigenze operative dei clienti e dai concreti casi d’uso industriali per definire l’architettura del robot, le sue funzionalità e i requisiti di affidabilità, sicurezza e manutenzione. Non nasce quindi come un prototipo di ricerca o come un esemplare unico – chiarisce – ma come una piattaforma industriale modulare, personalizzabile e progettata per essere prodotta in serie e su scala”.Dalla ricerca al prodotto industrialeGENE.01 “incorpora l’esperienza scientifica maturata da molte persone del nostro team, ma rappresenta il passaggio dalla sperimentazione robotica a un prodotto industriale concepito per operare nel mondo reale e generare valore per il cliente”, insiste il Ceo.Un nome che è tutto un programmaUna strategia ‘visibile’ già dal nome. “Quello del robot richiama sia Generative Bionics, sia il gene inteso come codice di base dal quale possono nascere configurazioni differenti: “01” indica che è il primo elemento di una famiglia. GENE.01 definisce la nostra ‘Genetica di Physical AI’, che si traduce in una modularità hardware e software, fondamentale per poi generare robot umanoidi specifici per i vari segmenti di mercato”, conclude lo scienziato italiano.Adesso GENE.01 è pronto a brillare negli Usa e chissà se, in futuro, non lo vedremo anche sfrecciare in cielo. “Il volo, per ora, non è uno use-case considerato”, ha detto Pucci. E a noi l’inciso non è sfuggito.Scienziati di Generative Bionics al lavoro su GENE.01Questo articolo Tutti i record di GENE.01: parla il ‘papà’ del robot Made in Italy con Physical AI e pelle multisensoriale proviene da LaPresse