In un suo recente report, Amnesty International ha stilato una lista di proscrizione di 117 organizzazioni britanniche etichettate come “anti-diritti” per il solo fatto di avere posizioni critiche sul gender e su altri temi.Una schedatura controversaTra queste organizzazioni, come riporta il quotidiano The Telegraph, spiccava in particolare Beira’s Place, fondata da JK Rowling per istituire un centro antiviolenza per le donne che riconosce come valido solo il sesso biologico, e che quindi esclude i trans che dicono di “identificarsi” come donne.Le reazioni non si sono fatte attendere. L’autrice di Harry Potter ha twittato:Sembra che (come molti di noi sospettavano da anni) Amnesty ritenga che certi tipi di persone non meritino diritti: donne, ragazze e coloro che sono orgogliosamente attratti dallo stesso sesso. Spero che i donatori di questi gruppi ne prendano nota.Tra coloro che hanno criticato Amnesty International, che nel giro di 48 ore ha dovuto rimuovere il report dal proprio sito e scusarsi pubblicamente, c’è anche l’attore e comico inglese John Cleese, già membro dei Monty Python. Questi ha dichiarato in un tweet:Un tempo ero un importante donatore di Amnesty. Ma a quei tempi si trattava di prevenire la tortura, non dell’identità sessuale. Li ripudio.Due pesi e due misureSe non si è fatta problemi ad etichettare organizzazioni laiche o cristiane come nemiche dei diritti LGBT, Amnesty International non si è fatta problemi quando l’omofobia veniva invece da esponenti del mondo islamico.Come riporta il sito americano Tablet Magazine, nel dicembre 2015 Amnesty ha sponsorizzato un evento contro l’islamofobia a Bruxelles. Tra i principali relatori, spiccava Dyab Abou Jahjah, un attivista belga di origine libanese ed ex-membro di Hezbollah che ha definito gli attentati dell’11 Settembre “una dolce vendetta” e dichiarato che l’Europa “ha fatto del culto dell’Olocausto e della venerazione degli ebrei la propria religione alternativa”, oltre a definire i gay “froci diffusori di Aids”.Dal settembre 2024 Jahjah è direttore generale e co-fondatore della Hind Rajab Foundation, che dopo il 7 Ottobre cerca di intentare cause legali contro i soldati israeliani che si trovano all’estero. I suoi precedenti discorsi omofobi, sulla Shoah e sull’11 Settembre non gli hanno impedito di essere invitato a parlare nel giugno di quest’anno presso il Consiglio regionale della Toscana.Una deriva di lunga dataQuattro mesi prima dell’evento con Jahjah a Bruxelles, Amnesty era già finita sotto i riflettori quando il quotidiano The Times ha rivelato che una loro dirigente, Yasmin Hussein (che in precedenza lavorava alle Nazioni Unite), aveva legami sia direttamente che attraverso il marito Wael Musabbeh con esponenti dell’organizzazione dei Fratelli Musulmani.In particolare, nonostante la Hussein abbia respinto le accuse, nel 2012 avrebbe incontrato in Egitto Adly al-Qazzaz, all’epoca consulente del governo egiziano sotto la guida dall’esponente dei Fratelli Musulmani Mohamed Morsi. Curiosamente, l’autore dell’inchiesta del Times, Andrew Norfolk, nel 2011 è stato uno dei primi giornalisti britannici ad indagare in maniera approfondita sul fenomeno degli abusi sessuali legati alle grooming gangs.Prima ancora, nell’aprile 2010, la responsabile dell’unità sul gender di Amnesty, Gita Sahgal, è stata licenziata dall’organizzazione dopo averne denunciato la collaborazione con Moazzam Begg, sostenitore dei Talebani ed ex-detenuto di Guantanamo, e con la sua associazione Cageprisoners, che ha difeso pubblicamente il ricorso alla jihad.Legami pericolosiAnche per quanto riguarda la loro vicinanza ai palestinesi si sono verificati episodi gravi: nell’aprile 2020, un’impiegata di Amnesty International, Hind Khoudary, ha attaccato pubblicamente su Facebook Rami Aman, giornalista e fondatore del Comitato Giovani di Gaza, “colpevole” di aver discusso su Zoom con dei pacifisti israeliani sulla situazione nella Striscia durante la pandemia.A causa della denuncia della Khoudary, che aveva taggato nel post dei dirigenti di Hamas, Aman e altri attivisti palestinesi sono stati arrestati con l’accusa di “normalizzazione dei rapporti con l’occupazione israeliana”. Dopo gli arresti, la Khoudary ha cancellato il suo post, del quale tuttavia era rimasto reperibile in rete lo screenshot.In precedenza, già nel 2018 Amnesty ha preso le difese sui social della giovane palestinese Ahed Tamimi, definendola “un simbolo potente della resistenza palestinese” in quanto nel 2017 erano diventate virali le immagini in cui picchiava due soldati dell’Idf quando aveva solo 16 anni.Nel novembre 2023, la Tamimi è stata nuovamente arrestata dalle autorità israeliane dopo aver scritto sui social: “Il nostro messaggio alle mandrie di coloni è che vi aspettiamo in tutte le città della Cisgiordania. Vi massacreremo e direte che ciò che vi ha fatto Hitler era uno scherzo. Berremo il vostro sangue e mangeremo i vostri teschi”.Sempre la Tamimi, nell’agosto 2025 ha detto al The Enlightenment Podcast di essere cresciuta nella convinzione “che l’ebraismo significhi occupazione, e oggi, domani e tra un milione di anni continuerò a dire che l’ebraismo (dovrebbe) essere presentato ai figli della Palestina – della mia età e più giovani – come occupazione, e che stiamo combattendo gli ebrei, non il sionismo”.L'articolo Come Amnesty International si è legata a islamisti e antisemiti proviene da Nicolaporro.it.