Svanito il sogno Guardiola, emerge il primo cortocircuito della FIGC di Malagò. Con l’impasse tra il presidente, Maldini e la Serie A

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Se fosse stato davvero Pep Guardiola o un profilo a lui simile (non a caso è stato sondato anche Carlo Ancelotti) a essere nominato il nuovo commissario tecnico della Nazionale allora probabilmente ne sarebbe valsa la pena, però il limbo che, a un mese dalla elezione di Giovanni Malagò a presidente della FIGC, ha circondato il nome del nuovo allenatore dell’Italia inquieta. E visto l’esito della questione, ovvero la scelta di uno semi neofita della professione quale Andrea Pirlo, sembra preannunciare tempi non facili in FIGC perché alle prime difficoltà del tecnico bresciano emergeranno quei mal di pancia e tensioni che soggiaciono tra i vari portatori di interessi del calcio italiano: sia interni alla FIGC sia tra la federazione e i club di Serie A.Mentre nazionali uscite malconce o a fine ciclo dai Mondiali come Germania, Portogallo o Francia hanno trovato nel giro di qualche giorno i successori a Nagelsmann, Martinez e Deschamps (e non sono nomi qualsiasi visto che si tratta di Jurgen Klopp, Jorge Jesus e Zinedine Zidane, il cui incarico a prendere le redini dei Bleus in verità era programmato da tempo), la FIGC pur non partecipando nemmeno alla kermesse iridata ha impiegato un mese per identificare chi debba essere il prossimo nocchiero azzurro.Parte delle lungaggini erano  legate al fatto che in federcalcio si nutrivano delle concrete speranze di poter ingaggiare Guardiola come tecnico della Nazionale. Cosa che some si diceva, se così fosse stato ne sarebbe valsa la pena. Il catalano è sicuramente tra i migliori (se non addirittura il migliore) allenatori della storia del calcio moderno. Inoltre avrebbe avuto il vantaggio, per una federazione a lui straniera, di non avere un grande legame con la sua Patria ufficiale visto che seppur giocò da calciatore svariate partire con la maglia spagnola non ha mai nascosto le sue simpatie indipendentiste.Insomma se si fosse trovata una quadra su Guardiola e sul suo ingaggio (ostacolo non da poco visto che il tecnico guadagnava quasi 25 milioni l’anno al Manchester City l’anno scorso mentre la FIGC ne assicurava a Gattuso appena 800mila euro più bonus) sarebbe stato evidente che per Malagò, Maldini, Leonardo (e tutto il calcio italiano) sarebbe stato un colpo eccezionale: chi meglio del maggior santone del calcio moderno poteva essere scelto per rilanciare una Nazionale quattro volte campione del mondo ma che non centra la qualificazione ai Mondiali dal 2014 e che non fa bella figura nella rassegna iridata addirittura dal 2006?MANCINI, PIRLO E CONTE: LE ALTERNATIVE AL TECNICO SPAGNOLODato che invece non si è trovata l’intesa con l’ex Barcellona, Bayern e Manchester City, allora la coperta termica che la nomina di Guardiola avrebbe assicurato è sparita di colpo facendo emergere i non pochi problemi con i quali è partita la nuova FIGC di Malagò. E che invece un eventuale ingaggio del tecnico catalano avrebbe nascosto.E’ noto infatti che i nomi in lizza, al di fuori dei sogni Guardiola e Ancelotti, erano essenzialmente tre, spinti tutti da portatori di interessi diversi:Il primo era quello dell’ex Ct Roberto Mancini che era voluto soprattutto da Giovanni Malagò. D’altronde fu l’ex numero uno del CONI a volere l’allenatore di Jesi già nel 2018, quando da presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano fu chiamato a risolvere la crisi di FIGC e Lega Serie A, incapaci di giungere all’elezione di una nuova governance. Il tecnico marchigiano da par suo poi condusse l’Italia al titolo di Campione d’Europa nel 2021. Anche se non va dimenticato che fu lo stesso Mancini a non centrare la qualificazione al Mondiale 2022 e soprattutto nella mente degli italiani è stato l’autore della fuga dalla Nazionale nell’agosto 2023 per accettare la ricchissima offerta per allenare la selezione dell’Arabia Saudita.Il secondo era quello, poi vincente, di Andrea Pirlo, i cui principali sponsor sono il neo direttore tecnico della Nazionale Paolo Maldini e il suo consigliere Leonardo. Anche qui è una scelta che non sorprende più di tanto visto che già nell’estate 2023 l’ex capitano del Milan, allora direttore dello sviluppo strategico dell’area sport della società rossonera, avrebbe voluto portare a Milano il suo ex compagno di squadra per affidargli la panchina rossonera. Cosa che non si avverò perché Maldini venne allontanato dal Milan all’inizio di giugno 2023.Il terzo nome era quello di Antonio Conte che sebbene abbia ammesso di non essere mai stato contattato dalla FIGC sarebbe stato il profilo preferito dei club di Serie A. Nello specifico le società della massima categoria pensavano che il tecnico salentino avesse tutte le caratteristiche giuste per rialzare le sorti azzurre, dato che è capace di trasmettere adrenalina e orgoglio in poco tempo. Una sorta di garanzia di successo nell’immediato, per quanto sia possibile, e garanzia di eredità quando esce di scena.IL CORTOCIRCUITO INTERNO SULLA SCELTA DEL CTIl punto è però che le tre componenti di cui sopra, divergenti sulla scelta del tecnico, sono legate tra loro da un gioco di incastri, nomine e preferenze. E quindi dato che non  è sbarcato sulla panchina azzurra Guardiola o un’altra figura di altissimo profilo, è evidente che, al di la delle dichiarazione di facciata, si è giunti a una sorta di impasse tra i vari poteri, che qualcuno ha dovuto  ingoiare un boccone amaro per la scelta di Maldini o quantomeno fare buon viso a cattivo gioco. Insomma il nuovo corso della FIGC non si può dire inizi con il passo giusto.Nello specifico non è un mistero che Giovanni Malagò sia stato voluto soprattutto sulla spinta dei club di Serie A che lo hanno scelto come loro candidato nella corsa alla presidenza FIGC. Poi l’ex numero uno del CONI è stato abilissimo ad accaparrarsi i voti di altre componenti (Serie B, lega Pro, Arbitri, allenatori, giocatori) e sconfiggere il candidati dei dilettanti Giancarlo Abete che pur partiva con il vantaggio iniziale che gli garantiva la Lega Dilettanti (che ha diritto al 34% dei voti contro il 18% della Lega Serie A).Insomma Malagò, voluto dai club di Serie A perché la massima categoria contasse di più nei palazzi del calcio italiano visto che è la vera macchina da soldi del movimento, se avesse potuto scegliere in libertà avrebbe optato per Mancini andando contro i desiderata di quelli che sono stati i suoi grandi sponsor: ovvero i club di Serie A, che invece avrebbero voluto Conte.Scena simile un gradino più in basso. Visto che la prima mossa di Malagò, non appena venne eletto al vertice della FIGC, è stata quella di formare il Club Italia e volere fortemente al suo vertice Paolo Maldini quale direttore tecnico (Maldini poi si è portato Leonardo quale suo consulente e tentando di riportare nei ranghi Gianluigi Buffon, che però ha declinato). Ora però, non quagliando l’opzione Guardiola che avrebbe trovato l’ok da parte di tutti, Maldini ha optato per Pirlo andando in contrasto con i desiderata del suo grande sponsor Malagò che avrebbe voluto Mancini.Insomma, senza la nomina di Guardiola o di una figura di pari altissimo profilo, l’impasse si sta palesando in tutta la sua evidenza. A meno che il bresciano parta benissimo nelle prime partite allontanando così nei meandri della politica calcistica i mal di pancia che innegabilmente esistono. D’altronde Malagò avendo puntato così platealmente su Maldini non poteva delegittimarlo alla prima decisione importante. Il rischio di dimissioni immediate da parte dell’ex capitano della Nazionale e di nuovo e immediato caos era dietro l’angolo.In questo quadro  è evidente che in questa sorta di corto circuito comunicativo e manageriale è assolutamente corretto e auspicabile che sia Malagò, in qualità di presidente della FIGC, sia Maldini, nella veste di direttore tecnico della stessa federazione, debbano ed è giusto che godano della più ampia autonomia nelle loro scelte indipendentemente da chi siano stati i loro sponsor o i loro grandi elettori.Però non appare fuori luogo pensare che saltato l’ingaggio di Guardiola qualche tensione all’interno della federazione e tra la federazione e i club, al di là delle dichiarazioni di facciata, inevitabilmente esista e che se le cose non inizieranno ad andare bene sin da subito i mal di pancia cominceranno a emergere. Non a caso una prima punzecchiatura, nemmeno tanto sottile, si è notata non più tardi di ieri l’altro, in occasione della visita in Lega Serie A di Malagò, Maldini e Leonardo. Occasione in cui non è tardata ad arrivare la stilettata del patron del Torino Urbano Cairo: «Confermo la mia stima per Malagò, è una persona in gamba che può fare molto bene. Maldini e Leonardo mi hanno fatto una buonissima impressione, serve però fare le cose più velocemente degli otto o dieci anni menzionati per riformare il calcio italiano. Come in ogni attività i primi cento giorni sono decisivi. I tempi devono essere più corti. Ereditare una situazione negativa è quasi meglio, io l’ho fatto in aziende quasi fallite. In cento giorni cosa possono fare? Cambiare le regole per sviluppare i talenti, parlare di investimenti. Mi piacerebbe di più parlare di un programma da qui a due o quattro anni».In tutto questo, visto la vicenda che ha quantomeno del paradossale, però sorge un sospetto ancora più pesante. Perché c’è da chiedersi se è mai possibile che che nei lunghi corteggiamenti prima dei club di Serie A a Malagò perché accettasse di concorrere per la presidenza FIGC, e poi di quelli dello stesso Malagò a Maldini perché acconsentisse a diventare direttore tecnico della stessa federazione, tra i temi sulle varie poltrone da allocare non si sia mai sfiorato l’argomento, non certo secondario, di chi sarebbe dovuto essere il nuovo allenatore della Nazionale.