Perché il Como vieta i colpi di testa nel settore giovanile, le regole dai 10 ai 13 anni: i rischi e cosa dicono gli studi scientifici

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Il Como ha deciso di rivoluzionare l’approccio al colpo di testa nella propria Academy, introducendo regole pensate per tutelare la salute cerebrale dei giovani calciatori. La scelta, resa nota il 24 luglio, punta a proteggere i più piccoli dagli impatti alla testa e a insegnare il gesto tecnico in modo graduale e controllato, quando i ragazzi saranno pronti ad affrontarlo. In Serie A finora nessuno aveva preso questa decisione. All’estero sì, come ricorda Repubblica: nelle scuole calcio di Santa Monica, a Los Angeles, il colpo di testa viene sanzionato come un fallo, mentre in Germania da anni viene scoraggiato. Il Como, però, ha fatto un passo ulteriore, trasformando questo approccio in un vero e proprio regolamento interno.Le nuove regole per fascia d’età, dagli Under 10 agli Under 13Fino ai 10 anni il colpo di testa sarà bandito sia in allenamento sia in partita: le rimesse laterali si giocheranno a terra con i piedi e anche i calci d’angolo verranno battuti come una rimessa corta. Per gli Under 11 la tecnica potrà essere introdotta solo nel finale di stagione, con un pallone leggero di gomma. Dagli Under 12 in poi scatta un limite preciso: massimo una sessione al mese e non più di cinque colpi di testa per seduta, sempre con un pallone leggero runner, mentre in partita resta valido il regolamento FIGC. Gli Under 13 potranno allenare il gesto una volta a settimana, con lo stesso tetto di cinque colpi a seduta, ma senza colpi di testa nelle partite ufficiali; le rimesse laterali, da questa età in poi, si eseguiranno con le mani indirizzando il pallone sotto l’altezza della testa. A tutte le categorie, gli allenatori dovranno evitare esercitazioni ripetitive e non necessarie con il colpo di testa e non potranno utilizzare palloni troppo gonfi.Cosa dicono Varane e Roberts sul progetto del ComoA commentare la novità è stato Raphaël Varane, membro del Board of Education di Como 1907, che ha parlato più volte della necessità di prendere sul serio gli impatti alla testa. L’ex difensore, che in carriera ha raccontato di aver subito commozioni cerebrali, ha spiegato: «Per i giovani giocatori, l’approccio migliore è fatto di regole chiare, buona formazione, consapevolezza e di una cultura in cui il benessere e la sicurezza vengano prima di tutto». Secondo Varane, ridurre i contatti non necessari nelle età più giovani, quando il cervello è ancora in fase di sviluppo, permette poi di insegnare la tecnica «passo dopo passo, con il giusto controllo». Sulla stessa linea Osian Roberts, Head of Development del club, che legge nella scelta anche un cambio di cultura calcistica: «Vogliamo lavorare più tempo con il pallone, trasmettere maggiore capacità di osservazione del gioco, di problem solving e di prendere decisioni con calma».Il precedente di Socrates e gli studi scientifici sui traumi craniciIl tema dei traumi alla testa nel calcio non è nuovo. Come ricorda Franco Vanni su Repubblica, fu il brasiliano Socrates, laureato in Medicina e tesserato dalla Fiorentina nella stagione 1984/85, il primo a proporre di limitare i colpi di testa, sollevando le proteste di stopper e centravanti che di quel gesto facevano la loro specialità. All’epoca la proposta non ebbe seguito, ma il seme era stato piantato. Decenni dopo, nel 2020, la federazione scozzese ha vietato i colpi di testa sotto i 12 anni, dopo che uno studio dell’Università di Glasgow, pubblicato sul New England Journal of Medicine su un campione di 7.600 ex calciatori professionisti e un gruppo di controllo di 23mila persone, aveva rilevato tra gli ex giocatori una mortalità più alta per malattie neurodegenerative e un rischio maggiore di demenza e Alzheimer. Anche in Italia il dibattito si è acceso, con Romano Franceschetti, responsabile di Medicina dello sport della Asl Roma 1, che ha messo in guardia sul fatto che i bambini «hanno un cranio più sottile e una muscolatura del collo più debole» rispetto agli adulti.Il Como si allinea alle tendenze internazionali sulla sicurezza in campoUno studio dell’Università di Tor Vergata, condotto con sensori applicati sulla fronte di giovani calciatori, ha rilevato che l’impatto dei palloni leggeri in gomma è fino a dieci volte inferiore rispetto a quello dei tradizionali palloni di cuoio, un dato che rafforza la scelta del club lariano di puntare su questi strumenti nelle categorie più giovani. Nel dubbio, a Como hanno preferito la massima prudenza, ed è probabile che altri club italiani seguano lo stesso percorso nei prossimi mesi. Il progetto conferma la linea già seguita da altre realtà internazionali, come le scuole calcio californiane e quelle tedesche, ma con un grado di strutturazione superiore, fatto di regole scritte, limiti numerici precisi e un percorso di crescita pensato categoria per categoria.L'articolo Perché il Como vieta i colpi di testa nel settore giovanile, le regole dai 10 ai 13 anni: i rischi e cosa dicono gli studi scientifici proviene da Open.