Tra Arcore e Palazzo Chigi. Tajani e la sfida per il nuovo baricentro azzurro

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Le vicende che stanno accompagnando il confronto sulla riforma elettorale raccontano qualcosa che va ben oltre il merito delle preferenze. Al di là della soluzione tecnica che verrà individuata, il dibattito sta facendo emergere una questione più profonda: dove si collocherà il baricentro politico di Forza Italia nella prossima legislatura. È questo il vero nodo.Antonio Tajani ha guidato il partito nella fase più delicata della sua storia, quella successiva alla scomparsa di Silvio Berlusconi. Lo ha fatto tenendo insieme tre esigenze che, fino a oggi, sono apparse compatibili: preservare la collocazione europeista e moderata di Forza Italia, consolidarne il ruolo nella maggioranza guidata da Giorgia Meloni e mantenere saldo il rapporto con la famiglia Berlusconi, custode dell’identità politica e culturale del movimento fondato nel 1994.È stata questa la sua forza. Ma potrebbe diventare anche la sua principale vulnerabilità.Nelle ultime settimane, tra i parlamentari azzurri ha preso corpo una lettura destinata ad avere conseguenze che vanno oltre il dossier della legge elettorale. Il consolidamento del rapporto tra Marina Berlusconi e Stefania Craxi, oggi presidente dei senatori di Forza Italia, viene letto come il segnale dell’emersione di un nuovo centro di influenza all’interno del partito.Non una vera e propria corrente, quanto piuttosto un punto di riferimento autorevole, capace di orientare le scelte strategiche e incidere sugli equilibri interni.La crescita del ruolo politico di Stefania Craxi non sarebbe casuale. Da tempo rappresenta una delle figure più riconoscibili della cultura liberale, atlantista e riformista di Forza Italia. Se a questo profilo si aggiunge il rapporto privilegiato che da tempo la lega a Marina Berlusconi, è facile comprendere perché la sua influenza venga considerata da molti in costante crescita. È un elemento che diversi esponenti del partito osservano con attenzione.Per Tajani si apre così una fase più complessa.Da vicepremier e ministro degli Esteri resta uno dei principali punti di riferimento del governo Meloni. Da segretario continua a essere il garante della continuità politica di Forza Italia. Ma se attorno all’asse Berlusconi-Craxi dovesse consolidarsi un autonomo indirizzo politico, il suo tradizionale ruolo di mediatore finirebbe inevitabilmente per restringersi.È qui che entra in gioco il tema delle preferenze.Palazzo Chigi punta a chiudere rapidamente il cantiere della riforma elettorale, evitando nuove tensioni nella maggioranza. Dentro Forza Italia, invece, prende quota l’idea che alcune scelte strategiche debbano rispondere anzitutto all’identità del partito e solo successivamente alle esigenze della coalizione. Se questa impostazione dovesse prevalere, il messaggio politico sarebbe chiaro: sulle questioni più sensibili il baricentro del partito non coinciderebbe più automaticamente con quello della segreteria.Anche gli alleati osservano con attenzione questa evoluzione. Per Giorgia Meloni una leadership stabile di Forza Italia rappresenta una condizione essenziale per affrontare i prossimi passaggi istituzionali ed elettorali. Un partito troppo impegnato a ridefinire i propri rapporti di forza renderebbe inevitabilmente più instabile anche l’equilibrio della coalizione. Il punto, tuttavia, è ancora più politico.La leadership di Tajani si è sempre fondata sulla capacità di tenere insieme tre interlocutori: Palazzo Chigi, gli elettori moderati e la famiglia Berlusconi. Oggi, però, questi tre piani rischiano di non coincidere più.Da una parte c’è Giorgia Meloni, che chiede agli alleati coesione e affidabilità. Dall’altra c’è Marina Berlusconi, il cui ruolo continua a rappresentare un riferimento imprescindibile per il mondo azzurro. In mezzo emerge con crescente evidenza la figura di Stefania Craxi, indicata da diverse ricostruzioni parlamentari come il punto di raccordo tra Arcore e una parte significativa della classe dirigente del partito.Più che una competizione interna, è la ricerca di un nuovo assetto nel dopo Berlusconi. Un assetto destinato a incidere sui rapporti di forza molto più di quanto lasci immaginare il dibattito sulle preferenze.Ed è qui che emerge la posizione delicata in cui si trova oggi Tajani. Il leader che ha costruito la propria autorevolezza sulla capacità di tenere insieme sensibilità diverse si ritrova a dover bilanciare l’influenza di tre donne. Giorgia Meloni, alla quale lo lega la responsabilità di governo. Marina Berlusconi, che continua a rappresentare il riferimento imprescindibile del partito fondato dal padre. E Stefania Craxi, la cui crescente centralità potrebbe trasformarsi nel principale fattore di riequilibrio interno.La partita aperta attorno alla riforma elettorale rischia così di rappresentare soltanto il primo banco di prova di una questione destinata ad accompagnare Forza Italia anche nel prossimo futuro: chi sarà chiamato a definirne davvero la linea politica e se Antonio Tajani riuscirà a conservare il ruolo di punto di equilibrio tra governo, partito e famiglia Berlusconi.