Se il boom dell’intelligenza artificiale promette di rivoluzionare (si spera in meglio) le nostre vite, è vero anche che il suo sviluppo avrà sicuramente degli effetti indesiderati. Uno di essi è il rincaro, già iniziato, dei dispositivi mobili.A fine giugno, infatti, Apple ha annunciato aumenti di prezzo su MacBook e iPad, proprio a causa dell’impennata dei costi dei chip di memoria. Il colosso di Cupertino non è più riuscito a assorbire gli incrementi, dopo averli contenuti per mesi grazie alla propria forza negoziale nella sua imponente catena di approvvigionamento. Si va dal MacBook Neo, salito da 599 a 699 dollari, al MacBook Pro da 1 TB, passato invece a 1.999 dollari dai precedenti 1699. Non va meglio per i tablet, con l’iPad base che ha subito un aumento di 100 dollari, mentre l’iPad Air di 150.Al momento, i prezzi degli smartphone sono rimasti invariati, eppure, secondo diverse società di analisi finanziaria, tra cui Counterpoint Research, l’aumento dei costi dei chip di memoria e la necessità di inserire più RAM per gestire l’intelligenza artificiale sui nuovi telefoni aggiungeranno inevitabilmente tra i 150 e i 200 dollari al prezzo finale di ogni iPhone.La situazione di Apple è la stessa in cui si trovano tutti i giganti americani e cinesi dell’elettronica, come Microsoft, Dell, Xiaomi e Oppo. Il motivo dei rincari è infatti lo stesso per tutti: i produttori di memorie (come Samsung e Micron) stanno dando la precedenza ai chip per i server dell’intelligenza artificiale, lasciando a secco il mercato dei dispositivi di consumo e facendo quintuplicare il costo di DRAM e NAND negli ultimi 18 mesi.iStockIl cuore del problema è la cosiddetta memoria ad alta larghezza di banda, o HBM (High Bandwidth Memory), lo standard che equipaggia le GPU utilizzate nei data center per l’addestramento e l’inferenza dei modelli di intelligenza artificiale. A differenza della RAM tradizionale, l’HBM viene realizzata impilando verticalmente fino a 12-16 strati di chip di memoria, collegati tra loro da microscopiche connessioni verticali, per garantire velocità di trasferimento dati molto superiori a quelle richieste da un normale laptop o smartphone.Nel 2026 l’HBM dovrebbe rappresentare circa il 25% della produzione totale di wafer DRAM, con una domanda in crescita di circa il 70% su base annua. A produrla sono soltanto tre aziende al mondo (Samsung, SK Hynix e Micron) che hanno destinato gran parte della propria capacità produttiva agli ordini, spesso pluriennali, di Nvidia e degli altri colossi dell’intelligenza artificiale, lasciando sempre meno spazio alla DRAM convenzionale di smartphone, tablet e computer.Il risultato è un cortocircuito che gli analisti hanno ribattezzato «RAMageddon». Secondo Counterpoint Research, nel primo trimestre del 2026 i prezzi della DRAM sono aumentati dell’80-90%, un’impennata che gli stessi produttori e diversi osservatori del settore descrivono come priva di precedenti nella storia recente dei semiconduttori. Le previsioni per i prossimi mesi non sono promettenti, tanto che la società di market intelligence TrendForce stima per il terzo trimestre un ulteriore rialzo dei prezzi contrattuali della DRAM tra il 13 e il 18%, segno che, pur rallentando rispetto ai picchi precedenti, la tensione sui prezzi resta tutt’altro che esaurita.Arriviamo così alle conseguenze sul mercato dei dispositivi di consumo, che non sono solo di prezzo. Secondo l’International Data Corporation, le spedizioni globali di smartphone nel 2026 sono destinate a calare del 13,9% su base annua, ovvero di circa 1,09 miliardi di unità, un dato che significherebbe la contrazione annuale più marcata mai registrata nella storia del settore. Altre stime, come quelle di Gartner sono solo parzialmente meno negative: le spedizioni mondiali di PC scenderebbero del 10,4% e quelle di smartphone dell’8,4% nel 2026, con un aumento dei prezzi rispettivamente del 17% e del 13%. A pagare il prezzo più alto sono i produttori di fascia bassa: marchi come Xiaomi, Oppo e Vivo hanno già registrato flessioni a doppia cifra, mentre Apple e Samsung, grazie ad accordi di fornitura pluriennali e a un forte potere negoziale, riescono in parte a limitare i danni. Secondo Intel, non ci sarà alcun sollievo prima del 2028, un orizzonte che lascia intendere come l’epoca dell’elettronica a basso costo sembri destinata a chiudersi.L'articolo L’intelligenza artificiale fa salire il conto: così l’era dei device low cost rischia di finire proviene da La Verità.