Il muro di Forza Italia non si incrina. E mentre Fratelli d’Italia cerca ancora una sintesi sull’ampliamento dell’utilizzo delle intercettazioni, proposto con un emendamento al decreto Giustizia e immigrazione, nel centrodestra il fronte contrario alla modifica si allarga. Anche Noi Moderati boccia le riformulazioni finora ipotizzate e invita FdI al passo indietro o a rinviare il confronto a un disegno di legge autonomo. E’ l’auspicio del partito di Maurizio Lupi, che suona già come un avvertimento: evitare di arrivare al voto contrario.Il passaggio del decreto direttamente in Aula senza mandato ai relatori, deciso oggi 23 luglio, concede alla maggioranza altri tre-quattro giorni per proseguire le interlocuzioni, sottolineano ad Open dal partito della premier. Le ipotesi sul tavolo sono a questo punto tre: ripresentare l’emendamento, modificarne ancora il testo oppure trasferire la norma in un «provvedimento separato», anche se è «poco probabile» che si scelga la forma del decreto. Il principale niet resta quello di Forza Italia, ma tra i meloniani si confida ancora nella possibilità di trovare la sintesi.Il muro di Forza Italia«Non lo votiamo. Abbiamo detto e ripetuto che non possiamo votarlo», scandisce il portavoce di Forza Italia Raffaele Nevi, rispondendo a chi gli chiede che cosa faranno gli azzurri nel caso in cui Fratelli d’Italia ripresenti in Aula la proposta ora tagliata fuori dai lavori in commissioni Affari costituzionali e Giustizia al Senato.La modifica, sollecitata dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e sostenuta dalla presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo, punta ad ampliare la possibilità di utilizzare in un procedimento le intercettazioni autorizzate nell’ambito di un’altra inchiesta. FdI ritiene che l’attuale formulazione dell’articolo 270 del codice di procedura penale rischi di impedire l’impiego di ascolti dai quali emergano reati molto gravi, ma diversi da quelli oggetto dell’indagine originaria.Forza Italia difende invece la norma approvata dalla stessa maggioranza nel 2023, che aveva ristretto la circolazione delle intercettazioni tra procedimenti diversi. Una posizione ribadita anche dal segretario Antonio Tajani: «Non capiamo perché si debba cambiare la legge sulle intercettazioni che abbiamo cambiato noi».Noi Moderati boccia anche le riformulazioniAlla chiusura degli azzurri si aggiunge quella di Noi Moderati. Il responsabile Giustizia del partito, Gaetano Scalise, premette che «le intercettazioni sono uno strumento investigativo essenziale e nessuno intende limitarne l’utilizzo», ma ricorda che l’articolo 270 disciplina non la possibilità di intercettare, bensì la successiva utilizzabilità degli ascolti in procedimenti diversi.La normativa vigente, sottolinea Scalise, consente di usare quelle conversazioni «soltanto in due casi: per i reati per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza, tra i quali rientrano anche quelli di mafia, e nei procedimenti connessi». Un impianto che, secondo l’esponente di Noi Moderati, risale al Codice Vassalli, è stato modificato dalla riforma Bonafede ed è stato «correttamente ripristinato dalla stessa maggioranza».Per il partito di Maurizio Lupi, insomma, non è praticabile neppure una versione più circoscritta della proposta. «Ogni intervento estensivo dell’articolo 270, anche se più limitato rispetto ad altre proposte, altererebbe quell’equilibrio», sostiene Scalise, e finirebbe per introdurre «una nuova e ulteriore eccezione, destinata ad ampliare progressivamente la circolazione delle intercettazioni».Meglio, quindi, «il ritiro o la mancata votazione», che permetterebbero di affrontare la materia «nell’ambito di un autonomo disegno di legge». Così da evitare strappi, dopo le fibrillazioni che ancora attraversano la maggioranza per la spaccatura sulla proposta alla nuova legge elettorale, firmata da FdI, Noi Moderati e Udc, per la reintroduzione delle preferenze.La mediazione sull’arresto in flagranzaLa presa di posizione di Noi Moderati restringe ulteriormente gli spazi della trattativa, che tuttavia proseguirà a spron battuto fino all’approdo del decreto in Aula, assicurano ad Open. Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni ha spiegato che con Forza Italia è in corso un’interlocuzione per intervenire non direttamente sull’articolo 270, ma sull’articolo 380 del codice di procedura penale, allargando l’elenco dei reati per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza. Una soluzione indiretta che permetterebbe di ampliare anche i casi nei quali gli ascolti possono essere utilizzati in procedimenti diversi. Seppure Noi Moderati giudica «non praticabili» tutte le riformulazioni estensive. In FdI riconoscono che la posizione garantista degli azzurri nasce anche dagli «abusi registrati in passato nell’utilizzo delle cosiddette intercettazioni a strascico». Il tentativo è insomma quello di contemperare «due esigenze»: impedire una circolazione indiscriminata degli ascolti e non perdere elementi investigativi utili quando fanno emergere reati particolarmente gravi.Il decreto bypassa la commissioneLo scontro interno alla maggioranza e la mole di 532 emendamenti depositati hanno contribuito a far naufragare l’esame del decreto Giustizia e immigrazione. Le ultime sedute previste sono state sconvocate e il provvedimento approderà martedì in Aula senza mandato ai relatori: le commissioni non completeranno il voto sugli emendamenti, non licenzieranno un testo e non affideranno ai relatori l’incarico di riferire favorevolmente all’assemblea. Gli emendamenti sui quali la maggioranza intenderà ancora insistere dovranno essere ripresentati e votati direttamente in Aula.Ad ogni modo il decreto «andrà modificato», conferma il sottosegretario leghista alla Giustizia Andrea Ostellari. I relatori avevano depositato una quindicina di emendamenti, ma la maggioranza dovrà ora decidere quali ripresentare direttamente in assemblea, probabilmente attraverso un pacchetto ristretto a dieci. Tra questi potrebbe esserci ancora quello sulle intercettazioni, oltre ad alcune modifiche sui ricongiungimenti familiari dei migranti presentate da Lega e FdI.FdI e il rischio di votare con il M5sSe la mediazione fallisse e FdI decidesse di portare ugualmente l’emendamento in Aula, per farlo approvare potrebbe essere costretta a guardare alle opposizioni. Il rischio sarebbe quello di sostenere la norma insieme al Movimento 5 stelle, che contesta le restrizioni introdotte nel 2023, con parte del centrodestra contrario. Tra i meloniani, tuttavia, la convinzione è che la maggioranza «saprà trovare la sintesi, come sempre fatto prima dei voti più delicati, ad eccezione delle preferenze che hanno previsto lo scrutinio segreto», sottolineano. La scadenza dell’11 agostoIntanto, il tempo stringe. Il decreto deve essere convertito entro l’11 agosto e, dopo il voto del Senato, dovrà passare alla Camera, dove l’esame è atteso tra il 31 luglio e, più probabilmente, il 3 agosto. Il blocco di emendamenti che le opposizioni intendono ripresentare potrebbe allungare ulteriormente i lavori, nonostante il contingentamento dei tempi. La decisione sul pacchetto di modifiche dirà anche se il governo potrà evitare di ricorrere al voto di fiducia. L’orientamento, almeno per ora, è procedere senza, mettendo ai voti le singole proposte di modifica. Col rischio però di nuovi inciampi.L'articolo Intercettazioni, la maggioranza ora rischia lo scontro in Aula: Forza Italia e Noi Moderati pronti a dire no all’emendamento caro a FdI proviene da Open.