La Casa Bianca ha ufficializzato l’arrivo di nuovi dazi contro 60 partner commerciali, giustificati con le preoccupazioni sul lavoro forzato nelle catene di fornitura. Le aliquote oscillano tra il 10% e il 12,5% e scatteranno da venerdì a mezzanotte, ora di Washington (le 6 di sabato in Italia), andando a toccare oltre il 99% dell’interscambio commerciale statunitense. Restano fuori dal provvedimento i beni già sottoposti a tariffe specifiche di settore.Perché i nuovi dazi entrano in vigore proprio oraIl tempismo non è casuale. Le nuove tariffe scattano nello stesso istante in cui perdono efficacia i dazi temporanei al 10% voluti da Donald Trump dopo che la Corte Suprema, a inizio febbraio, aveva bocciato l’impianto precedente sulle tariffe. Washington sostituisce quindi una misura ad interim con un impianto più strutturato, evitando così un vuoto normativo tra le due fasi.Da dove nascono i dazi: l’inchiesta sul lavoro forzatoSecondo quanto ricostruito dal Financial Times, il pretesto per i nuovi dazi arriva da un’indagine dell’ufficio del rappresentante commerciale Usa condotta ai sensi della sezione 301 del Trade Act del 1974, la norma pensata per colpire i paesi che tollerano pratiche di lavoro forzato. Tra i soggetti coinvolti nell’inchiesta figurano alcuni dei principali partner commerciali di Washington: Giappone, Corea del Sud, India, Canada, oltre a Unione europea e Regno Unito. Si tratta dell’ennesimo capitolo di una stagione di tariffe introdotte, inapplicate, reintrodotte, di certo sempre annunciate: solo lunedì scorso, Trump aveva annunciato dazi al 50% su alcune merci canadesi, dopo il 25% imposto la settimana precedente su diversi prodotti brasiliani.Le esenzioni previste e la strategia legale dietro i daziIl rappresentante commerciale Jamieson Greer ha spiegato che l’obiettivo delle tariffe è «ripristinare l’equità nel mercato globale per i lavoratori americani», aggiungendo che la misura dovrebbe spingere i partner commerciali a «unirsi agli Stati Uniti nell’eliminare il lavoro forzato dalle catene di approvvigionamento globali». Il Financial Times anticipa che il pacchetto includerà esenzioni per petrolio, gas e fertilizzanti, insieme ad altri beni che gli Stati Uniti non producono internamente, oltre a deroghe per i prodotti già colpiti da dazi separati legati alla sicurezza nazionale. Di fatto, l’amministrazione starebbe usando l’inchiesta sul lavoro forzato per costruire una nuova base legale su cui reggere tariffe simili a quelle del «giorno della liberazione», dopo che l’impianto originario era stato dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema.L'articolo Trump aumenta i dazi su 60 paesi, perché scattano le nuove tariffe anche contro l’Ue: cosa c’entra l’inchiesta Usa sul «lavoro forzato» proviene da Open.