La protesta contro la guerra può giustificare l’imbrattamento di una struttura? Per il tribunale di Torino, almeno in questo caso, la vicenda non ha rilievo penale. Il giudice ha infatti disposto l’archiviazione dell’inchiesta che coinvolgeva ventidue attivisti di Extinction Rebellion per la manifestazione del 14 marzo 2025 davanti allo stabilimento Leonardo di corso Marche.Gli indagati, di età compresa tra 22 e 74 anni, erano accusati di violenza privata, mentre per quattro di loro era stata contestata anche l’ipotesi di imbrattamento. La protesta, organizzata in occasione della visita a Torino del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, aveva visto alcuni manifestanti arrampicarsi sulla vecchia ciminiera dell’impianto, appendere lo striscione “La guerra parte da qui” e comporre, con corde e imbracature, la scritta “Life not war”.Al termine delle indagini, il sostituto procuratore aveva chiesto l’archiviazione ritenendo che “tutte le condotte sono state penalmente non rilevanti”. Una valutazione condivisa dalla giudice Claudia Masucci. In merito alla contestazione di violenza privata, il provvedimento evidenzia che “gli indagati non hanno compiuto atti di violenza né minaccia”. Quanto all’imbrattamento, il giudice ha osservato che “la scritta, per quanto estesa, è stata vergata su una torre in disuso, priva di valenza estetica“.Nel decreto si sottolinea inoltre che la rimozione della scritta non avrebbe comportato particolari difficoltà né costi rilevanti. Il preventivo di 10mila euro presentato da Leonardo è stato ritenuto “non documentato”. Ma il passaggio che ha suscitato più discussioni riguarda la motivazione secondo cui “Il messaggio veicolato era positivo e volto a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla pace e il disarmo”.Una motivazione destinata inevitabilmente a far discutere. Il dissenso e la protesta sono diritti garantiti dalla Costituzione, ma resta aperto il tema del rapporto tra libertà di manifestazione del pensiero e tutela della proprietà privata. Il fatto che un gesto venga compiuto per sostenere una causa ritenuta nobile può incidere sulla sua valutazione?Durissima la reazione di Fratelli d’Italia. Il vicecapogruppo in Consiglio regionale del Piemonte, Roberto Ravello, ha definito la decisione “preoccupante perché rischia di introdurre una sorta di liberalizzazione ideologica dell’imbrattamento“. Secondo l’esponente di FdI, “Emergono due principi sconcertanti: da un lato l’idea che un immobile ritenuto privo di particolare pregio estetico possa essere danneggiato impunemente; dall’altro, che sia lecito imbrattare beni altrui a seconda del contenuto del messaggio. Ma chi stabilirà, d’ora in avanti, quali messaggi meritano tutela e quali no?”. Ravello ha poi aggiunto: “Quale sarà il confine tra libertà di espressione e violazione della proprietà altrui? È, questa, una deriva preoccupante e pericolosa che rischia di subordinare la legalità a valutazioni soggettive o ideologiche”.Di segno opposto la posizione dei legali degli attivisti, gli avvocati Gianluca Vitale e Marino Careglio, secondo i quali “Ancora una volta, la magistratura ha preso le distanze dal tentativo di silenziare il dissenso pacifico, che rientra nei diritti costituzionalmente garantiti di libertà di riunione e di libera manifestazione del pensiero”. Anche Extinction Rebellion ha accolto con favore la decisione, ribadendo il proprio impegno contro il riarmo e a favore della transizione ecologica e sostenendo che “in un mondo al collasso, difendere la vita è l’unica scelta possibile”.L'articolo “Messaggio positivo e sul disarmo”. E il giudice grazia chi imbrattò la Leonardo proviene da Nicolaporro.it.