La sinistra ha trovato un nuovo martire da usare a sostegno della tesi che, con Meloni a Palazzo Chigi, l’Italia si è trasformata in uno Stato di polizia. Per la morte di Fakir Abderrahim, l’extracomunitario deceduto mentre veniva fermato dagli agenti di una volante, il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha organizzato un presidio in piazza Nettuno.Obiettivo? «Unire la popolazione e affrontare questa tragedia da città democratica». Non si sa bene in che cosa consista un presidio democratico e, soprattutto, a che cosa serva, ma non importa: ciò che conta è manifestare. Da parte sua, il Movimento 5 stelle ha presentato un’informativa urgente al governo, per conoscere «tutta la verità su quanto accaduto», scavalcando perfino la Procura, che pure è deputata ad appurare tutta la verità. L’onorevole pentastellata Gilda Sportiello inoltre ha aggiunto che quella di Bologna è una ferita per l’intero Paese, facendo capire che il presidio non si dovrebbe limitare al capoluogo emiliano-romagnolo, ma all’intera Italia. Insomma, avete capito: il clima è da mobilitazione antifascista, con i familiari dell’uomo spirato fra le braccia dei poliziotti che, oltre a chiedere giustizia, pretendono vendetta. A corroborare l’idea che Fakir Abderrahim sia vittima del braccio violento della legge contribuiscono anche alcune testimonianze, diffuse da tv e giornali, secondo cui l’uomo sarebbe stato un ragazzo normalissimo, «gran lavoratore» e, come ha detto una vicina, «educatissimo e tranquillissimo». A dire il vero, dai rapporti di polizia Abderrahim, immigrato parecchi anni fa dal Marocco, non sembrerebbe proprio il tipo di persona che definiremmo educatissimo e tranquillissimo. Basti dire che era tutt’altro che sconosciuto alle forze dell’ordine. Infatti, a suo carico risultano numerosi precedenti, tra cui un arresto da minorenne per detenzione di stupefacenti, uno da maggiorenne nell’ambito di un’operazione antidroga della Dda di Bologna, una denuncia un anno dopo per lo stesso reato, un arresto per resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio e, più recentemente, un fermo per lesioni personali. Dunque, un curriculum non proprio da angioletto, che gli procurò una condanna a quattro anni e due mesi di carcere, pena che però scontò solo in parte, in quando l’indulto lo rimise in libertà.L'articolo L’Italia sta con Roggero, la sinistra sta con Fakir proviene da La Verità.