Equilibri strategici ad assetto variabile, specie per quanto riguarda il futuro degli approvvigionamenti di energia. Mentre il Medio Oriente si interroga sul destino di Hormuz e dell’altro stretto strategico, quello di Bab Al Mandab, in sordina è stato siglato in questi giorni in Sierra Leone un accordo che potrebbe stravolgere ulteriormente pesi e misure sullo scacchiere del gas, per altro ridimensionando ruolo e potere di Paesi produttori come l’Algeria che negli ultimi mesi avevano in modo evidente calcato la mano nei rapporti anche con i Paesi europei consumatori del suo gas.L’accordo intergovernativo da parte degli Stati membri della Comunità economica siglato dagli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) segna una svolta geopolitica decisiva e riguarda l’approvazione formale del gasdotto atlantico Nigeria-Marocco, un corridoio energetico destinato a impattare non solo per i suoi 6.900 chilometri in parte in mare, in parte in terra in regioni fra le più complesse (deserti e giungla) sui futuri rapporti economici fra Occidente e Africa e con un ruolo di leadership che il Marocco (non a caso saranno i suoi soldati a controllare Gaza) sta conquistandosi sul campo.Progettato con una capacità annua complessiva di 30 miliardi di metri cubi e un costo stimato di 25 miliardi di dollari, questo gasdotto, offshore e onshore, trasporterà il gas naturale dall’Africa occidentale attraversando 13 Paesi costieri, prima di arrivare in Marocco. Di questa capacità totale, 15 miliardi di metri cubi all’anno saranno destinati all’industria marocchina e alle reti energetiche europee attraverso i collegamenti marittimi esistenti con la Spagna.Un’opera destinata a incrementare in modo decisivo la produzione di elettricità e accelerare lo sviluppo industriale in tutta l’Africa occidentale, ma anche a modificare profondamente gli equilibri di potere in Nord Africa rompendo tutti gli schemi precedenti resi fragili da equilibri geo-politici precari. Il Marocco, fra i primi firmatari degli Accordi di Abramo, e protagonista di una crescita record nel settore dei traffici container che hanno come hub numero uno in Mediterraneo, il terminal di Tangier Med, conquista sul campo la posizione di solida base economica e infrastrutturale sull’Oceano Atlantico e sul Mediterraneo proponendosi come diga contro la destabilizzazione regionale.A patire le conseguenze del corridoio atlantico è il regime algerino, che sul gas ha anche costruito per anni una politica di destabilizzazione dello stesso Marocco e di altri paesi del nord Africa preparandosi a utilizzare come arma di pressione sull’Europa le difficoltà di approvvigionamento dal Medio Oriente.Il Marocco con il progetto del gasdotto atlantico con la Nigeria, ha di fatto anche mandato in pensione la proposta alternativa dell’Algeria per un gasdotto trans-sahariano attraverso il Niger, che avrebbe dovuto attraversare Paesi a dir poco instabili ed esposti a colpi di Stato militari o comunque a fazioni tribali e terroristiche.Ma anche dal punto di vista geo-politico il gasdotto è destinato a cambiare ogni precedente equilibrio, contrastando anche la influenza di Iran e Russia in Algeria.Per gli Stati Uniti e l’Europa, i vantaggi sarebbero immediati e significativi. La fornitura annuale di 15 miliardi di metri cubi di gas naturale non russo all’Europa meridionale fornirebbe un’importante protezione contro eventuali manipolazioni dei mercati energetici da parte di potenze ostili.L'articolo Un gasdotto (da 25 miliardi) farà saltare gli equilibri mondiali proviene da Nicolaporro.it.