Lepore in piazza per Farik, ma per Alessandro (ucciso in stazione) solo l’oblio

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A Bologna nel quartiere degradato del Pilastro – ma quale quartiere non è degradato a Bologna – un marrocchino di 43 muore mentre una squadra di agenti e soccorritori, chiamata dai residenti preoccupati, cerca di placarne la furia fuori controllo:Fakir Abderrahim saltava sulle auto, litigava con chi passava, si è ribellato a chi tentava di calmarlo, aveva precedenti per spaccio, per resistenza, accumulati fin dalla minore età, un integrato a modo suo. La sinistra garantista e civile, perfino istituzionale non ha dubbi: lo Stato è colpevole, è criminale siccome a governare c’è una destra (in verità alquanto moderata), la polizia è sbirraglia degna degli squadroni della morte, roba latinoamericana, guatemalteca. Il sindaco chiama a raccolta la città e non può non sapere che finirà, come finisce, nella distruzione e nell’assalto, ottanta poliziotti all’ospedale, in quale Guatemala potrebbe succedere? Islamici di conquista, maranza e balordi dei centri sociali uniti nel saccheggio, una notte infernale, parigina e il sindaco a cose fatte dice che ne avranno ancora e non si capisce se parla da rassegnato o da Robespierre ai tortellini.Dice questo Lepore: vogliamo sapere, vogliamo capire, ma chi vuol capire non convoca una piazza che ha già la sua verità in tasca, una verità sovversiva ed eversiva. Ho cancellato profili di gente di sinistra che conosco da 40 anni, non ne posso più della loro ipocrisia malata: non vogliono sapere e non vogliono capire, non aspettano niente, non li riguarda che la vittima sia morta in quanto alterata, forse ferita dalla sua stessa violenza, o chissà, anche questo va tenuto in conto, in conseguenza di un soccorso prestato malamente, senza addestramento adeguato: l’unica cosa che importa alla sinistra incorreggibile è adottare l’anarchia violenta per riconsegnare il Paese al partito comunista, a loro stessi.Una sorella della vittima dice apertamente che vuole vendetta, chiama alla strage di tutti i poliziotti, tutti – in quale regime autoritario, fascista potrebbe sentirsi una cosa del genere? – e la sinistra che si straccia le vesti per il gioielliere pistolero non fa una piega, qui la violenza è giustificata, è comprensibile, qui la giustizia privata, sommaria è sostenibile, i poliziotti non sono “persone umane”.Questo clan familiare è chiaro che bussa a cassa ma sta facendo anche dell’altro, sta chiamando alla jihad, i poliziotti per dire gli italiani, i bianchi, i cristiani, tutti. E chi deve capire capisce benissimo. Bologna muore ma nessuno tocchi la santa canaglia, anche qui la sua violenza è legittima, è nel solco della democrazia di piazza concepita da un sindaco che offre la città a una Francesca Albanese, che regala pipe di crack ai drogati.Sempre a Bologna, nel parcheggio della stazione, il 5 gennaio viene ammazzato il capotreno Alessandro Ambrosio, di 34 anni, accoltellato in pancia da un croato balordo, un criminale seriale senza dimora,che dopo averlo trucidato fugge su un treno e cerca di ucciderne altri, a caso, finché non lo fermano.“Un giovane buono, gentile con tutti”, dice chi lo rimpiange, educato e comprensivo con i viaggiatori, dicono i colleghi, si potrebbe dire un uomo d’altri tempi se, come in una fiaba edificante e un po’ patetica, dopo essersi laureato in statistica aveva preferito continuare il lavoro del padre come delicato segno d’amore.Alessandro con la sua mitezza bolognese non fa notizia, non interessa alla sinistra umanitaria che lo disprezza, la Bologna progressista “non lo caga”, non organizza fiaccolate, non scende in piazza, non devasta niente, almeno questo, santo Dio. Il sindaco, assai meno fiammeggiante, non convocò immediatamente i sanculotti, se la cavò con la formuletta di rito: “Atto gravissimo, attendiamo di capire… confidiamo nel lavoro delle autorità inquirenti e offriamo la massima disponibilità per quanto dovesse rendersi utile alle indagini”.Che cautela istituzionale, che misurato senso dello Stato, quale rispetto per quanti delegati a stabilire la verità! Oggi il medesimo Lepore avverte: “Ci saranno altri scontri”. E la capa del suo partito, l’infallibile Lella, infallibile nel peggio, da vecchia sardina bolognese lo difende, dice che la sua azione è stata importante per non lasciare Bologna in balia delle spinte più estremiste. Evidentemente non le è bastato il tabula rasa, la città fatta a inferno, forse si aspettava i caduti in battaglia.Alla sinistra non importa di nessuna “persona umana” e di nessuna vittima: le importa solo se la vittima è etnica, così la può strumentalizzare, poi se ne dimentica, passa alla prossima. Il poliglotta assiro di San Benedetto, aggressivo, molesto, viene atterrato da un vigilante esaltato ma subito lo adotta il patto cittadino Forza Italia – PD con la benedizione del clero locale, del vescovo; 24 ore dopo, la risorsa “che parla sei lingue” torna in un parco a farsi con altri zombie sotto gli occhi dei bambini e la sinistra garantista che resta umana lo cancella, passa al bolognese Fakir. Ma tale è la sua umanità che nel caso del bolognese Alessandro non fa una piega; se in America ammazzano con una fucilata precisa in gola un attivista di destra, Charlie Kirk, si eccitano, “ho goduto, ho sborrato”, ecco la finezza concettuale e culturale, “uno di meno e peccato per la moglie” dicono gli apostoli del “se non ti tocca non puoi toccarlo”; se nella Londra islamizzata un ragazzino per bene di 18 anni muore soffocato dai poliziotti dopo essere stato accoltellato da un indiano sikh, la sinistra ugualmente ride, si diverte; e Henry Nowak non dava in escandescenze, affogava nel suo sangue e pregava gli agenti, “aiutatemi, mi ha pugnalato”. “Non credo, amico” gli rispondevano, paralizzandolo, guardandolo morire con un sorriso beffardo. È questo che si vuole anche in Italia, poche storie.Per l’americano George Floyd, ugualmente morto per il soffocamento brutale di un agente, tutte e tutti a inginocchiarsi platealmente ma per esserci, per dare un segnale di appartenenza, di zelo, senza alcuna partecipazione sincera, per Fakir Abderrain che dava i numeri lo stesso e la distruzione di Bologna contro Bologna, assurda, delirante, va benissimo: per Henry Nowak, come per gli italiani quotidianamente scannati, sbudellati, sgozzati si resta in piedi, si voltano le spalle.Leggi anche: Il killer del capotreno è stato catturatoOmicidio capotreno, killer ancora in fuga. Stazioni ormai fuori controlloAlessandro Ambrosio è un nome consegnato all’oblio, all’archivio dell’indifferenza, anche lui un sottouomo, le “persone” sono tutte “umane” ma qualcuna di più e qualcun’altra di meno. Ma niente paura, anche Fakir durerà quel che deve, poi, se disgraziatamente non verranno riscontrate apprezzabili responsabilità nella sbirraglia (ma si insisterà comunque), verrà scaricato, lui, i parenti esagitati, la comunità marocchina che vuole vendetta, in attesa della prossima occasione.Il comunismo è una ininterrotta catena di pretesti e di sciacalli nel solco della morale immutabile: lo Stato, il Governo, la Polizia sono criminali, assassini, fascisti finché non li controlliamo noi, perché a noi e solo a noi spetta il potere e spetta decidere chi deve vivere e chi deve morire.Max Del Papa, 22 luglio 2026L'articolo Lepore in piazza per Farik, ma per Alessandro (ucciso in stazione) solo l’oblio proviene da Nicolaporro.it.