Gio, 23 Lug 2026Dopo la prima fase della campagna dedicata ai vecchi sottoscrittori, la percentuale di mancati rinnovi si attesta al 93,3%.DiRedazioneCondividi l'articolo(Foto: Paolo Bruno/Getty Images)La protesta dei tifosi della Lazio contro la gestione da parte del patron Claudio Lotito si trasferisce direttamente sui numeri della campagna abbonamenti. Al termine della fase riservata ai vecchi sottoscrittori, il club biancoceleste – come riportato da Il Corriere dello Sport – ha registrato poco più di 2mila rinnovi, un dato che certifica la profondità della frattura maturata negli ultimi mesi tra una larga parte della tifoseria e la proprietà.Il confronto con la stagione precedente restituisce le dimensioni del crollo. Nell’estate del 2025 erano state sottoscritte 29.918 tessere, nonostante la mancata qualificazione alle competizioni europee e un clima già segnato dalle contestazioni. Dodici mesi più tardi, circa 28mila abbonati hanno scelto di non confermare il proprio posto allo stadio per il momento, con una percentuale di mancati rinnovi pari al 93,3%.Il dato riguarda soltanto la prima parte della campagna e non rappresenta quindi il numero definitivo degli abbonamenti per la stagione 2026/27. La nuova fase di vendita, aperta anche a chi non possedeva una tessera nell’ultimo campionato, proseguirà fino al 20 agosto, ma allo stato attuale appare difficile ipotizzare un recupero tale da riportare la Lazio sui livelli consolidati negli ultimi anni.Tra il 2022 e il 2026, infatti, la base degli abbonati era rimasta sostanzialmente stabile intorno alle 30mila unità: 26.193 tessere nel 2022/23, 30.333 nel 2023/24, 29.036 nel 2024/25 e 29.918 nella scorsa stagione. Una continuità che aveva rappresentato uno dei principali punti di forza del rapporto tra il club e il proprio pubblico, ma che rischia ora di interrompersi bruscamente.La campagna in corso potrebbe persino avvicinare il record negativo dell’era Lotito, iniziata nel 2004. Il minimo storico risale all’estate del 2016, segnata dal mancato arrivo di Marcelo Bielsa e dalla successiva promozione di Simone Inzaghi sulla panchina biancoceleste: in quell’occasione furono venduti complessivamente circa 4mila abbonamenti, una cifra che oggi rappresenta ancora un traguardo da raggiungere.Il crollo delle sottoscrizioni non può essere ricondotto esclusivamente ai risultati sportivi o alle scelte di mercato. La protesta era iniziata già durante la seconda parte della passata stagione, con lo sciopero del tifo nelle gare casalinghe, ed è proseguita il 2 luglio con una manifestazione contro la società e con il successivo incontro degli Stati Generali della tifoseria al Teatro Manzoni.I gruppi organizzati avevano invitato i sostenitori a non rinnovare l’abbonamento e a seguire la squadra soltanto nelle partite in trasferta. Un’indicazione accolta da una parte molto ampia del pubblico laziale, che ha definito la rinuncia al posto all’Olimpico come una scelta «estrema ma d’amore», finalizzata a manifestare dissenso nei confronti della gestione societaria senza interrompere il sostegno alla squadra.Il rischio, di conseguenza, è quello di vedere uno Stadio Olimpico largamente svuotato in occasione delle partite interne, come già accaduto nella seconda parte della passata stagione. Uno scenario che avrebbe ricadute non soltanto ambientali e sportive, ma anche economiche, riducendo la prevedibilità dei ricavi da botteghino e abbonamenti e indebolendo il valore commerciale del prodotto offerto a sponsor e partner.Le prossime settimane serviranno a stabilire quale sarà il dato finale della campagna. I primi numeri, tuttavia, indicano già una discontinuità profonda: dopo quattro stagioni trascorse intorno alla soglia delle 30mila tessere, la Lazio deve ora fare i conti con una protesta che ha trasformato l’abbonamento da strumento di appartenenza a principale mezzo di dissenso nei confronti della proprietà.Developed by 3x1010