Da Coca-Cola a Ferrero, le 235 cause delle multinazionali contro le leggi sul cibo spazzatura

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Mentre in pubblico proclamano il proprio impegno a sostegno della salute dei consumatori e della trasparenza alimentare, a porte chiuse le più grandi multinazionali del cibo ultra-processato usano le aule di tribunale per bloccare o rallentare qualsiasi norma che minacci i loro profitti. È quanto svela un’inchiesta esclusiva del Guardian, realizzata in collaborazione con la redazione no-profit Lighthouse Reports, un pool di ricercatori universitari e diverse testate internazionali. Dall’indagine emerge che, tra il 2010 e il 2025, sono state intentate almeno 235 azioni legali contro i governi di Messico, Colombia, Brasile, Stati Uniti e Regno Unito per ostacolare le politiche pubbliche volte a contrastare l’obesità e il consumo di cibo spazzatura.Le aziende coinvolte: da Coca-Cola a FerreroNonostante molte multinazionali abbiano chiesto ai giudici di secretare la propria identità, la ricerca è riuscita a tracciare la matrice di gran parte dei contenziosi, accertando che tre quarti delle cause sono stati promossi da produttori alimentari o dalle loro associazioni di categoria. In particolare, il 38% dei procedimenti avviati da aziende identificabili fa capo a soli otto grandi gruppi industriali: Coca-Cola, PepsiCo, Mondelēz, Kellogg’s, Danone, Ferrero, Xignux e Heartland Food Products Group.Il principale campo di battaglia è stato il Messico, con 193 cause, seguito da Colombia (18) e Brasile (17). Si tratta di Paesi latinoamericani considerati veri e propri pionieri mondiali nell’introduzione di etichette d’avvertimento sulla parte anteriore delle confezioni. Altre azioni si registrano negli Stati Uniti (6) e nel Regno Unito (1), dove l’assenza di grandi contenziosi si spiega, secondo gli esperti, con una normativa già fortemente depotenziata dall’attività di lobbying industriale.Il copione dell’industria del tabaccoI dati dicono che, nei casi già giunti a sentenza, i governi hanno vinto tre volte su quattro. Ma per le multinazionali la vittoria legale non è l’unico obiettivo. La sola durata cumulativa dei processi censiti sfiora i 600 anni di battaglie legali: un lasso di tempo che permette alle aziende di continuare a vendere senza restrizioni, dissanguando contemporaneamente i ministeri della Salute in spese legali e perizie complesse. «Le aziende alimentari seguono alla lettera il copione dell’industria del tabacco. Quando tutto il resto fallisce, fanno causa», spiega al Guardian Marion Nestle, professoressa emerita di Nutrizione alla New York University. «Il fatto stesso che combattano così duramente dimostra che le misure di sanità pubblica funzionano e riducono le vendite dei prodotti dannosi».I contenziosi per ritardare l’entrata in vigore delle leggiDello stesso avviso è Phillip Baker, docente all’Università di Sydney, secondo cui il volume dei contenziosi e la loro durata pluriennale indicano che l’azione giudiziaria serve, prima ancora che a ribaltare le leggi, a ritardarle, scoraggiarle e paralizzare i regolatori. Un effetto confermato anche da Chris van Tulleken, docente al University College London, che sottolinea come nel Regno Unito le autorità siano spesso condizionate dal timore di estenuanti vertenze giudiziarie.Le repliche delle multinazionaliInterpellati dal Guardian, alcuni dei colossi chiamati in causa hanno respinto le accuse di ostruzionismo. Un portavoce di Ferrero ha dichiarato che il gruppo sostiene gli obiettivi di salute pubblica contro l’obesità e che l’interazione con le autorità ha riguardato esclusivamente la richiesta di chiarimenti sull’applicazione delle norme, come eventuali disparità di trattamento tra prodotti simili, anziché un’opposizione di principio alle tutele sanitarie.Sulla stessa linea Coca-Cola, che ha sottolineato di credere nella collaborazione tra governi, settore privato e società civile impegnandosi in un confronto costruttivo, e Danone, che si è detta convinta del ruolo positivo che le imprese devono svolgere al fianco delle istituzioni. Nessuna replica è invece arrivata da PepsiCo, Mondelēz, Kellogg’s, Xignux e Heartland Food Products Group.L'articolo Da Coca-Cola a Ferrero, le 235 cause delle multinazionali contro le leggi sul cibo spazzatura proviene da Open.