AGI La sezione impresa della Corte d'Appello di Milano ha stabilito, con decreto, che l'area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto deve essere chiusa entro 90 giorni, a causa della presenza di amianto e delle emissioni di polveri sottili superiori a limiti di legge. Lo stop all'IlvaNel decreto a firma della giudice Marianna Galioto è stabilito come la sospensione dovrà durare fino a quando non verrà "rimosso integralmente l'amianto ancora presente negli impianti" e non saranno adottate "le misure necessarie per ricondurre l'emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate all'anno". La Corte ha quindi accolto la richiesta di inibitoria presentato da un comitato di genitori tarantini, assistiti dagli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano.La domanda dei cittadini"Appare evidente che la domanda dei cittadini, come formulata nella memoria del 30 settembre 2025 e ribadita in sede di reclamo, è stata comunque motivata - prima e dopo l'Aia 2025 - dal rischio di pregiudizio del diritto alla salute e del diritto al clima". Lo dice la Corte d'Appello di Milano nel provvedimento con cui ha imposto lo stop all'area a caldo dell'ex Ilva entro 90 giorni.Il rischio di "danno alla salute"Per la Corte, "Le domande dei cittadini, come non possono essere considerate generiche, perché sono state puntualmente dedotte le ragioni in base alle quali la gestione dello stabilimento genera il rischio di danno alla salute, con specifico riferimento, tra l'altro, a svariate e individuate sostanze nocive", nonche' "l'inadeguatezza, tempo per tempo, degli accorgimenti utilizzati da Ilva per scongiurare il pericolo di malattie legate all'inquinamento" e "le ingiustificate dilazioni nella realizzazione di interventi idonei a scongiurare i rischi, come consentite da disposizioni dell'AIA 2025 in tesi illegittime.