Burnham promette meno tasse, ma i conti non tornano. I primi ostacoli del nuovo premier

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La premessa (che in questo caso funge da promessa) è di quelle sostanziali. Andy Burnham nel suo primo discorso da premier inglese annuncia meno tasse, ma il debito pubblico britannico è fuori controllo. Al contempo spiega che ridurrà le tasse sulle bollette energetiche utilizzando i fondi provenienti da un programma di identità digitale “non finanziato”. Usa parole precise e ad alto effetto mediatico quando annuncia “un po’ di respiro” per quelle famiglie che hanno lottato troppo a lungo con il costo della vita, ma la sensazione generale è che i conti (almeno al momento) non tornano.Taglio delle tasse, quanti dubbiNon tornano perché il successore di Keir Starmer ha dichiarato che avrebbe finanziato il taglio delle tasse, che costerà 850 milioni di sterline nel 2026/27, con i risparmi derivanti dal progetto di identità digitale abbandonato dal precedente governo, ma un ex ministro ha già precisato che il programma era una scatola vuota. Per cui dove l’ex sindaco di Manchester prenderà i soldi?Sotto osservazione c’è il costo del meccanismo di indicizzazione tripla delle pensioni, accanto alla spinosa questione della tassazione immobiliare. Il governo ha annunciato che ridurrà l’IVA sulle bollette elettriche domestiche dal 5% allo 0% a partire dal 1° ottobre, il che, secondo gli auspici del neo premier consentirà a una famiglia media di risparmiare circa 45 sterline all’anno. Inoltre ha promesso di riportare i beni di prima necessità “sotto il controllo pubblico” per renderli più accessibili. Il punto è come, dopo i dubbi di Tony Blair.Il capitolo difesaE ancora, anche la difesa è in subbuglio per la nomina di Wes Streeting a ministro, dal momento che non ha alcuna esperienza nel settore, a maggior ragione in un momento in cui Nato e Ue stanno programmando una stagione di rinnovamento e di corposi investimenti. Due settimane fa le Forze Armate britanniche hanno ricevuto un investimento storico da 15 miliardi di sterline (di cui 8 miliardi nel Global Combat Air Programme) al fine di essere equipaggiate per combattere “le guerre di oggi e di domani”, destinate a finanziare attrezzature e tecnologie chiave. Il Piano di investimenti per la difesa creerà inoltre quasi 60.000 posti di lavoro aggiuntivi, diretti e indiretti, nell’industria britannica entro la fine del decennio, portando il numero totale di posti di lavoro previsti nel Regno Unito, legati alla spesa per la difesa, a oltre mezzo milione.A ciò vanno aggiunti 115 milioni di sterline per rafforzare le difese del Regno Unito contro le minacce derivanti dall’intelligenza artificiale. Ma nella sua lettera di dimissioni, l’ex ministro della Difesa John Healey ha affermato che il piano di investimenti per la difesa del Regno Unito “è ben lontano da quanto necessario per la difesa e per il Paese in questo momento pericoloso”. Come dire che servono altri numeri, difatti nella sua lettera, Healey afferma che il governo dovrebbe puntare a spendere il 3% del PIL per la difesa entro il 2030.I sondaggi e il primo CPACCon l’insediamento di Burnham a Downing Street, il Partito Laburista è ancora indietro rispetto a Reform UK nei sondaggi, ma il divario si è ridotto grazie a una media del 21%, pressoché identica a quella dei Conservatori. In testa resta Reform UK con il 25%, in calo rispetto a sei mesi fa.I conservatori però si stanno riorganizzando, perché vedono la possibilità di vittoria: per questa ragione Londra ha ospitato la prima edizione britannica dell’appuntamento americano Cpac, che ha contribuito all’ascesa dei repubblicani. Regista dell’evento l’ex premier Liz Truss, nel tentativo di ricostruire la propria eredità e la propria influenza nella destra britannica. Tra gli speaker Nigel Farage, leader del partito Reform UK, Pauline Hanson, leader del partito australiano anti-immigrazione One Nation, George Simion, eurodeputato romeno, Suella Braverman deputata di destra.Polemiche, infine, sono sorte attorno al nome di Louise Haigh scelta come Primo Segretario di Stato, ruolo in passato ricoperto da Lord Mandelson durante gli anni del New Labour. Il nodo sta nel fatto che la signora Haigh avrà un grado gerarchico superiore rispetto agli altri segretari di Stato, pur essendo di rango inferiore rispetto al signor Burnham.