Il mercato del lavoro si rafforza e i redditi recuperano terreno. Vittimberga legge il Rapporto Inps

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“L’inflazione rallenta, le retribuzioni continuano a crescere e il reddito netto beneficia in misura significativa degli interventi fiscali e contributivi”. Con queste parole Valeria Vittimberga, direttrice generale dell’Inps, commenta con Formiche.net il Rapporto annuale dell’Istituto presentato il 9 luglio alla Camera dei deputati dal presidente Gabriele Fava.Il documento fotografa una fase di rafforzamento del mercato del lavoro italiano: cresce l’occupazione stabile, si riduce il lavoro a termine, aumenta la platea dei contribuenti e si consolidano i segnali di recupero del potere d’acquisto dopo la forte fiammata inflazionistica del 2022-2023.Dal Rapporto emerge un mercato del lavoro in miglioramento. Qual è il dato più significativo?I dati del Rapporto annuale Inps mostrano che dal 2023 il mercato del lavoro italiano ha imboccato una traiettoria di progressivo rafforzamento: cresce l’occupazione stabile, diminuisce il lavoro a termine, si amplia la platea dei contribuenti e prende avvio il recupero dei redditi dopo lo shock inflazionistico del 2022-2023.Premesso che la debole dinamica salariale rappresenta da decenni un problema strutturale dell’economia italiana, aggravato dalla fiammata inflazionistica del 2022-2023, il confronto tra il 2025 e il 2022 mostra un quadro diverso e più incoraggiante: l’inflazione rallenta, le retribuzioni continuano a crescere e il reddito netto beneficia in misura significativa degli interventi fiscali e contributivi. Ne emerge un recupero del potere d’acquisto, ancora non uniforme ma ormai chiaramente avviato.Quanto ha pesato il 2022 e che cosa è cambiato da allora?Il 2022 rappresenta il punto più critico della fase post-pandemica: è l’anno nel quale il lavoro temporaneo raggiunge il proprio picco e nel quale l’aumento dei prezzi energetici produce la più intensa pressione sui redditi delle famiglie. Negli anni successivi, invece, la crescita dell’occupazione è stata trainata soprattutto dai rapporti permanenti.La crescita dell’occupazione si accompagna anche a una maggiore stabilità del lavoro?Rispetto al febbraio 2022, si registrano 1,66 milioni di dipendenti permanenti in più, 581 mila lavoratori a termine in meno e quasi 300 mila lavoratori autonomi in più. La quota dei dipendenti temporanei sul totale è scesa da oltre il 17 per cento a circa il 13 per cento. Il dato centrale, quindi, non è soltanto la crescita del numero degli occupati, ma il miglioramento della qualità e della stabilità del lavoro.Cosa raccontano gli ultimi dati disponibili?Gli ultimi dati disponibili confermano questa tendenza: gli occupati hanno raggiunto 24,3 milioni, il tasso di occupazione si è attestato intorno al 63 per cento, ai massimi storici, mentre la disoccupazione è scesa ai livelli più bassi della serie.Anche i dati amministrativi dell’Inps mostrano un consolidamento netto. Nel 2025 gli assicurati hanno raggiunto 27,2 milioni, con un aumento di oltre 620 mila unità rispetto al 2023. I lavoratori dipendenti sono saliti da 21,79 a 22,45 milioni e i dipendenti privati da 16,55 a 17,15 milioni. Crescono dunque l’occupazione regolare, la base contributiva e la solidità complessiva del sistema previdenziale.Quali segnali arrivano da giovani, donne e Mezzogiorno?La dinamica positiva interessa anche le nuove generazioni. Gli assicurati fino a 34 anni sono aumentati in misura significativa rispetto al periodo precedente la pandemia, mentre il tasso di occupazione femminile ha continuato a crescere e il divario tra uomini e donne si è progressivamente ridotto. Anche il Mezzogiorno ha partecipato alla ripresa, con una crescita degli assicurati superiore alla media nazionale nel periodo più recente.Sul fronte delle retribuzioni, il recupero è ormai visibile?Sul piano retributivo, il Rapporto consente di distinguere tra la perdita accumulata durante lo shock inflazionistico e il recupero avviato successivamente. Nel 2025, per i lavoratori a tempo pieno occupati durante tutto l’anno, la retribuzione media lorda è cresciuta del 3,8 per cento, mentre quella netta è aumentata del 4,3 per cento. La crescita del reddito disponibile è stata quindi superiore a quella del lordo, anche grazie agli interventi fiscali e contributivi.Che ruolo hanno avuto gli interventi sul prelievo fiscale e contributivo?Il confronto più ampio conferma l’effetto di tali misure: tra il 2019 e il 2025 la retribuzione mediana è aumentata del 10,8 per cento al lordo, ma del 19,2 per cento al netto. Per il lavoratore mediano, quindi, gli interventi sul prelievo hanno consentito di compensare in larga misura l’effetto dell’inflazione e di proteggere soprattutto i redditi medio-bassi.L’analisi degli stessi lavoratori presenti nel mercato del lavoro sia nel 2021 sia nel 2025 restituisce un quadro incoraggiante: per chi ha mantenuto la stessa tipologia di orario, le retribuzioni lorde sono aumentate intorno al 17-18 per cento, in misura prossima alla dinamica dell’inflazione. Continuità e intensità del lavoro si confermano quindi fattori decisivi per la tutela effettiva del reddito.Guardando al futuro, quale indicazione arriva dal Rapporto?I risultati degli ultimi anni assumono un significato particolare: più occupazione, più stabilità, meno lavoro temporaneo, maggiore partecipazione e redditi netti in recupero rappresentano le condizioni necessarie per rafforzare la crescita e sostenere il sistema di protezione sociale.Il Rapporto annuale descrive dunque un quadro incoraggiante: un’economia che, dopo la pandemia e lo shock inflazionistico del 2022, ha avviato dal 2023 una fase nuova e misurabile.Restano problemi da affrontare, dalla produttività ai divari territoriali e alla piena partecipazione femminile. Ma la direzione è chiara: più lavoro stabile, meno precarietà, più contribuenti e un recupero del potere d’acquisto che nel biennio 2024-2025 diventa concretamente visibile.