Dati, AI e sovranità tecnologica. Perché Eni apre la sua potenza di calcolo

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Nell’attuale scenario tecnologico il supercalcolo è diventato uno strumento essenziale per l’innovazione in settori che spaziano dalla fisica alle scienze dei materiali, dall’energia alla salute. In particolare, per le tecnologie legate alla transizione energetica, la disponibilità di grandi capacità computazionali è fondamentale per accelerare attività di ricerca e sviluppo, come il miglioramento delle celle solari, la progettazione di batterie più efficienti o lo studio di nuovi materiali.È in questo contesto che si inserisce il percorso intrapreso da Eni, che utilizza da anni il supercalcolo in molteplici ambiti: dall’analisi del sottosuolo alle simulazioni per la fusione a confinamento magnetico, fino alle più recenti applicazioni dell’intelligenza artificiale. Un’esperienza che affonda le sue radici nei primi anni Settanta e che nel tempo si è estesa lungo l’intera catena del valore dell’azienda.HPC7, il nuovo protagonista del Green Data CenterA giugno 2026 è entrato in funzione HPC7, il nuovo sistema di supercalcolo di Eni che oggi si colloca al primo posto tra i supercomputer ad uso industriale a livello mondiale. La macchina raggiunge una capacità di oltre 571 PFlop/s di potenza sostenuta e 861 PFlop/s di picco, distinguendosi anche per l’elevata efficienza energetica, che le consente di guidare la propria categoria nella classifica Green500.HPC7 è ospitato nel Green Data Center di Ferrera Erbognone, in provincia di Pavia, centro che Eni utilizza dal 2013 per le proprie infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni. Il sito è considerato tra i più efficienti in Europa sotto il profilo energetico e ambientale. I supercomputer vengono raffreddati attraverso una tecnologia a liquido diretto capace di dissipare il 96% del calore prodotto, mentre parte dell’alimentazione elettrica è assicurata da un impianto fotovoltaico da 1 MW.Un’architettura pensata per le grandi sfide tecnologicheLa nuova infrastruttura è basata su un’architettura analoga a quella utilizzata dai sistemi più potenti oggi disponibili in Europa e nel mondo. Il supercomputer è organizzato secondo una struttura a cluster composta da oltre 3.400 nodi di calcolo e quasi 14 mila GPU, componenti ormai indispensabili per il calcolo parallelo ad alte prestazioni. Questa configurazione consente di affrontare in tempi ridotti simulazioni e processi che in passato avrebbero richiesto mesi, se non anni, di elaborazione.Le prestazioni del sistema emergono anche dai risultati ottenuti nei benchmark di riferimento. HPC7 ha raggiunto 5.949 TFlop/s nel test HPCG, progettato per misurare la capacità di gestire carichi di lavoro scientifici e ingegneristici particolarmente complessi. Sul fronte dell’efficienza energetica, con un indice pari a 65,426 GFlop/s per watt, il sistema si è classificato undicesimo nella graduatoria mondiale Green500, risultando però il migliore tra le macchine della stessa categoria industriale.Un altro elemento sottolineato dall’azienda riguarda la rapidità di implementazione del progetto. Grazie alle competenze interne e a un approccio operativo accelerato, HPC7 è stato messo in esercizio in circa dieci giorni, un periodo nettamente inferiore rispetto ai tempi normalmente richiesti per l’avvio di un sistema di questa complessità.La soglia dell’ExascaleL’arrivo di HPC7 non comporta il pensionamento della precedente infrastruttura. Il nuovo sistema opererà infatti in sinergia con HPC6, ampliando la capacità complessiva di elaborazione disponibile per le attività di ricerca e sviluppo.Sommando le prestazioni dei due supercomputer, Eni raggiunge 1.048 PFlop/s di potenza sostenuta e 1.467 PFlop/s di picco, superando così la soglia dell’Exascale. Un risultato che colloca il gruppo tra i leader mondiali del supercalcolo industriale e mette a disposizione dell’azienda un asset tecnologico considerato strategico per l’innovazione e per il percorso verso la neutralità carbonica.Le applicazioni sono numerose: dagli studi geologici e fluidodinamici allo sviluppo di materiali per la cattura della CO2, dalle simulazioni atmosferiche per le energie rinnovabili alla progettazione di nuove batterie e celle solari, fino alla ricerca sulla fusione e all’implementazione di modelli di intelligenza artificiale dedicati al settore energetico.L’apertura all’ecosistema dell’innovazioneLa novità annunciata oggi da Eni consiste nell’apertura di questa capacità di supercalcolo all’esterno. L’azienda metterà infatti a disposizione di imprese, startup e centri di ricerca non solo potenza computazionale, ma anche competenze specialistiche e strumenti avanzati per lo sviluppo di applicazioni basate sull’intelligenza artificiale e sull’innovazione digitale. L’iniziativa nasce dalla convinzione che le infrastrutture digitali rappresentino un fattore sempre più decisivo per la competitività industriale e per la tutela della sovranità dei dati.Secondo Eni, poter contare su una capacità computazionale proprietaria significa preservare know-how, algoritmi e dati strategici, ottimizzando al contempo i costi e garantendo maggiore flessibilità operativa. Una scelta che l’azienda considera essenziale per sostenere lo sviluppo di nuove tecnologie energetiche e digitali.Tra le realtà che hanno già manifestato interesse per l’iniziativa figurano Domyn, Mercuria, Dompé, Almawave, Reply e la Fondazione Bruno Kessler. L’accesso ai servizi sarà orientato allo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale, simulazioni avanzate e progetti caratterizzati da elevati requisiti computazionali, con l’obiettivo dichiarato di valorizzare infrastrutture, dati e modelli in modo sicuro e coerente con gli interessi industriali e istituzionali italiani ed europei.Con HPC7 e l’integrazione con HPC6, Eni punta dunque a consolidare il proprio ruolo di riferimento nel supercalcolo industriale, mettendo questa capacità al servizio non solo delle proprie attività, ma anche di un più ampio ecosistema dell’innovazione chiamato a confrontarsi con le sfide della transizione energetica e dell’intelligenza artificiale.