Qatar e Turchia, la nuova rete di alleanze e la sfida dell’influenza in Europa

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Le proteste in Francia, le violenze nelle piazze italiane e le tensioni in Spagna hanno cause e dinamiche diverse. Eppure, la rapidità con cui slogan, campagne digitali e mobilitazioni attraversano le frontiere impone una domanda: fino a che punto le crisi interne possono essere sfruttate da reti di influenza straniere?Mentre l’Europa affronta le proprie divisioni, nel mondo musulmano si stanno ridefinendo alcuni equilibri strategici. Il 21 ottobre Qatar, Turchia, Pakistan e Indonesia hanno firmato a Doha il memorandum Badr, dedicato alla cooperazione nell’industria della difesa. L’intesa punta a favorire la produzione congiunta, la condivisione tecnologica, la ricerca e lo sviluppo, oltre alla formazione tecnica. Non si tratta di un patto di mutua difesa, ma di una piattaforma che potrebbe rendere più stretta la collaborazione industriale e militare tra i quattro Paesi.L’accordo si inserisce in un quadro più ampio. Il 7 agosto Turchia, Arabia Saudita e Pakistan hanno firmato un’intesa di difesa che prevede una forma di difesa collettiva: un attacco armato contro uno dei tre Stati viene considerato un attacco contro tutti. Ankara e Islamabad figurano in entrambi gli accordi, mentre Riyadh partecipa al secondo e Doha al memorandum Badr. Si tratta di iniziative distinte, che mostrano come le potenze regionali cerchino di ampliare le proprie opzioni strategiche senza necessariamente aderire a un unico blocco.Qatar e Turchia, una proiezione internazionale in crescitaPer Doha, ricca di capitali ma con una base industriale militare più limitata rispetto a quella turca, il memorandum apre nuove opportunità. Ankara mette a disposizione competenze tecnologiche e capacità produttive; Islamabad può contribuire con la propria esperienza militare e industriale; Giacarta offre un collegamento con il Sud-est asiatico. Ne emerge una rete che dal Golfo si estende verso l’Indo-Pacifico, senza che questo implichi necessariamente una piena convergenza politica su ogni dossier.Accanto alla cooperazione militare esiste una dimensione politica e ideologica. Qatar e Turchia hanno intrattenuto rapporti con esponenti e organizzazioni vicini alla Fratellanza Musulmana, movimento islamista transnazionale articolato in realtà differenti da un Paese all’altro. Questo elemento merita attenzione, ma non autorizza a considerare tutte le organizzazioni musulmane o le mobilitazioni di piazza come espressioni della stessa rete.Nel maggio 2025 il ministero dell’Interno francese ha pubblicato un rapporto dedicato alla Fratellanza Musulmana e all’islamismo politico in Francia. Il documento ha esaminato il radicamento associativo del movimento e i rapporti con soggetti stranieri. Nel successivo confronto parlamentare francese sono stati richiamati anche precedenti sostegni finanziari provenienti da Qatar e Kuwait e possibili forme di supporto ideologico e logistico legate alla Turchia. Le stesse autorità hanno però precisato che non risulta più un finanziamento sistemico da parte di quei Paesi e che alcuni aspetti del sostegno turco restano da accertare.È una distinzione fondamentale: documentare relazioni politiche, finanziarie o ideologiche è diverso dal dimostrare che uno Stato abbia organizzato una protesta o diretto un episodio di violenza.Il Marocco tra influenza religiosa e rapporti con l’EuropaIl Marocco aggiunge un elemento delicato a questo quadro. Il 29 settembre Fatima Ezzahra El Mansouri è stata nominata alla guida del governo, diventando la prima donna a ricoprire l’incarico nella storia del Paese. La sua nomina ha riaperto il confronto tra modernizzazione, ruolo della monarchia e islam politico.Il Partito Autenticità e Modernità, di cui El Mansouri è una figura di primo piano, è nato anche come contrappeso al Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD), formazione islamista marocchina. Il PJD non va tuttavia identificato automaticamente con la Fratellanza Musulmana egiziana: le relazioni tra movimenti, partiti e organizzazioni religiose devono essere ricostruite caso per caso.La monarchia marocchina conserva inoltre una posizione centrale nella sfera religiosa. Il sovrano è anche Amir al-Mu’minin, cioè «Comandante dei fedeli», titolo che esprime una funzione religiosa oltre che politica. Il controllo istituzionale del culto e la promozione di un islam presentato come moderato costituiscono elementi importanti della legittimità monarchica e della politica estera di Rabat.La diaspora marocchina e i rapporti con l’EuropaLa posta in gioco supera i confini del regno. Francia, Spagna e Italia ospitano comunità di origine marocchina numerose e radicate. Rabat mantiene rapporti consolari, culturali e religiosi con la diaspora, mentre i suoi apparati collaborano con quelli europei nella lotta al terrorismo. Queste relazioni possono favorire la cooperazione, ma costituiscono anche un terreno nel quale diversi attori possono cercare di promuovere interessi politici e culturali.Un esempio attuale è il progetto della nuova moschea di Torino, finanziato in parte anche dal Marocco. Il contributo è stato riportato pubblicamente nell’ambito delle notizie sul progetto. La provenienza dei fondi, da sola, non dimostra però che la struttura sarà utilizzata per attività di influenza politica o che sia collegata a reti clandestine: per sostenerlo servirebbero elementi documentali specifici.Le piazze europee e il problema delle interferenzeSi può allora ipotizzare che ambienti islamisti o attori stranieri cerchino di influenzare intermediari, associazioni o settori vicini agli apparati marocchini per incidere sulle mobilitazioni in Europa? È una domanda legittima sul piano investigativo, ma non una conclusione già dimostrata. Allo stato delle informazioni pubbliche considerate, non emergono prove sufficienti che Qatar o Turchia abbiano favorito un’infiltrazione della Fratellanza nei servizi marocchini, né che una rete riconducibile a questi Paesi diriga le violenze nelle piazze europee.Occorre inoltre distinguere tra le istituzioni marocchine e singoli funzionari, gruppi autonomi o organizzazioni private. Un’operazione autorizzata dal governo sarebbe cosa diversa dall’attività di soggetti che agiscono senza il suo mandato. Rabat ha forti interessi nella stabilità europea, dai rapporti commerciali al turismo, dalle rimesse alla cooperazione di sicurezza. Un’azione volta a destabilizzare indiscriminatamente i propri partner sarebbe in contrasto con una parte significativa di questi interessi.Francia, Spagna e Italia: le reti transnazionali sotto osservazioneIn Francia il rapporto sulla Fratellanza ha aperto una discussione sul radicamento delle reti associative e sui possibili legami transnazionali. In Spagna, i rapporti con il Marocco restano sensibili per la gestione dei flussi migratori e per le questioni territoriali. In Italia, le mobilitazioni organizzate attraverso i social pongono interrogativi sulla circolazione dei messaggi, sui finanziamenti e sull’eventuale coordinamento tra gruppi che operano in Paesi diversi.Ma la partecipazione a una protesta, l’origine nazionale e l’appartenenza religiosa non costituiscono prove di una regia clandestina. Per verificare eventuali interferenze occorre concentrarsi su elementi concreti: flussi di denaro, titolarità e amministrazione delle piattaforme, contatti organizzativi, direttive documentabili e comunicazioni verificabili.Le operazioni di influenza, quando esistono, non richiedono necessariamente di inventare una protesta. Possono amplificare tensioni autentiche, diffondere messaggi selezionati, esasperare le contrapposizioni e sfruttarne gli effetti politici. Per dimostrare che questo stia accadendo in un caso specifico, tuttavia, servono prove che colleghino gli attori esterni alle attività contestate.Le nuove alleanze e gli equilibri internazionaliIl memorandum Badr, dunque, non è la prova di una manovra sulle piazze europee. Segnala però che Qatar e Turchia stanno ampliando la propria proiezione internazionale attraverso una rete di cooperazioni che coinvolge anche Pakistan e Indonesia. Parallelamente, il patto di difesa tra Ankara, Islamabad e Riyadh mostra come gli equilibri regionali si stiano articolando attraverso accordi differenti, non sempre sovrapponibili.Per l’Arabia Saudita, queste intese rappresentano un nuovo elemento da valutare nella competizione regionale. Per l’Europa, il compito è distinguere tra cooperazione internazionale legittima, influenza politica e possibili operazioni clandestine. Il punto non è attribuire ogni disordine a una mano straniera, ma capire se e come qualcuno possa trasformare crisi sociali reali in strumenti di pressione geopolitica. La sicurezza europea dipende anche dalla capacità di individuare queste eventuali interferenze senza confondere le comunità che vivono nelle nostre città con gli attori che potrebbero tentare di manipolarle.L'articolo Qatar e Turchia, la nuova rete di alleanze e la sfida dell’influenza in Europa proviene da La Verità.