IL CAIRO — «Uno scudo che protegge, non una spada che attacca». Con questa formula il presidente del Senato egiziano, Essam Farid, ha accompagnato lunedì il voto con cui il parlamento, riunito nella nuova capitale amministrativa a est del Cairo, ha autorizzato il presidente Abdel Fattah al-Sisi a prendere «tutte le misure necessarie» per aiutare l’Arabia Saudita a difendersi dagli houthi, il movimento yemenita alleato dell’Iran che da luglio colpisce il regno con missili e droni.La seduta si è svolta a porte chiuse e nessun conteggio è stato pubblicato: secondo il comunicato ufficiale hanno votato a favore almeno due terzi dei deputati. È la prima volta dalla guerra del Golfo del 1991 che l’Egitto si prepara a un dispiegamento militare di rilievo fuori dai propri confini. Il vicepresidente della commissione legislativa, Taher al-Khouly, ha detto a Reuters che le forze partiranno su richiesta di Riad e in coordinamento fra i due Paesi.Che cosa partirà lo ha spiegato all’Associated Press un funzionario regionale informato sul dossier: sistemi di difesa aerea e aerei per intercettare missili e droni, «nessuna truppa di terra in Yemen». Riad non ha ancora presentato una richiesta formale di truppe.Il voto era atteso la settimana scorsa ed è slittato dopo due giorni di discussione, mentre nel Paese cresceva la diffidenza verso un nuovo coinvolgimento nello Yemen. Negli anni Sessanta l’Egitto intervenne nello Yemen del Nord dopo il colpo di Stato del 1962 del generale Abdullah al-Sallal contro il re Muhammad al-Badr. «Ho sentito molti dire che ci prepariamo ad attaccare lo Yemen, o qualcosa del genere. Non è affatto così», aveva detto Sisi la settimana scorsa. «Il nostro obiettivo è la difesa del territorio e dei confini del regno». Lo stesso limite era scritto nella lettera che il ministro degli Esteri Badr Abdelatty e il capo dell’intelligence Hassan Rashad hanno portato a Riad al principe ereditario Mohammed bin Salman.Non basta a tutti. Il Movimento Democratico Civile, coalizione dei partiti d’opposizione, ha respinto l’ingresso in una guerra regionale: il ruolo del Cairo, sostiene, è la mediazione. Il Partito socialdemocratico ha fatto astenere i suoi deputati per mancanza di informazioni su obiettivi, durata e costi. Da Sanaa il presidente del parlamento houthi, Yahya Ali al-Rai, aveva chiesto al Cairo di respingere la proposta: l’Egitto, ha avvertito, metterebbe a rischio la propria sicurezza nazionale e la stabilità interna. Il capo del Consiglio della Shura del governo yemenita riconosciuto ha invece scritto a Farid per sostenere la partecipazione egiziana. Teheran non ha commentato il voto.Il legame con Riad pesa sul Cairo: il regno è il principale sostegno finanziario dell’Egitto, con miliardi in aiuti e depositi presso la banca centrale, e l’avanzata houthi minaccia Bab el-Mandeb, la porta meridionale del Mar Rosso e dunque del Canale di Suez.Esplosioni su RiadNella notte tra domenica e lunedì esplosioni hanno scosso Riad e i residenti hanno ricevuto sms di allarme per una «minaccia aerea ostile». Domenica gli houthi avevano rivendicato un nuovo attacco all’aeroporto internazionale King Khalid, in gran parte chiuso dopo il colpo di questo mese che ha ucciso 13 persone e ne ha ferite oltre 300. Colpita anche la Saudi Aramco, con disagi alle esportazioni di greggio. La coalizione a guida saudita ha risposto bombardando lanciatori e depositi in Yemen. In settembre il principe ereditario aveva chiesto aiuto militare agli Stati Uniti, ma il presidente Donald Trump non ha acconsentito a raid contro gli houthi; Londra ha annunciato l’invio di caccia Typhoon a protezione delle città saudite.Lo stesso lunedì il ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman, fratello minore del principe ereditario, era a Teheran con il capo di stato maggiore pachistano Asim Munir e il capo dell’intelligence turca Ibrahim Kalin, i tre Paesi del patto della Mecca firmato in agosto. Li hanno ricevuti il presidente Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araqchi. L’Egitto non ha aderito al patto: con il voto di lunedì offre a Riad un contributo difensivo senza legarsi agli impegni di quel trattato, nel giorno in cui i suoi firmatari siedono al tavolo con l’Iran. «Questo incontro storico a Teheran potrebbe essere l’ultima occasione prima che l’escalation sfugga di mano», ha scritto su X l’analista di sicurezza saudita Hesham Alghannam.Al Cairo, dopo aver incontrato Sisi, il segretario generale dell’Onu António Guterres ha parlato con Abdelatty al fianco: «Il rischio della combinazione di un attacco militare schiacciante contro l’Iran e di un attacco militare schiacciante dell’Iran contro i Paesi del Golfo va evitato a ogni costo. Le conseguenze sarebbero inimmaginabili». Il ministro egiziano ha risposto che Il Cairo «parla ogni giorno con gli iraniani, parliamo con gli americani, lavoriamo con i partner regionali».