Israele decide il suo futuro. Per la prima volta dall’attacco del 7 ottobre 2023, poco più di 7 milioni di elettori sono chiamati alle urne il 27 ottobre per il rinnovo della Knesset, a cui toccherà poi votare la fiducia al nuovo governo. I seggi totali del parlamento israeliano sono 120, per ottenere la maggioranza servono almeno 61 deputati, in un sistema elettorale che non prevede premi per la coalizione che otterrà il maggior numero di consensi. Elezioni in Israele, testa a testa tra Netanyahu e EisenkotSecondo gli ultimi sondaggi, si profila un testa a testa fra il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu, al potere da quasi 20 anni seppur non consecutivi, e la coalizione guidata dall’ex generale e capo di Stato maggiore dell’Idf, Gadi Eisenkot, leader del partito di centrodestra Yashar. Al momento sarebbe questa nuova formazione politica, fondata nel settembre 2025, a essere in leggero vantaggio sul Likud di Netanyahu. Facendo una media dei vari sondaggi di opinione, Yashar si attesterebbe attorno ai 22 seggi, mentre il Likud si fermerebbe a quota 20. Su un punto tutti gli istituti chiamati a intercettare le intenzioni di voto dell’elettorato israeliano sono concordi: nessuna delle due coalizione ha possibilità reali di arrivare a 61 seggi. Il blocco guidato da Eisenkot dovrebbe conquistarne 53-54, quello di Netanyahu 50-51. Entrambi dovrebbero cercare accordi in parlamento con le forze politiche che hanno deciso di non schierarsi con le due grandi coalizioni, a partire dai partiti arabo-israeliani, il cui sostegno sarebbe necessario per governare. Gadi Eisenkot e Benjamin Netanyahu, Tel Aviv, Israele, 26 ottobre 2026 (Photo by: Gil Cohen-Magen/picture-alliance/dpa/AP Images)Si preannuncia un’affluenza in aumentoA cambiare le carte in tavola però potrebbe essere il dato relativo all’affluenza, che si preannuncia in aumento rispetto al 70% dell’ultima tornata elettorale. Ad avvalorare questa tendenza c’è il risultato delle operazioni di voto anticipato per i diplomatici e i funzionari israeliani all’estero, dove si è registrata una partecipazione record dell’86,7% degli aventi diritto, rispetto al 69,6% del 2002. Per le elezioni gli esperti stimano un’affluenza generale superiore al 75%, che potrebbe arrivare a sfiorare anche quota 80%.Le coalizioniPer restare alla guida del Paese, Benjamin Netanyahu fa affidamento su una coalizione formata, oltre che dal Likud, dalle formazioni sioniste di estrema destra Otzma Yehudit di Itamar Ben-Gvir e Partito sionista religioso di Bezalel Smotrich, e da alcune formazioni ultraortodosse come Ebraismo della Torah Unito e Shas. La coalizione di Netanyahu potrebbe perdere alcuni voti a destra a causa della nascita lo scorso agosto del partito Amcha Yisrael dell’ex generale Ofer Winter. Secondi i sondaggisti però la neonata formazione politica potrebbe non superare la soglia di sbarramento, fissata al 3,25% delle preferenze. Eisenkot, dal canto suo, potrebbe fare affidamento sull’appoggio di una coalizione più variegata. Il partito B’Yachad, nato dall’alleanza degli ex premier Naftali Bennett e Yair Lapid, secondo le proiezioni sarà la terza formazione politica del paese per numero di consensi. A loro si aggiungono i Democratici di Yair Golan e la formazione laica di destra Yisrael Beytenu di Avigdor Lieberman. A fare da ago della bilancia saranno con grande probabilità i partiti arabo-israeliani di Lista Congiunta e Ra’am, che potrebbero arrivare a un totale stimato attorno ai 14 seggi. Al momento però la coalizione di Eisenkot, a eccezione dei democratici, non ha espresso disponibilità all’ingresso dei partiti arabo-israeliani all’interno di un ipotetico governo. Una mossa elettorale dettata anche dalla volontà di non perdere voti sul “lato destro”, ma dopo il voto la situazione potrebbe cambiare, dato che il rischio di trovarsi in una fase di stallo è piuttosto elevata.I temi centrali: dal 7 ottobre alla coscrizione degli ebrei ultraortodossiIl tema centrale sul quale inevitabilmente gli elettori si esprimeranno è il 7 ottobre. Netanyahu, nei cui confronti è stato emesso un mandato di arresto dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi a Gaza, punta tutto sulla sua figura di uomo forte impegnato sulla sicurezza di Israele. I suoi detrattori invece gli imputano la responsabilità di non aver saputo prevenire l’attacco del 7 ottobre – accuse che si sono rafforzate dopo le indiscrezioni secondo cui il primo ministro sarebbe stato messo in guardia sulla possibilità di un’operazione su vasta scala da parte di Hamas -, la malagestione della guerra a Gaza e della situazione relativa agli ostaggi. Lo scontro fra le due coalizioni verte anche sull’indisponibilità da parte di Netanyahu di istituire una commissione d’inchiesta indipendente per indagare sui fatti del 7 ottobre.Un altro punto sul quale si potrebbero decidere le elezioni è quello relativo alla coscrizione degli Haredim, gli ebrei ultraortodossi. Un tema che da anni divide l’opinione pubblica israeliana e che è diventato sempre più stringente dopo il 7 ottobre, con la necessità di aumentare il personale dell’esercito. Nel giugno 2024 la Corte suprema israeliana ha stabilito che gli ebrei ultraortodossi debbano essere arruolati. Una sentenza che ha messo in difficoltà Netanyahu e ha portato all’uscita dal governo dei partiti Shas e United Torah Judaism. Una situazione complessa per il primo ministro, storicamente alleato dei partiti ultraortodossi, che ha permesso alle opposizioni, da subito fortemente schierate a favore della coscrizione universale, di alzare il livello dello scontro politico.La questione palestineseSembra invece passare in secondo piano la questione palestinese. Anche Gadi Eisenkot, che nell’operazione militare a Gaza ha perso un figlio e due nipoti, si oppone alla creazione dello Stato di Palestina e in campagna elettorale ha promesso di porre fine al controllo della Striscia da parte di Hamas in 18 mesi dalla sua eventuale nomina a primo ministro. Quanto alla Cisgiordania, l’ex generale ha condannato le violenze dei coloni, ma allo stesso tempo ha specificato di opporsi alla creazione di un’entità indipendente per i palestinesi. Posizioni che lo allontanano da un possibile accordo con i partiti arabo-israeliani dopo il voto.Postumi di un attacco israeliano su Gaza. (AP Photo/Abdel Kareem Hana)Questo articolo Elezioni in Israele 2026, Netanyahu contro Eisenkot: lo Stato ebraico decide il proprio futuro proviene da LaPresse