La Cina cerca nella tecnologia una risposta all’invecchiamento della popolazione e alla progressiva riduzione della forza lavoro, mentre gli Stati Uniti ampliano le restrizioni sugli investimenti nei settori strategici. Dalla natalità nel Guangdong alla sperimentazione delle automobili autonome, fino al rafforzamento della disciplina politica deciso da Pechino, emerge una sfida comune: sostenere la crescita economica in un Paese che dispone di grandi capacità industriali, ma deve affrontare vincoli demografici sempre più consistenti.Il Guangdong rappresenta un’eccezione nel panorama demografico cinese. Nella provincia meridionale nasce circa un bambino su otto del totale nazionale e il saldo naturale rimane positivo, con 2,26 abitanti in più ogni mille residenti.Il dato contrasta con la situazione di numerose altre province, dove i decessi superano le nascite. Occorre però distinguere il saldo naturale dall’andamento complessivo della popolazione, influenzato anche dai movimenti migratori.Il Guangdong attira infatti lavoratori e giovani provenienti da altre regioni. Una popolazione relativamente giovane può contribuire a mantenere elevato il numero delle nascite senza che questo implichi necessariamente un tasso di fecondità molto superiore alla media nazionale.Anche le tradizioni familiari possono influenzare le scelte riproduttive, ma occupazione, costo delle abitazioni, servizi per l’infanzia e stabilità economica rimangono fattori determinanti.Il problema nazionale è strutturale. La diminuzione delle nuove generazioni rischia di ridurre progressivamente il numero dei lavoratori e dei contribuenti, mentre l’invecchiamento aumenta la domanda di pensioni, assistenza sanitaria e servizi sociali.Per compensare almeno una parte di questi effetti, Pechino punta sull’innovazione tecnologica e sull’automazione.Le sperimentazioni nella guida autonoma costituiscono un esempio di questa strategia. Xpeng sta sviluppando attività dimostrative con taxi senza conducente, mentre Volkswagen conduce nell’Anhui prove su strada di sistemi di guida automatizzata condizionata.Si tratta di programmi differenti per caratteristiche e autorizzazioni, che non equivalgono ancora a una liberalizzazione generale dei servizi commerciali senza conducente.La competizione riguarda un settore nel quale il valore economico non dipende più soltanto dalla produzione automobilistica. Software, sensori, semiconduttori, sistemi di gestione del traffico e servizi assicurativi assumono un peso crescente.Le imprese capaci di controllare queste tecnologie potrebbero conquistare posizioni importanti nei mercati internazionali.L’automazione offre inoltre la possibilità di aumentare la produttività con una disponibilità relativamente minore di manodopera. Non rappresenta però una soluzione automatica alle difficoltà demografiche.I nuovi sistemi richiedono investimenti elevati, infrastrutture affidabili e una domanda sufficiente a sostenerne i costi. Se i benefici economici si concentrassero in poche imprese, senza tradursi in maggiori redditi e sicurezza occupazionale, la debolezza dei consumi interni potrebbe persistere.La questione centrale riguarda quindi la distribuzione dei vantaggi dell’innovazione.Anche il settore dei trasporti mostra l’ambizione cinese di ampliare i collegamenti e sostenere l’attività economica. Per la stagione invernale e primaverile sono previste 288 nuove rotte aeree interne, con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità dei territori e favorire gli spostamenti.L’espansione dell’offerta non garantisce tuttavia un aumento della redditività delle compagnie. La concorrenza ferroviaria, i costi operativi e la capacità di riempire gli aeromobili continueranno a condizionare i risultati.La stessa difficoltà riguarda numerosi investimenti infrastrutturali: costruire nuove capacità produttive o ampliare i servizi genera benefici duraturi soltanto quando esiste una domanda in grado di utilizzarli.In questo contesto si inserisce il quinto plenum del XX Comitato Centrale del Partito comunista cinese, aperto il 26 ottobre, durante il quale Xi Jinping punta a rafforzare la disciplina interna e l’attuazione delle direttive.Il controllo politico può contribuire a ridurre sprechi, inefficienze e ritardi amministrativi. Un’eccessiva pressione sui funzionari rischia però di scoraggiare l’iniziativa e la segnalazione degli errori, rendendo più difficile correggere le politiche economiche.La capacità di eseguire gli ordini non coincide necessariamente con quella di individuare le soluzioni più efficaci.Alle difficoltà interne si aggiunge la crescente competizione strategica con Washington.Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha presentato una proposta per estendere i controlli su determinati investimenti esteri anche alle biotecnologie. Il provvedimento è ancora soggetto a consultazione e non costituisce un divieto generalizzato già operativo.La motivazione americana riguarda il possibile impiego di alcune tecnologie in ambito militare, nella sorveglianza e in attività considerate rilevanti per la sicurezza nazionale.La competizione fra Stati Uniti e Cina si estende così oltre semiconduttori, telecomunicazioni e armamenti, coinvolgendo ricerca biologica, produzione farmaceutica e accesso ai capitali.Per Pechino, restrizioni più ampie potrebbero ostacolare determinati finanziamenti e collaborazioni scientifiche, incentivando lo sviluppo di alternative nazionali.Per Washington, la difficoltà consiste nel limitare i trasferimenti tecnologici ritenuti rischiosi senza danneggiare attività di ricerca e investimenti utili anche all’economia americana.La possibile applicazione militare di alcune conoscenze scientifiche non significa infatti che tutte le attività biotecnologiche abbiano la stessa rilevanza strategica.La Cina si trova dunque a gestire contemporaneamente tre trasformazioni: il cambiamento demografico, l’accelerazione tecnologica e un contesto internazionale caratterizzato da maggiori restrizioni.La sua capacità industriale e i poli di innovazione rappresentano risorse importanti, ma il successo economico dipenderà dalla possibilità di trasformare i progressi tecnologici in produttività, occupazione qualificata e crescita dei redditi.L’automazione potrà compensare parte della riduzione della forza lavoro, ma non sostituire politiche capaci di sostenere le famiglie e rafforzare la fiducia dei consumatori.La sfida per Pechino non consiste soltanto nel produrre tecnologie più avanzate. Consiste nel costruire un’economia nella quale innovazione, benessere sociale e capacità di governo procedano insieme, evitando che la modernizzazione industriale accentui le difficoltà di una popolazione sempre più anziana.