I fondi per il 2026 del bonus per le colonnine di ricarica domestiche sono già finiti

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Wallbox per la ricarica di un'auto elettrica (Jens Büttner/dpa/Ansa)Martedì il ministero delle Imprese ha comunicato che non si potrà più fare domanda per il “bonus colonnine domestiche” perché sono già finiti i 15 milioni di euro stanziati per il 2026. Era previsto che le domande si potessero presentare fino alla fine di gennaio del 2027 e che coprissero le installazioni avvenute fino al 31 dicembre del 2026 (si poteva infatti fare domanda solo dopo il completamento dei lavori di installazione).Non era scontato che i fondi a disposizione finissero in così poco tempo: per un precedente bonus simile, tra il 2022 e il 2024 furono utilizzati solo poco più di 22 milioni sui 100 milioni stanziati. Il bonus colonnine sarà comunque finanziato anche nei prossimi 4 anni, ma chi finirà di installare la propria colonnina prima della fine del 2026 non potrà fare domanda per i fondi del bonus stanziati per il 2027. Per come funziona il bonus infatti chi installa un impianto in un anno non può chiederlo l’anno successivo.Il “bonus colonnine domestiche” è un contributo che lo Stato paga a chi installa nella propria casa o nel proprio condominio delle stazioni per la ricarica delle auto elettriche, che siano delle colonnine fissate a terra o dei dispositivi fissati al muro e chiamati nel gergo wallbox. Lo Stato contribuisce all’80 per cento della spesa sostenuta per acquistare e installare una colonnina, con dei limiti: 1.500 euro per ogni persona e 8mila euro per ogni condominio, se la colonnina è installata nelle parti comuni.I bonus assegnati in questo modo fanno discutere da tempo: spesso premiano solo chi riesce a fare domanda più in fretta, perché i fondi finiscono in poco tempo, e possono essere percepiti indipendentemente dal reddito e dalla ricchezza di chi ne fa richiesta.– Leggi anche: C’è un nuovo bonus per le colonnine di ricarica domesticheTag: bonus colonnine-click day-politiche pubblicheConsigliatiDa che parte sareste stati durante la Seconda guerra mondiale?È una domanda più complessa di quanto pensiate: Pierre Bayard, studioso di letteratura e psicoanalista, se lo è chiesto in un saggio-esperimento pubblicato da SellerioUn nuovo legamento nel ginocchioO meglio, era sempre stato lì ma non ce ne eravamo mai accorti: conoscerlo può spiegare molte cose sugli infortuni al crociatoPer Giorgia Meloni “Imagine” è «l’inno dell’omologazione mondialista»«Poi è una bellissima canzone. Se uno, diciamo, non capisse l'inglese e non sentisse il testo, la canzone è fantastica»