Putin apre ai negoziati sull’Ucraina, ma dopo le midterm

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Mosca si è mostrata disponibile a portare avanti un nuovo round negoziale dopo il 4 novembre. A dichiararlo è stato Yuri Ushakov, assistente del presidente russo Vladimir Putin per le questioni inerenti alla politica estera, in un’intervista rilasciata il 25 ottobre. “La prossima scadenza è ora fissata al 4 novembre, la nostra festività principale. Dopodiché saremo pronti a riprendere i negoziati”, sono le parole esatte pronunciate da Ushakov, riferendosi alla Giornata dell’unità nazionale, festa istituita nel 2005 per commemorare la cacciata di polacchi e lituani da Mosca e la fine del periodo storico conosciuto in Russia come “Era dei torbidi”. Un pretesto formale, che potrebbe però nascondere una verità decisamente più sostanziale.Poche ore prima, infatti, negli Stati Uniti si terranno le elezioni di midterm, che secondo i pronostici potrebbero vedere il Partito Repubblicano, attuale detentore della maggioranza in ambo le camere del Congresso, cedere buona parte dei seggi al Partito Democratico e perdere la suddetta maggioranza, uno sviluppo che andrebbe a limitare in modo concreto i poteri del presidente Donald Trump. Sviluppi, questi, che non avrebbero un impatto secondario sul negoziato in corso; e proprio per questo il Cremlino avrebbe tutto l’interesse a posticipare fino a dopo le consultazioni la ripresa del dialogo diplomatico, così da poter adattare la sua strategia alla nuova realtà dei fatti.Una lettura che in parte trova riscontro anche a Kyiv. In un’intervista all’emittente Tsn rilasciata lo stesso 25 ottobre, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ipotizzato che la disponibilità di Putin possa essere dettata dalla volontà di non irritare Washington alla vigilia del voto, avvertendo che “a novembre vedremo molto rapidamente se si trattava di un trucco o no”. Kyiv propone anche che il vertice tra leader sia preceduto da colloqui tecnici su tre dossier chiave, ovvero la tregua sulle infrastrutture energetiche, un nuovo accordo per il grano nel Mar Nero e lo scambio di prigionieri. Per il presidente ucraino la questione territoriale resta invece una “linea rossa” da discutere solo ai massimi livelli. Zelensky ha anche messo in guardia dall’allentare le sanzioni prima dell’incontro con Putin, dopo che a ottobre Trump ha sospeso quelle sul petrolio russo per contenere i prezzi del greggio.E forse è sempre in “ottica post-elettorale” che bisogna leggere un’altra delle dichiarazioni rilasciate da Ushakov, quella relativa ai Paesi europei. A suggerirlo è lo stesso diplomatico del Cremlino, notando che “In precedenza, dopo Anchorage, sembrava che l’amministrazione statunitense potesse dettare condizioni e costringere Kyiv a conformarsi”, specificando poi che però “finora questo non ha funzionato. Questo perché non basta dialogare solo con Kyiv; dobbiamo dialogare con l’Europa nel suo complesso, che sostiene pienamente Kyiv”. Parole che sembrano alludere ad un “passaggio di testimone” che potrebbe concretizzarsi molto presto.L’assistente del leader russo ha anche speso qualche parola sul possibile incontro tra Putin, Trump e il presidente cinese Xi Jinping, affermando che i preparativi siano già iniziati, e suggerendo che l’incontro dovrebbe tenersi a margine del vertice dell’Asia-Pacific Economic Cooperation in Cina, in programma il 18 e 19 novembre. Non è stato invece concordato alcun incontro separato tra Putin e Trump, ha precisato Ushakov.