Istat, cresce il livello di benessere ma il rischio di povertà è sopra la media Ue

Wait 5 sec.

AGI - Crescono i redditi ma il rischio di povertà rimane sopra la media europea. Il rapporto Istat sul Benessere equo e sostenibile (Bes) fotografa un’Italia dove 5,4 milioni di persone vivono in povertà assoluta (l’8% delle famiglie) e un Paese in cui permane una evidente spaccatura tra il Centro-Nord e il Sud, con il Meridione con gli indicatori inferiori alla media nazionale. Rapporto Istat sul benessere, resta il divario tra nord e sud Cresce il livello di benessere degli italiani ma si conferma la tradizionale spaccatura tra Centro-Nord e Mezzogiorno: mentre tutte le regioni del Nord e del Centro (con l’eccezione del Lazio) registrano prestazioni superiori alla media nazionale per almeno la metà degli indicatori Bes disponibili a livello regionale, nel Mezzogiorno (fatta eccezione per l’Abruzzo) la maggioranza degli indicatori segnala livelli inferiori alla media Italia.    E' quanto emerge dal rapporto Istat sul Benessere equo e sostenibile.Dei 132 indicatori per cui è possibile il confronto con l’anno precedente, rileva l'istituto, 54 migliorano, 55 sono stabili e 23 peggiorano, evidenziando un generale avanzamento del benessere. Nel lungo periodo il quadro risulta ancora più positivo: oltre la metà degli indicatori migliora (70 su 133 per cui è possibile il confronto di lungo periodo), 24 peggiorano, mentre per 39 indicatori non è possibile stabilire una tendenza univoca.Il Friuli-Venezia Giulia e le due province autonome presentano, in almeno 10 sui 12 domini di benessere, valori medi superiori al valore dell’Italia. All’opposto, Campania, Puglia e Calabria hanno, in almeno 10 dei 12 domini, valori medi peggiori rispetto al riferimento nazionale. Crescono redditi ma il rischio povertà è sopra la media UeNel 2025 crescono i redditi medi e continua a migliorare la percezione della situazione economica ma il rischio di povertà colloca l’Italia in una situazione peggiore rispetto alla media europea (+2,3 punti percentuali).   La crescita del reddito medio disponibile pro capite, si rileva sempre nel rapporto Istat sul Benessere, è del 2,4% in termini correnti rispetto al 2024, e segue il +3% dell’anno precedente rispetto al 2023. Considerando l’andamento dei prezzi, i redditi in termini reali sono saliti nel biennio del 2,2%.   Nel 2025, il 22,6% delle persone residenti in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 20,9% del complesso dei residenti nell’Unione europea, collocando l’Italia al ventunesimo posto tra i 27 Paesi dell’Ue.Anche l’indicatore relativo alla grande difficoltà ad arrivare a fine mese e la disuguaglianza del reddito disponibile pongono l’Italia in svantaggio. Nel 2025, la quota di persone che vivono in famiglie che dichiarano di arrivare a fine mese con grande difficoltà è il 7,5%.Il 12,3% del Mezzogiorno è significativamente superiore alla media nazionale e il dato più contenuto si osserva nel Centro, dove la quota si attesta al 4,7%, anche se in peggioramento dall’anno precedente.Oltre 5,4 milioni di italiani in povertà assoluta, il Sud in testa  Nel 2025 le famiglie in povertà assoluta in Italia sono l’8% sul totale delle famiglie residenti, coinvolgendo oltre 5,4 milioni di persone (9,3% dei residenti). E' la fotografia scattata dall'Istat nel rapporto sul Benessere equo e sostenibile.L’incidenza di povertà assoluta individuale si mantiene più elevata nel Mezzogiorno 11,5%, era il 12,5% nel 2024). Segue il Nord con l’8,5% (era 8,8% del 2024), e il Centro conferma i valori più contenuti con il 7,4% (era 7,6% nel 2024).   Inoltre, dal rapporto emerge che più della metà dei 25-44enni poco istruiti del Mezzogiorno sono a rischio di povertà. Tra le persone di 25 anni e più con al massimo la licenza media il rischio di povertà è oltre 3,5 volte quello dei coetanei laureati (rispettivamente 25,9% e 7,1%).I 25-44enni del Mezzogiorno con al massimo la licenza media sono a rischio di povertà in oltre la metà dei casi (51,8%).  La povertà sale di 2,4 punti percentuali dal 2014 al 2025.Nel lungo periodo, l’incidenza di povertà assoluta individuale ha una tendenza negativa, passando dal 6,9% del 2014 al 9,3% del 2025, +2,4 punti percentuali.