Per una realtà sostenibile – presentata la nuova stagione 2026-2027 dell’Altrove Teatro Studio

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L’Altrove Teatro Studio presenta la sua nuova stagionePER UNA REALTÀ SOSTENIBILEIn cartellone 17 spettacoli, tra nuova drammaturgia, debutti assoluti, grandi ritorni, concerti e un ampio spazio alla formazione.L’Altrove Teatro Studio, fin dalla sua fondazione nel 2017, ha voluto essere, per il pubblico romano, un luogo di salvezza dalla disarmonia del mondo, un’occasione di cambiamento, un’isola felice dove tenere in vita il sentimento della meraviglia.Nel nome dell’eccellenza artistica, della qualità degli spettacoli offerti e della didattica accademica, i direttori Ottavia Bianchi e Giorgio Latini portano sul loro palco i migliori artisti della scena contemporanea nazionale e internazionale, facendo dell’Altrove un punto di riferimento imprescindibile nel panorama teatrale romano, stringendo sempre più un legame di fiducia con gli spettatori, soprattutto più giovani, e non solo.Anche per questa stagione, infatti, come sottolinea il claim PER UNA REALTÀ SOSTENIBILE, l’Altrove Teatro Studio si pone come uno spazio privilegiato dove poter dare vita a una realtà diversa, dove coltivare passioni che rendono la vita meno dolente, dove incontrare anime affini seppur nella diversità di ognuno, tutti uniti, adulti e giovanissimi, artisti e spettatori, nel desiderio di rinascere.“Attraverso il sentimento condiviso della gioia che, come una scarica di elettrica esaltazione, attraversa l’animo di chi varca la soglia di questo luogo magico, il teatro ci insegna che la sofferenza del vivere ci accompagna ogni giorno tranne che in alcuni brevi momenti nei quali riusciamo a mettere in pausa l’inquietudine occupandoci d’altro o di altre persone, agendo fuori dalla nostra realtà che è poi, nel bene e nel male, la nostra zona di comfort. I frequentatori di questo spazio continuano a tornare perché sanno di far parte di una comunità illuminata e vedono l’Altrove come luogo deputato a una resistenza culturale compatta e consapevole. I tempi che stiamo vivendo sono assai cupi, l’aria stessa che respiriamo dalle televisioni e dagli organi di governo è nera. Pertanto mai come adesso ci è sembrato necessario rinnovare la nostra proposta di felicità culturale e collettiva in modo che passare qualche ora qui, “Altrove”, sia la formula giusta per vivere “una realtà sostenibile.” – annotano i direttori artistici Ottavia Bianchi e Giorgio Latini.Diciassette spettacoli, tra debutti assoluti, progetti inediti, prosa, musica, con un’attenzione particolare rivolta alla drammaturgia contemporanea e a tematiche fortemente attuali.Un’offerta che punta sempre più alla qualità, con l’obiettivo di meravigliare e stimolare il pubblico più diversificato e soddisfare i più svariati gusti, sottolineando come lo spettacolo dal vivo sia un punto fermo per la crescita e il benessere sociale, e il teatro un luogo da vivere nella sua totalità, in cui poter crescere, confrontarsi, sviluppare un pensiero critico.Tanti i nomi in cartellone, tra interpreti e registi,  volti noti del panorama teatrale italiano e giovani promesse: Ottavia Bianchi, Giorgio Latini, Giacomo Ronconi, Gino Binchi, Luca Mascolo, Gianpaolo Venditti, Maria Assunta Calvisi, Daniel Dwerryhouse, Federico Giaime Nonnis, Cristina Aubry, Pierpaolo Palladino, Pino Cangialosi, Andrea Giovalè, Sara Mafodda, Michele Eburnea, Giuseppe Ligios, Antonello Foddis, Gabriele D’Angelo, Andrea Ruggieri, Matteo Cortini, Luca Molinari, Loredana Piedimonte, Luigi Orfeo, Gabriele Cicirello, Marco Celli, Alice Generali, Michele Ragno, Zoe Zolferino, Federico Malvaldi, Veronica Rivolta, Donato Cedrone, Massimiliano Aceti, Malvina Ruggiano, Francesca Agostini, Manuela Bisanti, Michela Andreozzi, Carlotta Proietti, Gianluigi Fogacci.“Per una realtà sostenibile” è una missione, un obiettivo per provare a dare forma e vita a un teatro libero e consapevole. LA STAGIONEInaugura la stagione, l’8 novembre, BOOM Vita, avventura e morte del miracolo italiano, di e con Ottavia Bianchi accompagnata alla chitarra da Giacomo Ronconi e alla batteria da Gino Binchi per la regia di Giorgio Latini. Cosa lega le migliori pagine del nostro cinema, i brani iconici del cantautorato nostrano e i grandi marchi che hanno fatto conoscere nel mondo il nostro paese? Se unissimo i puntini tra il nome di Mina e quello di Alberto Sordi, tra la Capannina e i galleggianti sul Tevere, tra l’avvento della televisione e i personaggi dei film di Dino Risi, cominceremmo a capire. Se poi continuassimo il gioco, apparirebbero Gassman o la Vitti, col loro eccezionale talento; poi, con l’ascesa della Fiat sullo sfondo, la storia canterebbe le canzoni di Lucio Battisti e, fermandoci al mitico Folk Studio, sapremmo più o meno come va a finire. Capiremmo, allora, che il filo rosso che unisce nomi, luoghi e canzoni è il sogno del grande boom economico dell’Italia del dopoguerra. Un periodo che, nei racconti dei nostri nonni, ha il colore sbiadito di una vecchia cartolina, sul bagnasciuga di qualche località balneare in cui tutti sorridono, il sole splende e non c’è assolutamente niente che faccia prevedere che il benessere un giorno dovrà finire e che il sogno della ricostruzione crollerà miseramente. Allora guarderemo all’ultimo dei poeti del nostro cinema, Ettore Scola, per consolarci pensando che uno dei suoi film più belli, “C’eravamo tanto amati”, è il magnifico affresco del fallimento di una generazione e che il brano che ascolteremo accompagna uno dei più struggenti dialoghi che abbiano raccontato l’amore perduto. Lo spettacolo toccherà queste e altre tappe, dimostrandoci ancora una volta che siamo tutti fatti dei film e delle musiche del nostro tempo.A seguire, il 15 novembre, L’INFERNO DI DANTE con Luca Mascolo e al pianoforte Gianpaolo Venditti. Uno spettacolo di musica e parole dedicato all’Inferno della Commedia. Questo viaggio affronterà i canti III, VII, XXXIII e V dell’Inferno, in un ordine molto preciso. Ogni canto avrà per compagna una canzone, un grande brano della tradizione del cantautorato italiano dagli anni ’50 ai giorni nostri, riarrangiato ed eseguito per l’occasione dal Maestro Gianpaolo Venditti e interpretato da Luca Mascolo. Gli ignavi e l’antinferno, i prodighi e gli avari, la fortuna, la pena e il rancore del Conte Ugolino e l’amore di Francesca e Paolo. Abbiamo deciso di fare un po’ il tifo per questi personaggi, di dedicargli una canzone che possa fotografarli come una polaroid ingiallita, magari raccontarne un pezzo di vita non descritta dalle parole dell’Alighieri. Per una parola sontuosa era necessaria una sontuosa musica. Ed eccoci quindi a giocare con delle autentiche gemme dalla musica italiana di sempre.Il 22 novembre è la volta di UN DIVANO PER DUE di Giuseppe Della Misericordia con la regia di Maria Assunta Calvisi.Daniel Dwerryhouse e Federico Giaime Nonnis tornano insieme, dopo il successo di Wet Floor, per dare vita a una “strana coppia”. Luca, un informatico atletico, metodico e sicuro di sé, e Giovanni, bancario frustrato e disordinato che cerca di tenere sotto controllo i suoi attacchi d’ira con le sedute di yoga, sono amici da sempre, nonostante le grandi differenze. Un giorno, mentre Luca sta lavorando a una nuova app di incontri commissionata da una multinazionale, Giovanni gli confessa di aver scoperto che Laura, la sua donna, frequenta un altro senza sapere che “l’altro” è proprio Luca. A complicare le cose, Giovanni, trasferitosi proprio in casa dell’amico, scopre che l’app di Luca è stata plagiata e che l’amante di Laura è un collega di lei. A questo punto anche nella mente di Luca nasce il sospetto e la gelosia. Da questa premessa nasce una commedia divertente in cui gli equivoci e i ribaltamenti dei ruoli portano a situazioni comiche e surreali. Alla fine l’unica certezza che resta sarà l’amicizia e quel divano per due che è sempre lì al suo posto, come un’ancora di salvezza.Dal 27 al 29 novembre appuntamento con LA SIGNORA IN BLUES da un’idea di Bruno Maccallini con Cristina Aubry accompagnata da Pino Cangialosi e diretta da Pierpaolo Palladino. Bruna arriva a Roma nel ’38 come impiegata alla SNIA Viscosa e va ad alloggiare presso dei parenti in un palazzone popolare dove, però, sogna di diventare una stella della radio. Una sera ad una festa incontra un importante gerarca che diverrà il suo padrino e la avvierà ad un’importante carriera radiofonica con il nome d’arte di Elsa De Rubis. Ma il successo come voce del regime è nulla in confronto alla scoperta del Blues che le si rivela come una porta spalancata direttamente sulla sua anima. Il blues per lei è anche la scoperta di un sassofonista, Sante detto Sam, italo-americano, figlio di un sarto che lavorava a Brooklyn. Sam la inizia a quella black music mal sopportata dal regime finché lo scoppio della guerra e il successivo sbarco degli alleati la costringeranno ad una scelta lacerante. In scena con la Aubry, il maestro Pino Cangialosi.Si continua, dal 4 al 6 dicembre con DETTO TRA NOI di Andrea Giovalè, Sara Mafodda, Michele Eburnea con Michele Eburnea e Sara Mafodda per la regia di Michele Eburnea. Ricordi come fosse ieri le notti passate con la tua migliore amica, sotto le coperte di un letto che allora sembrava un castello. Ma non era ieri, era vent’anni fa. Avete preso ad allontanarvi, e non avete più smesso. Vent’anni dopo, ricevi l’invito al suo matrimonio e decidi di andare, senza nessuno, in un mare di sconosciuti. Incontri un altro invitato solitario, che non vuole rivelare il motivo della sua presenza. E se lui, come te, fosse più importante di quello che sembra? Se fosse lì per motivi di lavoro, e il suo lavoro fosse quello… della morte? E se spettasse a te scegliere, dopo vent’anni, il destino di una persona che conoscevi nel profondo, e ora non riconosci più: cosa sceglieresti? L’assurdo e il romantico si sovrappongono in un’elica di emozioni vorticose, fino a portare attori e spettatori, a conclusioni inaspettate e insieme inevitabili.Appuntamento unico il 13 dicembre con LA VENERE ALLO SPECCHIO  da un adattamento di Giuseppe Ligios, con Antonello Foddis e Giuseppe Ligios, per la regia di Giuseppe Ligios. Alla fine di una lunga e infruttuosa giornata di audizioni per il ruolo in una pièce teatrale, un attore irrompe in sala chiedendo di poter sostenere il provino. Dopo vari e vani tentativi del regista di rinviare l’incontro al giorno successivo, si da inizio ad una prova che si rivela inaspettatamente sorprendente, ma che porterà i due ad entrare in contrasto sull’interpretazione dei ruoli. Il lavoro si rifà al romanzo di Leopold von Sacher-Masoch “Venere in Pelliccia”, in cui le fantasie erotiche sono il motore portante del testo, nel quale il protagonista narra del suo incontro con Wanda, misteriosa giovane donna dell’alta società con la quale si innesca un gioco di seduzione e dominazione. Più che un’audizione, ciò che si consuma sulla scena è il rituale per la realizzazione di un desiderio di trasgressione. La sete di dominazione come affermazione di sé, la profonda frustrazione del proprio ruolo sociale, l’ostentata presunzione del proprio valore intellettuale, il desiderio inconfessabile di rompere gli schemi, si scontrano col bisogno ossessivo di sentirsi dominati e puniti. Il tutto dà vita ad uno spettacolo grottesco, a tratti comico e, in questa versione del testo, senz’altro sorprendente.Tornano per il consueto concerto natalizio, il 19 e il 20 dicembre, LE MANI AVANTI il coro diretto da Gabriele D’Angelo con il loro repertorio e ovviamente grandi classici natalizi, da White Christmas a Happy Xmas (War Is Over), passando per rivisitazioni originali come Jingle Bells in minore e una Carol of the bells al cardiopalma. Molti i brani in italiano, con grandi nomi del nostro cantautorato come Fossati, il duo Gazzé – Fabi, fino ad arrivare ai 99 Posse e La rappresentante di lista.Apre il nuovo anno, dal 22 al 24 gennaio, TERZO PIANO, spettacolo scritto e diretto da Andrea Ruggieri  con Matteo Cortini e  Luca Molinari. Una camera da letto, due giovani uomini, un incontro occasionale nato su un’app. Da una parte la paura di investire in un rapporto d’amore, dall’altra la fantasia di trovare una persona “speciale”. Dietro le prime asperità, i primi timidi tentativi di approccio e comunicazione, si nasconde il desiderio – non del tutto consapevole – di trasformare il sesso appena consumato in un brandello di intimità. Se Marco, per un attimo, si perde nel sogno di una tenera quotidianità possibile con l’amante appena conosciuto, Giuliano al contrario si difende, irrigidendosi sui propri timori e appellandosi ad un collaudato protocollo che lo ha sempre protetto da strascichi e incomprensioni: non trattenersi in casa dell’amante per più di trenta minuti… Ma cosa accadrebbe se questa regola venisse infranta a causa di un fortuito incidente? Forse i due avrebbero finalmente occasione di prendere contatto con i propri desideri. L’unico modo per riuscirci è parlare. Al di fuori di quella stanza lo spazio è infinito, il mondo è terrificante. In quella camera da letto tutto è sospeso, lo spazio è misurabile e un dettaglio fisico, una singola parola possono diventare paradigma di eternità.Il 30 e il 31 gennaio torna in scena, a grande richiesta dopo il successo del 2025, UNA CULLA SBAGLIATA di  e con Ottavia Bianchi, e con Loredana Piedimonte, per la regia di Ottavia Bianchi e Giorgio Latini. “Una vita dura ha bisogno di una lingua dura, perché duro è il linguaggio della poesia. La poesia non è un posto dove nascondersi, è un luogo in cui ritrovarsi. Il passato non è concluso. Possiamo sempre ritornare, possiamo aggiustare ciò che gli altri hanno rotto, possiamo parlare con i morti.” Liberamente tratto dal best seller “Perché essere felice quando puoi essere normale?” della scrittrice britannica Jeanette Winterson e in parte autobiografico, lo spettacolo narra la storia di una vita difficile, quella di Jeanette. In bilico tra il fanatismo religioso della madre adottiva e la scoperta della vera sé stessa, la protagonista troverà il suo riscatto grazie all’amore per la letteratura e alla poesia. La strada per la riconciliazione con i fantasmi dell’infanzia sarà lunga e tortuosa, passando per il funerale di una madre pazza, una casa piena di ricordi e la visita di una donna misteriosa che la aiuterà in questo percorso fino ad un finale imprevisto. Poetico, buffo e commovente, cercherà di dare una risposta alla secolare domanda: perché la perdita è la misura dell’amore?Il 14 febbraio, appuntamento speciale con ELISIR D’AMORE Fiaba in musica per attore solo di e con Luigi Orfeo. Volando sulle note dell’orchestra, lo spettacolo racconta L’Elisir d’Amore di Gaetano Donizetti: la storia d’amore tra Adina e Nemorino. Luigi Orfeo, come parte integrante della narrazione, spiega la funzione dell’orchestra, il senso del coro, delle scelte musicali, facendo innamorare il pubblico dell’Opera Lirica e dei suoi segreti. Fa ascoltare le scene principali, interpretando tutto: personaggi, coro, orchestra, scenografia, effetti speciali e lo stesso teatro dal maestoso sipario bordò. “Opera Pop – Lirica raccontata ad arte” è un podcast di entertainment culturale, coinvolgente ed emozionante, ideato e condotto da Luigi Orfeo. Questo spettacolo nasce proprio per rivolgersi a chi non ha mai ascoltato l’opera. Col suo racconto divertente e informale, Elisir D’Amore permette a chiunque di potersi avvicinare a questo genere, restituendo le chiavi di lettura per comprenderne e amarne le vicende e i protagonisti. Un’avventura inaspettata accoglierà gli spettatori nel giorno degli innamorati, per divertirli, sorprenderli, incantarli con una storia che dal 1832 ad oggi, non smette di far sognare.Spazio poi, dal 19 al 21 febbraio, a OLTRE LE NUVOLE IL CIELO,  spettacolo scritto e diretto da Gabriele Cicirello con Marco Celli, Alice Generali, Michele Ragno, Zoe Zolferino.  Aeroporto, zona d’imbarco. Cinque viaggiatori, sconosciuti tra loro, sono in attesa di partire verso una destinazione comune, imprecisata. L’annuncio della sospensione del volo getta tra i passeggeri una rabbia che diventa presto sgomento, quando tutti si accorgono che le porte del gate sono bloccate. Nessuno può lasciare quel “non luogo”, posto privo di natura e di identità. Costretti a condividere uno spazio-tempo indefinito, i cinque passeggeri entrano in relazione, scoprendo la vita l’uno dell’altro, soprattutto quando dalle valigie – come fossero incantate – iniziano ad emergere oggetti, ricordi, segreti e mondi che svelano la storia di ogni viaggiatore e la intrecciano con le storie degli altri. I protagonisti, insieme, condividono un viaggio surreale ma pieno di verità, in scenari diversi, storia dopo storia, dove ogni anima affronta i nodi irrisolti del proprio passato, presente e futuro. In un mondo frenetico che ci pretende veloci, dove guardarsi negli occhi è sempre più raro, cosa succede se la vita ci obbliga a fermarci?Dal 26 al 28 febbraio è la volta di OPHELIA, scritto e diretto da Federico Malvaldi con Veronica Rivolta. Ophelia nasce come una riscrittura contemporanea dell’Amleto di Shakespeare a partire da una figura rimasta a lungo ai margini della tragedia: Ofelia, giovane donna attraversata dallo sguardo degli altri, dal linguaggio del potere, dall’amore, dal lutto e dalla follia. Non si tratta di raccontare di nuovo la sua storia, ma di interrogarne la persistenza. Chi è Ofelia oggi? Una vittima, un simbolo, un corpo poetico, una voce rimossa? O forse una figura che continua a parlarci proprio perché sfugge a ogni definizione stabile? Lo spettacolo indaga gli archetipi che il personaggio porta con sé – la ragazza obbediente, l’amata sacrificata, la folle, la santa, la sommersa – per metterli in relazione con il presente: con il modo in cui ancora oggi si costruiscono, si controllano e si narrano le identità femminili. Come in molte riscritture moderne del mito shakespeariano, da Hamletmachine di Heiner Müller a Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard, il punto di partenza non è la fedeltà al testo originale, ma la possibilità di far emergere ciò che nel testo resta in ombra. Questa Ofelia non cerca necessariamente una risposta definitiva. Si muove piuttosto dentro una domanda: cosa rimane di una donna quando la sua storia è stata raccontata da altri? E cosa accade quando, finalmente, quella figura prova a prendere parola?La stagione continua il 7 marzo, con IL TESTAMENTO DI BEETHOVEN di e con Luca Mascolo e al violoncello Donato Cedrone. Nel 1802 ad Heiligenstadt, nei sobborghi di Vienna, Ludwig Van Beethoven scrive il suo testamento. Egli è appena trentenne e quella lettera resterà chiusa in un cassetto per altri 25 anni, fino alla sua morte nel 1827. Questa è la storia di quegli anni e di quell’uomo. In questa drammaturgia originale di Luca Mascolo, vediamo Beethoven raccontato da sé stesso e da ciò che di lui ci è giunto dal passato: lo spirito, le nevrosi, il dolore e la solitudine, l’euforia estatica e incontenibile, la legge morale e il cielo stellato. Le musiche di scena, tutte tratte da sue composizioni, sono appena accennate, in un gioco continuo tra voce e violoncello, in cui i due elementi si scambiano le parti, nel vero senso della parola, per cercare di restituire al pubblico, il lavorìo mentale del compositore, nel suo intessere una trama tra armonia e melodia.Il 20 e il 21 marzo, appuntamento con MI SONO SCORDATA di Ottavia Bianchi con la regia di Giorgio Latini che condivide la scena con la stessa Bianchi e Giacomo Ronconi. Se la notte è il momento del riposo e dell’abbandono felice, per Dario è il momento del lavoro di scrittore seriale e solitario. Rinchiuso tra le sue abitudini e le sue paure, vive solo da sempre, ripiegato nell’ossessione di scrivere il romanzo più importante di tutti i tempi per riscattarsi da una carriera fatta di libri dozzinali. Una notte qualsiasi s’imbatte in una donna che non ricorda niente della sua vita eccetto il suo nome, Amanda, creatura buffa e misteriosa e, per ironia della sorte, affetta da una strana forma di sonnambulismo. Forse per Amanda, in un tempo lontano, la musica era parte della sua vita ma ora lei non ricorda più nulla se non i versi di alcune canzoni che, come fantasmi notturni, le vengono in mente solo di notte riportandola in contatto coi frammenti di una vita passata che forse nasconde il motivo delle sue amnesie. Ad aiutare Dario nell’impresa di farle tornare la memoria, un prode musico, Sergio, suo amico, verrà assoldato per una strana terapia. Nello spettacolo saranno eseguiti dal vivo alcuni brani tratti dall’album “Ecco il mio cuore” edito da Alfa Music.Successivamente, dal 9 all’11 aprile, LE RAGAZZE VOGLIONO SOLO DIVERTIRSI scritto e diretto da Massimiliano Aceti con Malvina Ruggiano, Francesca Agostini e Massimiliano Aceti. Lo spettacolo racconta la storia di due sorelle, Manuela e Sara, che hanno da poco perduto la madre rigida e autoritaria. Manuela, la sorella maggiore, è sprofondata in una spirale di depressione e alcolismo; Sara, nonostante sia la più piccola, si è fatta carico della sofferenza della sorella per via dei sensi di colpa che la tormentano: non si è accorta del problema cardiaco della madre malgrado la sua specializzazione in cardiologia. Le due sorelle, costrette a vivere nella stessa piccola casa per ristrettezze economiche, stanno lentamente rinunciando a vivere, mettendo da parte i loro sogni. Dopo l’ennesima litigata, dovuta a tensioni e recriminazioni, l’anta del frigorifero si apre di colpo e ne viene fuori Stefano, il papà spiantato, morto in un incidente d’auto trenta anni prima. Solo Manuela, la maggiore, è in grado di vederlo e sentirlo. Stefano, musicista con problemi d’alcol, riesce con la sua leggerezza e con la sua goffaggine a riportare il divertimento nella vita delle figlie, non senza difficoltà. Divertente, a tratti struggente e comico, uno spettacolo che parla di famiglia, di vita, morte e frigoriferi.Il 25 aprile, THE PRUDES di Anthony Neilson con Carlotta Proietti e Gianluigi Fogacci per la regia di Gianluigi Fogacci. I Prudes sono una coppia: vivono insieme da nove anni anche se Jessica ci tiene a precisare che non sono sposati e che il matrimonio è un retaggio del patriarcato maschile. Ma “prude” in inglese è anche un sostantivo che significa puritani, moralisti, timorati di Dio, di morigerati costumi. Ironia della sorte, questi Prudes si presentano invece sul palcoscenico di un teatro gremito di spettatori per vivere, o inscenare (non ci è dato sapere) il loro dramma di coppia, in una specie di seduta terapeutica collettiva. Al centro della loro problematica è il calo di desiderio che riguarda soprattutto James, che non riesce più ad avere rapporti con la sua amata Jessica, costringendola così a una lunga astinenza sessuale, e che, se fallirà anche questa ultima chance, cioè consumare un rapporto davanti ad una platea di spettatori, sarà abbandonato dalla sua compagna che non intende vivere il resto della sua vita senza sesso. Come si può facilmente prevedere l’espediente scelto non darà i frutti sperati. I goffi tentativi di entrambi di risolvere il problema precipitano rapidamente in un gioco al massacro dove emergono vecchie ruggini; cose mai dette e che ora feriscono; confessioni fatte al pubblico per conquistarne la complicità; colpi di scena e travestimenti che fanno dubitare via via se siano persone vere o personaggi interpretati da due attori che sono, forse, in cerca di nuova ispirazione attraverso un’improvvisazione scenica.Chiude la stagione dal 7 al 9 maggio, Michela Andreozzi che dirige LA SCARPA PERFETTA di e con Manuela Bisanti.  La scena è dominata da una sola, enorme torta nuziale. È un altare, una prigione, un piedistallo, un trampolino. È il simbolo del matrimonio mancato e del tempo congelato. Mina è in cima: viva, ironica, intrappolata. Si deve sposare e ha tre uomini in prova perché… “il matrimonio è una cosa seria”. Nel raccontarci la sua storia in maniera brillante e divertente, a tratti irriverente, tocca argomenti come l’amicizia, il senso di colpa, il sesso, ma anche, con toni più seri, riflessivi e poetici, la rabbia, le relazioni, la violenza… la perdita. Ed è pian piano, tra tante risate e qualche lacrimuccia, che conosciamo la vera protagonista, che come tanti di noi, cerca di riempire un vuoto che non si può riempire se prima non lo si vive. La scarpa perfetta è un viaggio nella vita di Mina, la sua trasformazione, il suo ritorno a se stessa. Tra comicità brillante e ferite mai chiuse, Mina tenterà di scendere dalla torta della sua vita per tornare finalmente a sé.L’Altrove Teatro Studio è, infine, attento alla formazione con l’Accademia di Arte Scenica, i corsi di teatro professionale, i corsi di teatro adulti, corsi di canto, di dizione e linguaggio para verbale e pianoforte.Accademia d’Arte ScenicaUno spazio a misura di allievoNel proposito di creare un luogo teatrale interamente dedicato alla comunità e alla creazione di una dimensione ideale in cui l’eccellenza sia accessibile e popolare, Ottavia Bianchi e Giorgio Latini, in armonia con una vocazione sincera e una lunga esperienza didattica, hanno desiderato ardentemente che gli spazi fossero pensati non solo a misura di attore ma anche e soprattutto a misura di allievo. Pertanto l’Accademia D’Arte Scenica da loro fondata vuole essere, per i ragazzi, uno spazio protetto che sia palestra dell’anima e del corpo, luogo privilegiato di conoscenza del sé e delle proprie risorse espressive e attoriali, con la garanzia di un percorso di studi e un piano didattico di altissimo livello. Il percorso è finalizzato allo studio delle tecniche base del movimento, all’allenamento del corpo dell’attore nello spazio scenico, con particolare attenzione allo studio del proprio strumento vocale; infatti lo scopo è quello di renderlo libero dai condizionamenti esterni quali stress, ansia da performance, blocchi emotivi che rendono deficitaria la nostra capacità di espressione. In più di dieci anni, molti ex allievi che hanno mosso i primi passi qui sono ora professionisti del teatro, del cinema, del doppiaggio e possono vantare una grande sicurezza e padronanza del mestiere, proprio grazie agli strumenti acquisiti col nostro metodo di studio.PRIMO ANNOIl piano didattico del primo anno di dipana in due fasi. La prima fase è pensata per tutti i principianti e i neofiti che vogliano accostarsi all’arte della recitazione cominciando dalle basi fondamentali, ma anche a coloro che, trovandosi già in fase di apprendimento, vogliano approfondire le loro conoscenze con una modalità di studio accademica e di tipo assolutamente professionale, elemento fondamentale per chiunque desideri intraprendere o portare avanti seriamente il mestiere dell’attore. È, inoltre, adatta a chi senta il bisogno di sviluppare le potenzialità nascoste della propria capacità retorica, espressiva e affabulatoria, doti imprescindibili in un’epoca come questa, così fortemente competitiva e basata sull’arte della comunicazione in tutte le sue sfaccettature. La seconda fase è pensata come prosecuzione naturale del percorso tramite uno studio sulla parola e sul movimento, nell’ambito specifico dell’analisi del testo e della costruzione di uno o più personaggi nel dialogo e/o nel monologo.SECONDO ANNOGli allievi, ormai consapevoli delle tecniche di base e del loro potenziale, affrontano, solitamente, lo studio di autori classici e di chiara fama, portando parallelamente avanti lo studio dell’analisi testuale, del training vocale e fisico, di vari metodi di improvvisazione, approfondiscono le tecniche di costruzione di personaggi più sofisticati e complessi, attraversoun allenamento sempre più mirato.ALTROVELABIl laboratorio permanente dell’Accademia D’Arte Scenica al quale si accede di solito a partire dal terzo anno o, in casi eccezionali, dopo il primo. Vengono affrontati linguaggi teatrali diversi, a seconda della necessità dettata dagli spettacoli da portare in scena che sono, generalmente, caratterizzati da difficoltà tecniche crescenti. Questo tipo di lavoro è pensato per allievi ormai dotati di una certa consapevolezza o che, pur essendo già in professione, vogliono continuare ad affinare la loro tecnica per essere acquisire registri diversi e linguaggi teatrali più strutturati.MOSTRENon mancheranno gli appuntamenti con l’arte con la mostra Veneri&Narcisi ad opera di Cristina Gardumi in gemellaggio con lo spettacolo “La venere allo specchio” di Giuseppe Ligios in scena il 13 dicembre 2026.In questa foresta di carta si aggirano creature in cerca di senso. Lo potranno trovare dentro se stesse o fuori, nell’immagine che il mondo rimanda loro. Una realtà di specchio, spesso fredda a volte in fiamme, pronta a sciogliersi come un confine incerto. Ognuna di loro può scoprirsi come può, ma di certo può essere letta solo nell’incontro con l’altro da Sé, nel corso del dialogo fatidico e fatato per il quale non ci si prepara mai abbastanza. Forse più l’altro ci coglie di sorpresa, minore è il tempo che abbiamo per nasconderci e armarci, e più veri saremo nel ritratto che ci verrà restituito.A seguire, Non solo giovani attori. Le mani che curano la ferita del mondo,In mostra le opere di Beatrice Benedetti, Maria Cussino, Alessandro Greco, Giorgia Mazzeo, Valentina Suigo, Giulia Taloni, Silvia Verticchio.Mostra di pittura, disegno e costume in gemellaggio con lo spettacolo “Una culla sbagliata” di Ottavia Bianchi in scena il 30 e 31 gennaio 2027.“Poiché come per molti che fanno questo mestiere, anche per me il Teatro è da sempre l’isola sacra in cui creare una famiglia d’elezione, si poteva forse immaginare che l’Altrove sarebbe divenuto ben presto un rifugio magnetico per le persone, in particolare per i giovanissimi. Infatti, ragazze e ragazzi, tra i diciotto e i trent’anni, costituiscono la maggior parte della popolazione cosi detta “stanziale” di questa casa. Sono tutti studenti della nostra Accademia D’arte Scenica che, da più di dieci anni, semina nel mondo validi professionisti del mestiere e perfino qualche artista. La felice scoperta degli ultimi due anni è di avere, tra i nostri allievi, ragazze e ragazzi che sono non solo amanti del teatro ma veri e propri artisti della matita, del pennello, nonché dell’ago e del filo. La mostra “Non solo giovani attori – le mani che curano la ferita del mondo” è gemellata con lo spettacolo “Una culla sbagliata”. Il testo, attraverso il racconto di una vita che trova il suo riscatto nella letteratura e nella poesia, parla proprio di come fare arte sia un continuo riaprire e riparare la stessa, antica ferita. Il ritorno in scena di questo lavoro ci è parsa l’occasione perfetta per dare spazio a questi artisti e alle loro opere, in felice armonia col claim di questa stagione “Per una realtà sostenibile”. Infatti, mai come in questo momento storico, esso rimanda alla necessità di trovare riparo da una realtà ostile e pericolosa, sia essa generata dalla famiglia d’origine e dal carico d’ereditarietà che essa comporta, che dalla classe dirigente che sta facendo nero il mondo. Ci è sembrato quindi doveroso aprire uno spazio pulito e neutro, come può essere quello di un teatro, a questo gruppo di giovani che, ad arte, usano le mani per ripulirsi l’anima dalle ferite che il mondo infligge a se stesso e a loro.” _ Ottavia Bianchi Biglietti: Intero 15 euro – Ridotto 10 euro – Tessera 3 euroAbbonamenti:MUSICA E DANZA 63 euro (7 spettacoli)PROSA 128 euro (16 spettacoli)ALTROVE FAMILY 39 euro (4 ingressi)CARNET 90 euro (10 ingressi)ALTROVE TEATRO STUDIOVia Giorgio Scalìa, 53ipensieridellaltrove@gmail.comwww.altroveteatrostudio.it