Francia, il Pil cala dello 0,1% nel terzo trimestre. Il ministro Lescure: «Andremo a sbattere contro un muro»

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PARIGI — L’economia francese si è contratta dello 0,1% nel terzo trimestre, ha comunicato venerdì mattina l’Insee, l’istituto nazionale di statistica. Gli analisti attendevano un segno più. È il terzo trimestre consecutivo senza crescita, dopo la stagnazione della primavera e il −0,2% di inizio anno. Nelle stesse ore i portuali della Cgt, la principale confederazione sindacale francese, hanno fermato per 24 ore una ventina di scali, da Le Havre a Marsiglia, contro la manovra che il governo difende come l’unica strada per evitare il peggio.I conti dell’Insee dicono che a cedere sono gli investimenti, in calo dello 0,6%, e soprattutto le esportazioni, scese dell’1,7% con l’aeronautica come principale voce negativa. I consumi delle famiglie tengono, in aumento dello 0,4%, ma il commercio estero da solo sottrae 0,6 punti alla crescita. Si aggiunge l’inflazione: l’indice armonizzato di ottobre sale al 3,8% su base annua, il livello più alto da fine 2023, spinto da energia, affitti e trasporti.Il ministro dell’Economia e delle Finanze Roland Lescure ha commentato i dati alla radio-tv pubblica Franceinfo. «La crescita è assente da tre trimestri consecutivi», ha detto, attribuendo lo stallo a «una combinazione senza precedenti di shock esterni e interni». Poi l’avvertimento rivolto al Parlamento, dove sta cercando di far passare la legge di bilancio 2027 con miliardi di tagli: «Se non realizziamo il consolidamento fiscale previsto dal bilancio, andremo a sbattere contro un muro». E una rassicurazione: «La Francia non va verso una crisi». L’obiettivo di crescita del governo per il 2026 resta lo 0,5%, un decimale sopra le stime dell’Insee e della Banca di Francia; per Jean Dalbard, economista di Bloomberg Economics, il Paese entra nell’ultimo trimestre «con poco» slancio.Le Havre e gli altri scaliIl secondo fronte della giornata è sulle banchine. La federazione Cgt Ports et Docks, che dice di rappresentare quasi il 90% dei circa 14.000 addetti portuali, ha chiamato lo sciopero in 24 scali, tra cui Le Havre, primo porto container del Paese, Rouen, Dunkerque, Calais e Marsiglia-Fos. «I porti francesi saranno fermi al 95%», aveva annunciato lunedì il segretario generale Tony Hautbois. Le rivendicazioni tengono insieme la protesta contro la «militarizzazione» degli scali e il rifiuto della manovra: la stessa che Lescure, poche ore prima, aveva indicato come l’unico argine al muro.La fermata francese si inserisce in una giornata internazionale dei portuali che, riferisce Reuters, coinvolge 113 porti in 22 Paesi su cinque continenti, con lo slogan «I portuali non lavorano per la guerra». L’iniziativa è nata da sindacati di Italia, Francia, Grecia, Paesi Baschi, Turchia e Marocco e la data è stata fissata a maggio con la Dichiarazione di Istanbul. Scioperi di 24 ore in Italia, Grecia, Turchia e India; soste di due ore in Marocco e a Cipro. La richiesta centrale è la fine della guerra a Gaza e lo stop al transito di armi. «Le armi hanno bisogno di trasporto, infrastrutture e mani di lavoratori per arrivare a destinazione. È lì che sta il nostro potere», ha detto ad Al Jazeera Markos Bekris, leader del sindacato dei portuali del Pireo.Gli organizzatori parlano di oltre il 40% del carico mediterraneo a rischio e di più di 2 miliardi di dollari di merci. L’adesione reale, però, non è misurabile a metà giornata: in alcuni scali i sindacati hanno tenuto manifestazioni senza fermare le operazioni e l’autorità portuale di Genova prevedeva disagi limitati. Il governo francese non ha commentato lo sciopero.Il calendario sociale non si ferma ai porti. Sabato i Gilet gialli hanno convocato raduni davanti ai municipi e all’Assemblea nazionale, con l’adesione annunciata di sindacati della scuola. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha disposto circa 70.000 agenti tra Parigi e le altre città e ha definito «molto alto» il rischio di disordini. Sabato scorso, con lo stesso dispositivo, il ministero aveva contato 410.000 manifestanti in tutta la Francia, la Cgt quasi 800.000; il bilancio aggiornato parla di 1.435 fermi e 267 agenti feriti. Giovedì 5 novembre cinque confederazioni hanno indetto uno sciopero nazionale su salari, pensioni e tagli, dopo che l’incontro del 21 ottobre con il premier Sébastien Lecornu si è chiuso, secondo i sindacati, senza risultati.Sui mercati il giudizio è arrivato in pochi minuti: dopo il dato dell’Insee il rendimento del titolo di Stato francese a dieci anni è salito di 6 punti base, al 4,944%.