All’Auditorium Parco della musica a Roma la cerimonia per gli 85 anni di Snam. Presente anche il capo dello Stato, Sergio Mattarella. “La sicurezza energetica non nasce quando arriva l’emergenza. L’emergenza, semmai, ne saggia il livello. Si costruisce molti anni prima”, ha detto l’ad della società Agostino Scornajenchi intervenendo alle celebrazioni. “Le crisi geopolitiche degli ultimi anni ci ricordano quotidianamente quanto tutto questo sia concreto, e ci consegnano una grande responsabilità – osserva Scornajenchi – non possiamo limitarci a essere pronti alla prossima crisi. Dobbiamo costruire in anticipo un sistema capace di prevenirne e assorbirne gli effetti. La sicurezza energetica non nasce quando arriva l’emergenza. L’emergenza, semmai, ne saggia il livello. Si costruisce molti anni prima”. “C’è un sentimento, in questo senso, che attraversa tutti gli 85 anni della nostra storia. È un sentimento semplice, si chiama fiducia – rileva – costruire una rete significa avere fiducia nel futuro. Realizzare un’infrastruttura destinata a servire il Paese per decenni significa scommettere sulla sua capacità di crescere. Quella stessa fiducia animava le persone che, molti decenni fa, posavano i primi tubi nella Pianura Padana. Non potevano conoscere l’Italia di oggi. Eppure, hanno costruito qualcosa che sarebbe servito a noi. Quelle persone ci hanno consegnato un’eredità importante, ma ci hanno consegnato anche la responsabilità di esserne all’altezza, continuando a guardare oltre”. “Il nostro è un dovere verso le generazioni future, perché una parte significativa delle scelte che compiamo oggi dispiegherà il proprio valore quando altri saranno chiamati a raccoglierne e valutarne i frutti – afferma Scornajenchi – questa responsabilità è un patto fra chi non c’è più, chi c’è oggi e chi ancora non è nato. Mattei stesso, del resto, diceva che l’ingegno è vedere possibilità dove gli altri non ne vedono. E forse è questa la definizione più bella di infrastruttura: costruire oggi qualcosa che servirà a persone che ancora non conosciamo, nella consapevolezza che un Paese che può scegliere la propria energia è un Paese più libero di scegliere il proprio futuro. Perché la sovranità energetica non è il privilegio di chi ha le risorse, è la responsabilità di chi ha una strategia”.Scornajenchi: “Integrazione tecnologie energia per risposta a sfida” “In un mondo nel quale energia, geopolitica, industria e sicurezza sono sempre più interconnesse, non esiste una sola tecnologia capace di rispondere a una sfida di questa dimensione. Servono tutte”, ha detto ancora l’amministratore delegato di Snam. “Integrare – prosegue Scornajenchi – significa non dover scegliere tra sicurezza e sostenibilità, tra industria e ambiente, tra presente e futuro. Significa, invece, creare le condizioni perché queste diverse istanze possano avanzare insieme”. “La storia non è nostalgia. È una responsabilità condivisa verso il futuro – dice l’ad- e il futuro, oggi, richiede una parola che per noi è fondamentale: e quella parola è integrazione”. “Dobbiamo avere il coraggio di parlare chiaro, perché troppo spesso nel dibattito pubblico l’energia è stata ridotta a una battaglia di campanile, spesso semplificando qualcosa che semplice non è affatto – osserva ancora – allora noi preferiamo parlare di integrazione energetica, perché crediamo che la sfida non consista nel sostituire una fonte con un’altra”. “La vera sfida è piuttosto costruire un sistema nel quale fonti, infrastrutture e tecnologie differenti possano integrarsi, garantendo contemporaneamente sicurezza, sostenibilità e competitività – rileva l’amministratore delegato di Snam – integrazione significa continuare a investire nelle reti e negli stoccaggi. Significa rafforzare e diversificare le fonti e le rotte di approvvigionamento. Significa preparare le infrastrutture al trasporto di nuove molecole. Significa sviluppare l’idrogeno, il biometano, la cattura e lo stoccaggio della CO2 e tutte quelle soluzioni che possono contribuire alla decarbonizzazione, preservando la forza industriale del nostro PaeseMinuto di silenzio per le vittime in BosniaUn minuto di silenzio è stato osservato per i militari italiani deceduti nell’incidente in elicottero ieri in Bosnia, nella sala Sinopoli all’Auditorium Parco della musica. Il minuto di silenzio è avvenuto dopo l’arrivo del capo dello Stato Sergio Mattarella in sala; al termine è partito l’inno nazionale e un applauso della platea. Molti i ministri presenti, tra cui Gilberto Pichetto Fratin, Matteo Piantedosi, Andrea Abodi, Antonio Tajani. Questo articolo Snam, a Roma la cerimonia per gli 85 anni. Scornajenchi: “Sicurezza energetica va costruita prima dell’emergenza” proviene da LaPresse