12 Paesi Ue, Italia compresa, liberano 42,6 milioni di barili dalle riserve contro il caro gasolio

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LUSSEMBURGO — Cinquanta milioni di europei che non riescono a scaldare casa. È la cifra che Dan Jørgensen, commissario europeo all’Energia, ha messo sul tavolo giovedì al Consiglio Energia di Lussemburgo, la riunione dei ministri dei Ventisette, mentre dodici Paesi si impegnavano a liberare insieme 42,6 milioni di barili dalle riserve strategiche entro la fine di gennaio 2027. Quasi metà, 20,5 milioni, è gasolio, il carburante di camion, trattori e caldaie che da settimane traina i rincari.Aderiscono Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Grecia, Portogallo, Lussemburgo, Lettonia e Lituania, riferisce l’AFP. «Gli Stati membri hanno riaffermato il loro impegno a un rilascio accelerato di 42,6 milioni di barili dalle riserve strategiche nei prossimi mesi, e circa metà sarà gasolio», ha detto Jørgensen. Nessuna promessa, però, su quanto quei barili peseranno alla pompa.Il commissario è stato il primo a dirlo. «Non ci aspettiamo un problema di sicurezza degli approvvigionamenti in quanto tale. Ma per i cittadini che faticano a pagare le bollette, questo può non contare nulla». Il ministro irlandese dell’Energia Darragh O’Brien, che presiede il Consiglio per il semestre di Dublino, ha chiuso la giornata così: «L’Ue e gli Stati membri non hanno la bacchetta magica per far sparire gli aumenti dei prezzi».È una crisi di prezzo, non di scarsità. Le scorte pubbliche d’emergenza dei Paesi dell’Agenzia internazionale dell’energia restano intorno a 1,1 miliardi di barili, di cui oltre 200 milioni di gasolio. Il problema è che il gasolio europeo viaggiava a settembre intorno ai 220 dollari al barile e l’offerta mondiale, nel terzo trimestre, è scesa di 1,7 milioni di barili al giorno rispetto a un anno fa. L’Agenzia prevede tensioni fino al 2027 e a metà ottobre ha chiesto ai governi di accelerare i rilasci dando la precedenza al gasolio: circa 330 milioni di barili sono già stati immessi sul mercato, un centinaio restano da liberare in fretta.La pressione di WashingtonL’impegno di Lussemburgo dà seguito a quanto deciso dal G7 il 2 ottobre: 100 milioni di barili in quattro mesi, coordinati dall’Agenzia di Parigi, con una quota «sostanziosa» di gasolio nei primi venti giorni. Ad annunciarlo era stato il presidente francese Emmanuel Macron, che guida il gruppo quest’anno, dopo una videoconferenza; Donald Trump aveva aggiunto che sarebbe avvenuto «immediatamente». Il rilascio ha convinto Washington a non vietare l’export di gasolio americano, come Trump aveva minacciato, e i Sette si sono impegnati a non limitare le esportazioni di energia tra loro.I prezzi sono saliti con la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Negli Usa il diesel costa 6,37 dollari al gallone, circa 1,70 al litro, il 70 per cento in più rispetto a fine febbraio, e martedì 3 novembre si vota per le elezioni di metà mandato. Jørgensen ha evocato una crisi energetica peggiore di quella del 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina fece esplodere il prezzo del gas.Sul fatto che i barili delle riserve abbassino davvero i prezzi, il mercato è scettico. Gli analisti di Standard Chartered avvertono che i volumi annunciati «non possono essere automaticamente trattati come offerta globale incrementale»: i carichi dirottati verso nuovi acquirenti mancheranno a quelli attuali. Patrick De Haan, responsabile delle analisi petrolifere della società americana GasBuddy, osserva che i prezzi all’ingrosso del gasolio «non battono ciglio» e che camionisti e agricoltori non vedranno sollievo a breve.Trump ha anche annunciato, il 10 ottobre, un’intesa per sbloccare scorte di gasolio russo. Secondo analisti sentiti da Al Jazeera l’effetto sarà modesto, sia perché diversi Paesi europei potrebbero rifiutarsi di comprare da Mosca, sia per i danni alle raffinerie russe colpite nella guerra con l’Ucraina. Dal Cremlino non è arrivata alcuna reazione.Dal Consiglio di Lussemburgo non escono sussidi europei uniformi. I ministri hanno dato via libera a sostegni nazionali «mirati e temporanei», anche sui combustibili fossili, e hanno rinviato a dicembre l’intesa sugli oneri di rete, che negli ultimi anni hanno pesato tra il 24 e il 29 per cento della bolletta elettrica delle famiglie; il Belgio ha posto riserve sul capitolo fiscale. Jørgensen, prima di lasciare la sala, ha aggiunto una frase: «Se non riesci a pagare la bolletta del gas, non importa molto quanto gas ci sia in giro».