KIEV — Le ultime raffinerie russe colpite dai droni ucraini sono quella di Ryazan, a sud-est di Mosca, il 15 ottobre, e un impianto di San Pietroburgo tre giorni dopo. Poi più niente. Da allora la campagna ucraina contro il cuore energetico della Russia è ferma e, secondo il Wall Street Journal, ripreso da Reuters, non è un caso: l’esercito ha sospeso i raid a lungo raggio sulle raffinerie dopo settimane di pressioni del presidente americano Donald Trump.La pausa, raccontano al quotidiano americano persone a conoscenza delle operazioni, non è stata annunciata e durerà almeno fino alle elezioni di metà mandato del 3 novembre, forse più in là nel mese. Alle unità che conducono gli attacchi in profondità è stato comunicato a metà ottobre che la campagna era «di fatto sospesa», una volta portate a termine le missioni già avviate. Kiev non ha fatto alcun annuncio ufficiale.La pausa è scattata nella settimana del 19 ottobre, nel punto più basso dei rapporti tra Washington e Kiev. Pochi giorni prima Trump aveva evocato in pubblico la rimozione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, e SpaceX di Elon Musk aveva limitato l’accesso dei soldati ucraini alla rete satellitare Starlink, usata per le comunicazioni al fronte. «Zelensky si è spinto troppo oltre», aveva detto Musk il 10 ottobre in un video diffuso dalla Casa Bianca.Zelensky racconta una storia diversa. In un briefing a porte chiuse del 27 ottobre, riferito dal Kyiv Independent, ha assicurato che nessun ordine formale di fermarsi è mai stato dato: le forze ucraine hanno agito «un po’ più prudentemente» per tre giorni dopo l’annuncio di Trump dell’11 ottobre su una «tregua energetica», un annuncio unilaterale che dice di non aver concordato. La Russia, ha aggiunto, ha continuato a bombardare centrali e reti elettriche ucraine. Né il Cremlino né la Casa Bianca hanno commentato.Le parole di Zelensky di metà ottobre suonano oggi diverse. «Il blocco sugli attacchi alle raffinerie è saltato. Abbiamo chiuso», aveva detto al Financial Times, definendo «pericoloso» il ritiro della condivisione di intelligence americana: «È un peccato perdere un partner forte». Nello stesso periodo, però, il presidente si era detto disponibile a una pausa di 100 giorni in cambio di una copertura Starlink fino a 300 chilometri dentro il territorio russo.Metà del diesel russoLa posta è industriale prima che diplomatica. La Russia conta 32 raffinerie per circa 6,5 milioni di barili al giorno di capacità; a giugno, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, la lavorazione era scesa a 3,8 milioni, il minimo da oltre vent’anni. Nei primi otto mesi del 2026 un impianto è stato colpito in media ogni tre giorni e oltre un quinto della capacità è fuori uso. Il ministero della Difesa ucraino, all’inizio di ottobre, rivendicava di averne messa fuori servizio la metà, da Mosca a Perm.I droni non colpiscono a caso. Puntano alle unità di distillazione atmosferica e sotto vuoto, il primo stadio della lavorazione del greggio, componenti che per via delle sanzioni Mosca fatica a sostituire. Il governo russo ha già dovuto limitare le esportazioni di benzina, diesel e carburante per aerei.Mentre Kiev si fermava, Washington allentava. Il 16 ottobre Trump ha firmato un ordine esecutivo che sospende parti del Graham Act, la legge che inasprisce le sanzioni sull’energia russa. L’inviato di Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, lo ha salutato come «un momento importante e davvero storico»; il presidente del Consiglio europeo António Costa ha replicato che «non è il momento di alleggerire le sanzioni alla Russia». Per Kiev, la pausa sui droni è il prezzo da pagare per non perdere Washington a quattro giorni dal voto.Le due versioni non combaciano. Il Wall Street Journal descrive una campagna «di fatto sospesa» fino a novembre inoltrato, Zelensky tre giorni di prudenza senza ordini scritti; e nessuno, a Kiev, dice che cosa accadrà quando le urne americane si saranno chiuse. L’unico dato fermo è il calendario: dal 18 ottobre nessuna raffineria russa risulta colpita.