Qui al bar ci viene in mente un esempio calcistico. Mettiamo che io, anziché fare caffè, facessi l’arbitro di Serie A. E mettiamo che mi facessi vedere in giro con la maglia dell’Inter. Mettiamo che qualcuno mi designasse per arbitrare il derby della Madonnina e che io fischiassi un rigore in favore dell’Inter. Magari il rigore ci stava; ma è lecito o no che il pubblico nutra qualche sospetto sulla mia imparzialità? Stesso discorso si applica alla gip di Milano, che firmava gli appelli pro Gaza e ha scarcerato il professorino Youssef Siher. Magari ha ragione nel merito. Ma un giudice non deve solo essere imparziale; deve anche sembrarlo. A sinistra rispondono: anche la pm, che Siher lo ha accusato pesantemente, aveva firmato quell’appello. E allora? Non va bene, i giudici dovrebbero occuparsi di fare il loro lavoro ed esternare il meno possibile. Sono in tribunale, non nel nostro bar. Ma torniamo all’esempio dell’arbitro: se questo arbitro sfacciatamente interista fischia un rigore contro l’Inter, ci può essere un dubbio su quel rigore? La gip ha quasi lodato Siher. Uno che praticava la disobbedienza civile, a quanto pare. A noi risulta che la disobbedienza civile non si pratichi nascondendosi e sobillando rivolte, ma dimostrando in modo pacifico, pubblico ed esponendosi alle conseguenze giuridiche dei propri atti. Che infatti, di solito, sono dei reati, anche se commessi infrangendo leggi ingiuste. I magistrati sono tenuti a perseguirli pure se non condividono le norme che li hanno introdotti. Ma forse noi chiediamo troppo. Chiediamo giudici che non facciano politica. Chiediamo giudici buoni per il tribunale, anziché per il bar.Il Barista, 30 ottobre 2026L'articolo Giudici imparziali proviene da Nicolaporro.it.