Il popolo delle case popolari. Una riflessione scomoda

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E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.comGuardate questi dati. Sono vecchiotti (ma poi ne daremo di nuovi). Nel 2014 le case popolari di Aler, cioè l’Azienda lombarda per l’edilizia residenziale, venivano assegnate per oltre il 40 per cento a stranieri. Al governo della Regione c’è Roberto Maroni. “Bobo” incarica il suo vicepresidente nonché assessore alla Casa Fabrizio Sala (oggi onorevole di Forza Italia) di scrivere una riforma. La Legge Regionale 2016 stabilisce che nelle graduatorie deve essere “premiato” chi vive in Lombardia da almeno 5 anni. Il Tribunale di Milano dichiara discriminatorio questo principio: la casa è un diritto prevalente. Basta essere residenti, e si può avere diritto alla casa popolare, senza punteggi aggiuntivi. Questo avveniva in Lombardia nel 2016. E nelle altre regioni? In Emilia Romagna la norma premiale per chi risiedeva da più anni è rimasta in vigore fino a quest’anno. In Toscana pure. (Poi venitemi a parlare dei diritti di Toscana ed Emilia). Hanno aspettato la Consulta per fare una legge in urgenza.Aler, sei case popolari su dieci agli stranieriTorniamo in Lombardia. Ricordate quel dato del 40 per cento circa? Ora è del 60 per cento circa. Ogni 10 case popolari 6 finiscono a stranieri. La motivazione è meramente economica: soddisfano il requisito di avere 16mila euro di ISEE. Fin qui, non do giudizi. Il problema è quello che avviene dopo un po’ di anni. Avviene che le case popolari a stranieri, generalmente di origine nordafricana (è la provenienza prevalente), creano comunità che si “chiudono” tra di loro. Alcuni li chiamano ghetti, io preferisco la parola enclavi. Altro problema: la Lombardia aveva pensato che le case popolari servissero per l’abitare IN EMERGENZA. Dunque: ti do una casa per qualche tempo, fin quando non ti sei rimesso in sesto, e poi ti arrangi da solo. Una sorta di pronto soccorso dell’abitare. Per questo la riforma prevedeva un periodo di 4 anni, estensibile provando la necessità Economica. Bocciata pure questa norma. Le case vengono assegnate, e poi rimangono là, agli stessi assegnatari, vita natural durante. Sia italiani che stranieri. Conosco miei concittadini (sono originario di Rozzano, la città con più case popolari d’Europa) che sono entrati nell’ex Iacp a vent’anni e ne sono usciti in orizzontale, cinquant’anni dopo. Altri ancora ci vivono.Dunque, ricapitolando: abbiamo case che vengono attribuite in particolar modo a stranieri, tendenzialmente di cultura islamica, in posti certo rivedibili a livello di decoro, che si affollano e si chiudono culturalmente. Case che vengono abitate per anni, senza “cambi”.La Francia è qui: la stiamo costruendo casa dopo casa, anno dopo anno, graduatoria dopo graduatoria. La casa è un diritto. L’integrazione, invece, è un dovere. E la politica dovrebbe pensare a entrambi.L'articolo Il popolo delle case popolari. Una riflessione scomoda proviene da Nicolaporro.it.