La Germania valuta di entrare nel Global Combat Air Programme (GCAP), il caccia di sesta generazione che Regno Unito, Italia e Giappone sviluppano insieme dal 2022. Lo ha detto il cancelliere Friedrich Merz il 28 ottobre a Tokyo, dopo l’incontro con la premier Sanae Takaichi, secondo quanto riferito da Reuters. Merz ha annunciato un prossimo incontro tra i ministri della Difesa dei due Paesi, ma ha avvertito che Berlino potrebbe non decidere entro l’inizio del prossimo anno, come vorrebbe Tokyo.Il 25 ottobre il Financial Times ha riferito che dirigenti di Airbus incontreranno a breve i vertici di BAE Systems per discutere un ruolo del gruppo europeo nel programma. Interpellato da Reuters, un portavoce di Airbus ha posto una condizione: l’azienda è disponibile a collaborare se l’industria tedesca, spagnola ed europea otterrà una partecipazione «sostanziale e paritaria» nello sviluppo, nella produzione e nell’impiego operativo. Le due posizioni sono difficili da conciliare: secondo Merz la ripartizione del lavoro tra i tre partner è già in fase avanzata, mentre Airbus chiede per l’industria europea un peso pari a quello dei fondatori.La Germania cerca un’alternativa dall’8 giugno, quando Berlino e Parigi hanno rinunciato a sviluppare insieme il caccia del Future Combat Air System (FCAS), il progetto avviato dai due Paesi e poi esteso alla Spagna. Pesavano anni di contrasti tra Airbus e Dassault Aviation su requisiti, guida del progetto e divisione del lavoro. La Francia ha scelto di proseguire da sola: il 14 ottobre il capo di stato maggiore dell’aeronautica, generale Jérôme Bellanger, ha confermato all’Assemblea nazionale che il successore del Rafale, l’Avion de Combat du Futur, sarà un programma nazionale e dovrebbe essere pronto per le missioni convenzionali entro il 2040.Le alternative per Berlino sono tre: entrare nel GCAP, costruire un nuovo programma con Svezia e Spagna, con l’apporto di Saab, oppure tentare un percorso nazionale. Una valutazione interna del governo, riportata da Politico, indica l’ipotesi svedese come alternativa al GCAP. Il GCAP ha però un vantaggio di tempo. Dispone già di un’organizzazione intergovernativa e di una società industriale comune, Edgewing, formata da BAE Systems, Leonardo e dall’industria giapponese, e ad aprile ha assegnato il primo contratto internazionale di progettazione, da 686 milioni di sterline. L’entrata in servizio è prevista per il 2035. Con Svezia e Spagna, la Germania dovrebbe ripartire quasi da zero.Proprio la maturità del programma rende difficile accogliere un quarto socio alla pari. Ruoli, quote di lavoro e proprietà intellettuale sono stati divisi tra i fondatori dopo negoziati lunghi, e un ingresso con diritti paritari li riaprirebbe. Il rischio è che si ripeta, con altri protagonisti, la disputa sulle quote che ha affondato il FCAS. L’adesione richiede inoltre il consenso dei tre governi fondatori.Per l’Italia gli interessi vanno in direzioni diverse. A giugno, in un’intervista al Financial Times, l’amministratore delegato di Leonardo, Lorenzo Mariani, ha definito evidenti i benefici di lungo periodo di un ingresso tedesco e ha ricordato la collaborazione con Airbus nell’Eurofighter, ma ha avvertito che l’arrivo, in questa fase, di un nuovo Paese con gli stessi diritti dei fondatori sarebbe destabilizzante per il programma. A luglio, al salone di Farnborough, ha ribadito il rischio di ritardi. Un partner tedesco porterebbe risorse e capacità industriali e alleggerirebbe il costo per ciascun bilancio, ma potrebbe ridurre il peso relativo di Roma, che oggi siede tra i tre fondatori.Il GCAP sta intanto attirando altri Paesi. Il Canada è osservatore da luglio e, secondo il quotidiano polacco Rzeczpospolita, la Polonia avrebbe ricevuto un via libera informale per lo stesso ruolo, in cambio di un contributo finanziario. Con la Germania, il programma riunirebbe gran parte dei Paesi europei che costruirono l’Eurofighter, insieme al Giappone. La Francia resterebbe su un percorso separato, come negli anni Ottanta, quando Parigi lasciò il progetto comune e sviluppò il Rafale.Due programmi in concorrenza manterrebbero attive più filiere industriali ed eviterebbero all’Europa di dipendere da un solo progetto. L’Europa però pagherebbe due volte lo sviluppo, mentre i bilanci della difesa devono già finanziare munizioni, difesa aerea e sostegno all’Ucraina. Gli alleati dovrebbero inoltre integrare due caccia diversi nello stesso spazio aereo.L’incontro tra i ministri della Difesa tedesco e giapponese e i colloqui tra Airbus e BAE indicheranno quale formula verrà offerta a Berlino. Uno status di osservatore o un ingresso con quote limitate metterebbe meno a rischio il calendario del 2035, ma difficilmente soddisferebbe Airbus. Una partecipazione paritaria accontenterebbe l’industria tedesca, al prezzo di rinegoziare un’architettura che Londra, Roma e Tokyo hanno impiegato anni a costruire.