Trump promette 5.000 dollari a ogni americano adulto se martedì vincono i repubblicani: «Solo io posso farlo»

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DAYTONA BEACH — «Se i repubblicani vincono sia la Camera sia il Senato, daremo 5.000 dollari a ogni cittadino adulto d’America». Donald Trump lo ha detto venerdì sera dal palco dell’Ocean Center di Daytona Beach, in Florida, a un comizio per la candidata repubblicana al Senato Ashley Moody e per l’aspirante governatore Byron Donalds, riferisce Al Jazeera. A quattro giorni dalle elezioni di metà mandato di martedì 3 novembre, il presidente ha posto una sola condizione: i soldi vanno spesi negli Stati Uniti, «non in Corea del Sud, in Giappone o in Cina».La promessa arriva mentre oltre 43 milioni di americani hanno già votato in anticipo o per posta, quasi 10 milioni più del 2022, e dove l’affiliazione è nota i democratici sono avanti 6,8 milioni a 5,2, secondo un’analisi di Associated Press diffusa venerdì. Nella media nazionale dei sondaggi i democratici guidano di oltre 8 punti.Il «dividendo Trump» non è nuovo. Il presidente lo aveva lanciato il 10 settembre alla convention repubblicana di Dallas e rilanciato in video sui social: «Solo io posso farvi questa promessa. Non vedo l’ora di firmare quegli assegni». A Corpus Christi, in Texas, ha scherzato che con quella cifra a Mar-a-Lago «al massimo si compra un hamburger e forse un piccolo dessert». È la quarta promessa di assegni del mandato, dopo il dividendo dei tagli alla spesa, quello dei dazi e i rimborsi sanitari: nessuna è stata pagata.I conti sono semplici: circa 245 milioni di adulti, per un costo intorno ai 1.200 miliardi di dollari. Il vicepresidente JD Vance ha detto in un’intervista televisiva che la copertura verrebbe dai dazi, a beneficio della «classe media americana». Paul Berman, professore di diritto alla George Washington University, ha replicato che «non c’è abbastanza gettito dai dazi per coprirlo» e che «non è una cosa che il presidente possa fare da solo». Il senatore repubblicano dell’Ohio Bernie Moreno si è detto pronto a depositare una legge; Trump ha detto di credere che il Congresso approverebbe «se ne avessimo bisogno, ma pensiamo di no». La Casa Bianca non ha diffuso alcun piano: né tempi, né requisiti, né tetti di reddito.L’assegno parla all’84 per cento degli elettori che, in un sondaggio AP-NORC di ottobre, mette il costo della vita tra le questioni decisive, con i carburanti ancora sopra la norma per la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Trump arriva al voto con il secondo indice di gradimento più basso alla vigilia di un midterm dal 1946.Il Senato in bilicoLa partita vera è al Senato, dove i repubblicani hanno 53 seggi contro 47 e ai democratici ne servono 51, perché in caso di parità decide Vance. Kyle Kondik, analista del Center for Politics dell’Università della Virginia, considera la Camera «quasi certamente» destinata a passare ai democratici, mentre il Senato «potrebbe cambiare mano, ma è molto più aperto». In Kansas, che non manda un democratico al Senato per un mandato pieno dal 1932, il pastore Adam Hamilton è avanti nei sondaggi sul senatore uscente Roger Marshall; in Texas James Talarico guida sul procuratore generale Ken Paxton; in Carolina del Sud, dove si assegna il seggio del senatore repubblicano Lindsey Graham, scomparso, il voto anticipato è cresciuto dell’83 per cento.Proprio il Kansas è il luogo del ripensamento. Giovedì Trump aveva cancellato i comizi di sabato in Kansas e di domenica in Iowa, sostituiti da una ventina di «tele-rally» («non sento di dover andare in Kansas»); venerdì li ha rimessi in calendario, entrambi domenica 1° novembre. David Axelrod, ex consigliere di Barack Obama, aveva parlato di «ritirata strategica»; Marshall lo aveva difeso: «Pensano che io vada così bene nei sondaggi che lui ha posti migliori dove spendere il suo tempo».Sulle regole del voto il Dipartimento di Giustizia ha chiesto a un giudice federale di fermare il conteggio di migliaia di schede in California, ha notificato giovedì mandati di comparizione di un gran giurì ai funzionari elettorali dello Stato e in Alaska ha chiesto in via preventiva di bloccare la certificazione del seggio senatoriale se vince la democratica Mary Peltola. Dirigenti democratici hanno citato in giudizio il presidente e il dipartimento davanti al tribunale federale di Washington: «Nulla di tutto questo è legale». Il dipartimento risponde che «non è mai nostra intenzione interferire in modo improprio con le elezioni»; il Comitato nazionale repubblicano rivendica «la più grande operazione per l’integrità del voto nella storia del partito».«Ci sono molti elettori che dicono: mi gioco l’ultima carta per il cambiamento, ma spero che facciate qualcosa», ha detto la stratega democratica Celinda Lake. Trump, da parte sua, ha promesso «un martedì notte forte».