I giovani gridano contro il capitalismo, ma sbagliano il nemico

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I ragazzi scendono in piazza per rivendicare il “diritto allo studio”, il “diritto alla casa”, il “diritto al futuro”. E contro chi si scagliano? Contro gli imprenditori, dipinti come sporchi capitalisti. Contro i proprietari di immobili, descritti come avidi aguzzini. Contro chi lavora, produce, investe, rischia e risparmia.Mai contro il vero responsabile: uno Stato onnivoro che assorbe oltre il 50% della ricchezza prodotta, tassa il lavoro, soffoca le imprese, ingessa il mercato immobiliare e poi si presenta come il salvatore delle vittime che esso stesso contribuisce a creare. È il capolavoro di decenni di indottrinamento statalista.Hanno insegnato ai giovani a odiare il “turboliberismo”, il capitalismo e la proprietà privata, convincendoli che la libertà economica sia il problema e che uno Stato sempre più invadente sia la soluzione. Così chi produce ricchezza diventa il nemico. Chi la confisca e la redistribuisce diventa il benefattore.Leggi anche: Cosa chiedono i manifestanti? L’intervista pateticaUn cortocircuito culturale prima ancora che economico. La casa non si rende accessibile demonizzando i proprietari. Il lavoro non si crea perseguitando gli imprenditori. Il benessere non nasce rivendicando “diritti”. Nasce dalla libertà di intraprendere, costruire, investire, lavorare e disporre dei frutti del proprio lavoro.Ragazzi, avete sbagliato bersaglio. Il vostro nemico non è chi produce ricchezza. È chi vi ha convinto che per essere liberi dovete dipendere dallo Stato, dall’Europa e dai suoi burocrati.Scendete in piazza e gridate “MENO STATO. PIÙ LIBERTÀ!”Andrea Bernaudo, 31 ottobre 2026L'articolo I giovani gridano contro il capitalismo, ma sbagliano il nemico proviene da Nicolaporro.it.